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Il Punto: Francia e Germania proposta comune sull’Eurozona

Francia e Germania. L’Eurogruppo chiude il programma di assistenza finanziaria alla Grecia con un’estensione del periodo di grazia sul servizio del debito…..

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fino al 2033, un’estensione temporale di 10 anni anche delle scadenze e la costituzione di un buffer di liquidità che dovrebbe facilitare l’accesso al mercato a costi ragionevoli. Tuttavia, la sostenibilità del debito richiederà comunque il mantenimento nel tempo di un ampio avanzo primario.

Francia e Germania hanno presentato una proposta comune sulla riforma dell’Eurozona in vista del Consiglio europeo del 28-29 giugno. Questa cade però in un periodo molto sfavorevole, non ultimo per l’esacerbarsi dei contrasti sulla gestione dei flussi migratori, che renderà molto arduo raggiungere un consenso.

La Bank of England potrebbe essere più vicina a realizzare il rialzo dei tassi del 2018. Ma le incertezze dei negoziati su Brexit manterranno il suo passo molto lento.

– La scorsa notte l’Eurogruppo ha deliberato una serie di misure che alleggeriscono le scadenze debitorie della Grecia fino al 2033 e predispongono una riserva di liquidità che dovrebbe facilitare l’accesso al mercato a costi contenuti. In particolare, il piano di rimborso dei prestiti EFSF e il pagamento dei relativi interessi è stato rinviato di 10 anni, senza escludere eventuali altre dilazioni del piano di rimborso alla fine del periodo di grazia. Inoltre, viene abolito l’incremento dello spread applicato a una tranche del secondo programma e vengono traferiti alla Grecia i profitti del programma SMP, in quote semestrali a partire dal dicembre 2018. L’ESM erogherà un’ultima tranche di 15 miliardi di crediti, di cui 5,5 miliardi vincolati al rimborso di debiti pregressi e 9,5 destinati a rinforzare le riserve di liquidità del tesoro greco.  La situazione fiscale della Grecia, per quanto migliorata, resterà delicata per molto tempo. Malgrado il lungo periodo di grazia e le condizioni favorevoli applicate sui prestiti europei, infatti, si stima che per garantire la sostenibilità del debito sarà necessario mantenere un avanzo primario medio del 2,2% del PIL fra il 2023 e il 2060, mentre fino al 2022 dovrà essere del 3,5%.

– Francia e Germania hanno presentato proposte comuni in vista del dibattito a livello di Consiglio europeo sulla riforma della governance dell’Eurozona. I due paesi vorrebbero modificare il trattato sull’ESM, potenziarlo per fornirlo di capacità autonoma di valutazione, disegno dei programmi di aiuto e monitoraggio degli stessi. Inoltre, dovrebbe includere uno strumento di salvaguardia comune a sostegno dei meccanismi di risoluzione entro il 2024, purché per allora si sia realizzata una sufficiente riduzione del rischio. Per quanto riguarda i meccanismi precauzionali di assistenza, si vorrebbe renderli più automatici, legati al rispetto di criteri ex-ante piuttosto che a programmi di aggiustamento. La proposta suggerisce anche di inserire CACs che consentano di avviare processi di ristrutturazione mediante un processo aggregato di negoziazione con i detentori del debito, e non per singolo titolo. Non c’è alcun meccanismo automatico di ristrutturazione, ma già oggi la ristrutturazione è un’opzione concreta di intervento se l’analisi di sostenibilità del debito è negativa. Infine, viene bocciata senza appello la proposta di introdurre le SBBS ( Sovereign Bond Backed Securities ).

Dopo il cambio di governo in Italia, l’acceso scontro sulla gestione dei flussi migratori in ingresso sta oggi assorbendo così tante energie e creando divisioni così profonde nell’UE che è naturale chiedersi se vi sia ancora spazio per un negoziato sulla riforma della governance . Molti dossier potrebbero finire con il diventare ostaggio della questione migratoria. Inoltre, la proposta franco-tedesca contiene anche elementi potenzialmente indigesti per l’Italia, come obbiettivi aggressivi per i crediti deteriorati nei bilanci delle banche, senza alcun passo concreto sull’assicurazione europea dei depositi, per la quale si prospetta ancora soltanto la possibilità di avviare un dibattito politico.

– Giovedì 21 giugno, la Bank of England ha mantenuto il bank rate invariato a 0,50%, come atteso, ma con un voto di 6-3 invece del previsto 7-2. Inoltre, ha segnalato che inizierà a ridurre gradualmente il suo portafoglio di titoli quando i tassi ufficiali saranno a 1,5%, invece che al 2,0% precedentemente annunciato. Oltre a McCafferty (che cesserà di far parte del MPC il 31 agosto, dopo la prossima riunione) e Saunders, questa volta ha votato a favore di un rialzo anche il Chief economist Andrew Haldane. Questo pare un segnale che la BoE comincia a ritenere l’accelerazione del costo del lavoro un fenomeno non transitorio. 

La sterlina ha reagito vigorosamente a questo piccolo passo verso un nuovo rialzo dei tassi, guadagnando lo 0,6% contro dollaro a 1,324 e lo 0,4% contro euro. Il mercato sconta un rialzo dei tassi il 2 agosto con una probabilità inferiore al 50%, mentre un rialzo dei tassi alla prossima riunione è già lo scenario ritenuto più probabile dalla maggioranza degli economisti. Non riteniamo che la piccola sorpresa di giugno preluda a un’accelerazione della restrizione monetaria nel Regno Unito. Al contrario, la BoE potrebbe pensare che sarà difficile in questo ciclo portare i tassi sopra l’1,5%, e quindi si prepara la strada a utilizzare alternative più dolci come i reinvestimenti parziali. Inoltre, all’orizzonte si profilano rischi sul fronte dei negoziati con l’UE, data l’impasse pressoché totale nella risoluzione della questione del confine irlandese e le divisioni che persistono all’interno della maggioranza sull’obiettivo da conseguire.


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