Area Euro – Spagna. I prezzi al consumo dovrebbero essere confermati in aumento di 0,3% m/m a giugno sia sulla misura nazionale che su quella armonizzata…..
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L’inflazione è accelerata al 2,3% da un precedente 2,1% e resterà intorno al 2% fino a fine estate, per poi calare a fine anno al venir meno dell’effetto di confronto favorevole dalla componente energia.
Stati Uniti
– I prezzi all’import a giugno sono previsti in aumento di 0,1% m/m, con il prezzo del petrolio circa stabile nel mese e il cambio del dollaro in rafforzamento. Per ora, si è registrato il rialzo dei prezzi di acciaio e alluminio, ma a partire da luglio, i prezzi risentiranno dell’introduzione dei nuovi dazi imposti su 34 mld di dollari di beni importati dalla Cina. In termini più generali, i prezzi internazionali da luglio in poi risentiranno degli effetti della guerra dei dazi aperta dagli USA non solo contro la Cina ma anche contro gli alleati tradizionali. Il 1° luglio sono entrati in vigore nuovi dazi sulle importazioni canadesi dagli USA per 16,6 mld di dollari canadesi (circa 12,5 mld di dollari) su acciaio, alluminio e altri beni di consumo. A giugno anche il Messico ha imposto nuovi dazi su circa 3 mld di dollari di importazioni dagli USA (prevalentemente su prodotti alimentari), in risposta a quelli su acciaio e alluminio. I dazi introdotti dall’UE su 2,8 mld di euro di importazioni dagli Stati Uniti (oltre ad acciaio e alluminio, anche prodotti agricoli e beni di consumo) sono entrati in vigore il 22 giugno e influenzeranno i prezzi in prevalenza da luglio. Resta da vedere quanto del rialzo dei dazi sarà assorbito all’origine e quanto trasferito sul prezzo finale, tuttavia da luglio in poi è molto probabile un rialzo della dinamica dei prezzi all’import.
– La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a luglio (prel.) dovrebbe salire a 98,5, poco variata rispetto a fine giugno. Il focus sarà sulle aspettative di inflazione: nella rilevazione di giugno (finale), le aspettative a 1 anno hanno continuato a salire, toccando il 3% in parte sulla scia del rialzo del prezzo della benzina e in parte su quella dell’aumento dei dazi. Le aspettative a 5-10 anni restano in un intervallo per ora contenuto, anche se sono aumentate a 2,6% a giugno, da 2,5% del mese precedente. Il FOMC ha mantenuto un sentiero molto graduale per il rialzo dei tassi, considerando anche la stabilità delle aspettative di inflazione dei consumatori: in caso di trend verso l’alto delle aspettative, l’opinione dei partecipanti favorevoli a solo tre rialzi quest’anno potrebbe spostarsi verso l’alto.
– La Fed pubblica il Monetary Policy Report che verrà presentato da Powell nelle audizioni al Senato e alla Camera il 17 e il 18 luglio, rispettivamente.
Ieri sui mercati
Area euro La produzione industriale è avanzata dell’1,3% m/m a maggio, in linea con le attese. Il dato fa seguito al calo di 0,8% m/m del mese di aprile, quando l’attività è stata penalizzata da effetti di calendario. Il dato di maggio riflette un rimbalzo di attività in quasi tutti paesi dell’area ed in particolare in Germania. La produzione manifatturiera è cresciuta di 1,4% m/m dopo il calo di 0,2%m/m di aprile, spinta in particolare dalla produzione di beni di consumo e intermedi. La produzione di beni capitali è cresciuta ancora a maggio (+0,7% m/m) ma meno che nel mese precedente (+2,2% m/m). Il dato di maggio lascia la produzione in rotta per una stagnazione a giugno a causa della debole entrata nel trimestre primaverile. Si tratta in ogni caso di un recupero dopo la contrazione di 0,6% t/t a marzo. Nonostante il rallentamento segnalato dalle indagini di fiducia anche a maggio, la tendenza di fondo del manifatturiero rimane solida anche se meno vivace che a fine 2017.
La Commissione UE ha pubblicato l’aggiornamento sulle stime di crescita e inflazione. Le stime di crescita euro zona sono state riviste al ribasso di due decimi per l’anno in corso al 2,1%, altresì le previsioni di crescita del 2,0% sia nel 2019 che nel 2020 sono in variate rispetto al precedente esercizio di previsione ed al margine più ottimistiche delle ultime previsione BCE. Nonostante il rallentamento recente dei dati, le condizioni di fondo restano compatibili con il proseguimento della fase di espansione dell’economia euro zona. L’inflazione è vista all’1,7% sia quest’anno che il prossimo di due decimi più forte che nelle precedenti stime, per effetto del rialzo del prezzo del petrolio negli ultimi mesi.
