Italia. Dopo il rimbalzo di aprile, la produzione nelle costruzioni è calata marginalmente a maggio (-0,2% m/m). L’output risulta invariato su base annua….
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(da +3,2% precedente, sui dati corretti per i giorni lavorativi). Nel trimestre la produzione è in rotta per un aumento modesto (+0,2% t/t) dopo il -1% t/t di inizio anno (che era viziato da condizioni meteorologiche particolarmente sfavorevoli). In ogni caso, le costruzioni, così come l’industria in senso stretto, non dovrebbero aver contribuito significativamente alla crescita del valore aggiunto nel trimestre primaverile, il che è coerente con la nostra stima di un rallentamento congiunturale del PIL a 0,2% da 0,3% t/t di inizio anno.
Regno Unito. La Commissione Europea ha pubblicato ieri un documento che invita istituzioni e imprese a prepararsi a tutti gli scenari di Brexit, incluso quello di un’uscita senza accordo dal 30 marzo 2019. Barnier ha ricordato che le due parti non hanno ancora finalizzato il trattato di recesso (il backstop per l’Irlanda non è stato ancora accettato dal Regno Unito), né hanno raggiunto l’intesa sulla dichiarazione politica relativa alla relazione dopo il periodo transitorio, che dovrà essere approvata anch’essa da Consiglio e Parlamento Europeo e quindi ratificata dal parlamento britannico. Riguardo alla soluzione per il confine irlandese, l’approvazione da parte della Camera dei Comuni di un emendamento che rende illegale separare l’Irlanda del Nord dall’area doganale britannica renderà più difficile trovare una quadratura. La Commissione Europea ricorda che, nell’ipotesi di no-deal Brexit , dal 30 marzo 2019 le certificazioni britanniche non sarebbero più valide, e che le imprese farebbero bene a trasferirle per tempo o a ottenerne una da un’autorità del blocco UE-27. Inoltre, inviare o ricevere merci dal Regno Unito comporterà l’applicazione di procedure diverse e più complesse, come quelle che si applicano a paesi terzi. Ci potrebbero anche essere impatti sulle catene del valore, perché non è scontato che un eventuale input proveniente dal Regno Unito sia considerato “UE” dal punto di vista degli accordi di libero scambio con paesi terzi.
Stati Uniti. I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 14 luglio calano a 207 mila da 215 mila della settimana precedente, toccando il minimo da luglio 1969. I dati sono relativi alla settimana di rilevazione dell’employment report di luglio e puntano a un’ulteriore accelerazione della dinamica occupazionale e/o continua flessione del tasso di disoccupazione.
Stati Uniti. L’indice della Philadelphia Fed a luglio aumenta a 25,7 da 19,9 di giugno, e si riporta in linea con la media a 6 mesi (25,2). Lo spaccato dell’indagine è generalmente positivo, con i nuovi ordini a 31,4 da 17,9 e le consegne a 24,7 da 28,7. Le componenti prezzi e occupazione danno indicazioni in linea con quanto riportato dal Beige Book: occupazione probabilmente limitata da carenza di offerta (occupati a 16,8 da 30,4, minimo da gennaio), costi degli input in netto rialzo (prezzi pagati a 62,9, da 51,8, massimo da luglio 2008) e prezzi di vendita in aumento moderato (prezzi ricevuti a 36,3 da 33,2, massimo da maggio 1980), ma persistente. Gli indici a 6 mesi continuano a moderarsi: l’indice generale di attività corregge a 29, da 34,8 (e da 47,9 di marzo), avvicinandosi al livello dell’indice corrente e segnalando che probabilmente le condizioni correnti hanno raggiunto il picco. Anche questi dati sono segnali di un’economia vicina al pieno impiego, in cui la forza della domanda si scontra con il raggiungimento del completo utilizzo delle risorse. Il FOMC leggerà queste indicazioni come ulteriore conferma dell’appropriatezza di proseguire sul sentiero di ulteriori graduali rialzi.
Stati Uniti. Trump ha affermato di “non essere contento” dei rialzi dei tassi della Fed e di augurarsi che si interrompano. Ma ha poi aggiunto che “lascerà (che la Fed) faccia quello che ritiene meglio”. Ovviamente i commenti del presidente non influenzeranno le decisioni della banca centrale, ma interrompono una regola non scritta, osservata dai tempi della presidenza Clinton. A giugno Powell aveva sottolineato che i banchieri centrali non possono dare per scontata l’indipendenza di cui godono.
Stati Uniti. Il segretario del commercio Ross, in un’audizione, ha detto che “è troppo presto per dire” se ci saranno le basi per imporre nuovi dazi sul settore auto, dato che è ancora in corso l’analisi da parte dell’US Trade Representative. Gli altri esperti che hanno testimoniato sull’argomento hanno criticato un possibile intervento sul settore.
Giappone. Il CPI a giugno aumenta di 0,8% a/a, come a maggio; l’indice al netto degli alimentari freschi segna una variazione di 00,8% a/a, da 0,7% a/a di maggio, mentre l’indice al netto di alimentari freschi ed energia rallenta ancora a 0,2% a/a da 0,3% a/a. Su base mensile, l’aumento degli indici headline e al netto di alimentari freschi è di 0,1% m/m, spinto dall’energia. L’indice core-core corregge di -0,1% m/