Focus BCE – I verbali della riunione del 14 giugno rivelano che le decisioni epocali prese a Riga riflettevano un ampio consenso all’interno del Consiglio. Ciò supporta la nostra view che la BCE vorrebbe archiviare le misure non convenzionali per la fine del prossimo anno, pur mantenendo una comunicazione cauta e flessibile.
I verbali della riunione BCE dello scorso 14 giugno rivelano la decisione di scalare gli acquisti APP, a € 15 miliardi al mese dopo settembre per poi archiviarli entro il 2018, è stata presa all’unanimità anche se tale decisione rimane condizionata alle notizie dai dati su crescita e inflazione. I membri del Consiglio erano ampiamente concordi sulla necessità di mantenere un elevato grado di stimolo monetario. Di qui la decisione di confermare la guidance sui riacquisti dei titoli APP in scadenza fino a data da stabilirsi ed in ogni caso fin quando verrà ritenuto necessario. La novità è l’introduzione della “ forward-based, date and stat e contingent forward guidance ” sui tassi di interesse che lega il sentiero dei rialzi a variabili di stato ovvero ad un rialzo duraturo dei prezzi verso il target di medio periodo. I verbali non includono alcun indizio su cosa possa intendersi per tassi fermi “attraverso l’estate del 2019”. Fonti Reuters hanno riportato che secondo alcuni membri un rialzo potrebbe aversi già a luglio 2019, se l’inflazione avrà mosso stabilmente su di un sentiero compatibile con il 2%, mentre secondo altri esponenti BCE il primo rialzo del tasso sui depositi non vedrà la luce prima di settembre / ottobre 2019. Riteniamo probabile che la BCE vorrà aspettare fin dopo l’estate 2019, ma pensiamo che vorrà disfarsi del regime di tassi negativi entro i primi mesi del 2020. I membri BCE, in generale, convenivano che ” l’espansione economica rimane solida e ge neralizzata a tutti i paesi ”, nonostante le indicazioni di rallentamento dai dati da inizio anno. I rischi per le prospettive di crescita dell’area dell’euro erano valutati ancora come bilanciati anche se si riconosceva un aumento dei rischi verso il basso nel breve termine nel più lungo termine il principale rischio deriva dalla minaccia di un maggiore protezionismo. I rischi al rialzo derivano per lo più da politiche fiscali più espansive, sia all’estero che nell’area dell’euro.
Le decisioni di politica monetaria sono motivate dal fatto che i membri del Consiglio concordavano che i progressi verso un aggiustamento sostenuto dell’inflazione fossero stati sostanziali. I verbali osservano che le proiezioni di giugno prevedevano l’inflazione complessiva e l’inflazione core rispettivamente all’1,7% e all’1,9% nel 2020, rivista al rialzo dalle stime di marzo. Per quanto riguarda la fiducia, si sottolinea che la minore incertezza sulle prospettive di inflazione e il fatto che il rischio di deflazione è ormai del tutto rientrato. Infine, per quanto riguarda la resilienza, la convergenza dell’inflazione sembra essere sempre meno dipendente dalle ulteriori estensioni dell’APP. Nonostante i progressi sostanziali nel percorso di aggiustamento dei prezzi interni, il Consiglio era per lo più concorde sul fatto che fosse ancora necessario mantenere un elevato grado di stimolo monetario e che tale supporto continuerà a essere fornito dagli acquisti di attività nette fino alla fine del 2018, dal consistente stock di attività acquisite e dai relativi reinvestimenti e dalla nuova guidance sui tassi di politica monetaria. Inoltre, i verbali indicano che il Consiglio rimane pronto a rivedere le scelte prese sia per gli acquisti che sui tassi, se necessario. Detto questo, si sottolinea che le attese di mercato erano per una conclusione degli acquisti entro fine 2018.
Il nuovo elemento chiave è senza dubbio il potenziamento della guidance sui tassi attraverso elementi espliciti basati su di una data di riferimento e su variabili di stato, in modo da conferire un grado di prevedibilità alle decisioni future sui tassi di policy. Nel complesso, i verbali suggeriscono una maggiore fiducia in un ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo e un ampio accordo tra i membri del Consiglio per ridimensionare le misure non convenzionali. Tuttavia, una comunicazione prudente è ancora ritenuta appropriata. Continuiamo a pensare che il Consiglio vorrebbe eliminare anche il regime di tassi di interesse negativi entro fine del 2019 o all’inizio del 2020. Il rischio di un rallentamento dell’attività economica negli Stati Uniti con ripercussioni sulla crescita globale dopo il 2019 non sono trascurabili, la BCE potrebbe voler affrontare il potenziale rallentamento con qualche ammonizione in più.
Stati Uniti. Il Senato ha approvato a larga maggioranza (88-11) una mozione mirata ad aumentare il ruolo del Congresso nella determinazione di dazi sulla base di motivazioni legate alla sicurezza nazionale. La mozione non è vincolante e difficilmente avrà supporto analogo alla Camera. Secondo J. Flake, il senatore repubblicano che ha proposto la mozione e che non si ricandiderà a novembre, il passo successivo dovrebbe essere l’introduzione di nuove misure con valore di legge per arginare “l’abuso dell’autorità sul commercio” da parte di Trump.
Stati Uniti. I sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 7 luglio calano a 214 mila da 232 mila della settimana precedente, e confermano che il mercato del lavoro si trova al pieno impiego.
Stati Uniti. Il CPI a giugno aumenta di 0,1% m/m (2,9% a/a). L’energia segna un calo di -0,3% m/m e gli alimentari aumentano di 0,2% m/m. L’indice core è in rialzo di 0,2% m/m (0,162% m/m, 2,3% a/a), come a maggio. Da febbraio, le variazioni del core sono sempre state comprese fra 0,1 e 0,2% m/m, confermando che su base mensile non ci sono pressioni rilevanti sui prezzi. I servizi al netto dell’energia crescono di 0,2% m/m. L’abitazione nella sua definizione ampia è in rialzo di solo 0,1% m/m, sulla scia di una significativa correzione della voce alberghi (-3,7% m/m, che segue il forte rialzo di maggio); la componente abitazione principale si mantiene sul trend di aumento di 0,3% m/m, sia per gli affitti, sia per gli affitti figurativi. I servizi sanitari accelerano con una variazione di 0,5% m/m, dovuta alla componente ospedaliera. Le tariffe aeree calano di 0,9% m/m (-5,9% a/a), confermando persistente debolezza. Per quanto riguarda i beni core, i prezzi sono invariati rispetto a maggio, con ampia dispersione fra i vari settori: abbigliamento, 0,9% m/m; auto nuove, +0,4% m/m e auto usate, +0,7% m/m; beni sanitari, +0,2% m/m. I dati per ora non rivelano effetti legati ai nuovi dazi, e l’inflazione su base mensile rimane estremamente moderata considerando lo stadio avanzato del ciclo. Nella seconda metà dell’anno potrebbe esserci un trasferimento di una parte dell’aumento dei costi alla produzione e all’import sui consumatori finali. La riaccelerazione dei prezzi della sanità dopo qualche mese di moderazione aggiungono rischi verso l’alto per il sentiero del deflatore dei consumi core.
Stati Uniti. Powell (Fed), in un’intervista, ha detto che l’economia è solida, con la disoccupazione molto bassa e l’inflazione vicina all’obiettivo. Powell ha dedicato molto spazio agli sviluppi della politica commerciale, affermando che è presto per valutare le conseguenze della svolta dell’amministrazione, ma che potrebbero esserci situazioni difficili da gestire per la Fed in caso di rialzo duraturo dei dazi, con pressioni verso l’alto sull’inflazione e verso il basso sulla crescita. Il presidente della Fed ha sottolineato i benefici della riduzione dei dazi e delle barriere al commercio e segnalato che rialzi dei dazi permanenti avrebbero effetti negativi sulla crescita. Powell ha rilasciato l’intervista a un programma mirato a una audience non specializzata e ha sottolineato la volontà di comunicare a un pubblico ampio la strategia di politica monetaria, ribadendo anche l’indipendenza della Fed dalla politica La prossima settimana il presidente della Fed terrà l’audizione semestrale in Congresso per la presentazione del Monetary Policy Report.
Cina. Le esportazioni sono salite dell’11,3% a/a in giugno, solo poco al di sotto del 12,2% a/a in maggio. Al contrario la dinamica delle importazioni è frenata da ritmi sopra il 20% in aprile e maggio a 14,1% a/a in giugno. I dati portano la crescita delle esportazioni nel 2° trimestre all’11,9% a/a, poco al di sotto del 13,9% del 1° trimestre, e quella delle importazioni a 20,5% a/a, poco al di sopra del 19,2% del 1° trimestre. L’aumento dei prezzi delle materie prime potrebbe aver influito sulla dinamica delle importazioni: le importazioni di metalli e minerali in volume, infatti, continuano a registrare cali tendenziali da aprile, offrendo segnali di debolezza della domanda interna. Nel 2° trimestre sono rallentate soprattutto le esportazioni verso la EU e l’Area Euro, e in misura minore verso gli Stati Uniti, compensate da una riaccelerazione delle importazioni verso il Giappone e l’area ASEAN. Si nota inoltre una riaccelerazione delle importazioni dagli Stati Uniti, e una decelerazione di quelle verso EU e Area Euro. Il livello del deficit commerciale con gli USA è ai massimi storici e le esportazioni sembrano aver risentito molto poco delle sanzioni americane, verosimilmente aiutate dal deprezzamento del renminbi, che è stato del 5.5% vs dollaro tra metà aprile e fine giugno, tuttavia i recenti annunci di ulteriori sanzioni da parte degli USA e di relative ritorsioni cinesi lasciano le prospettive del commercio estero al ribasso nei prossimi mesi.
Fonte: BONDWorld.it
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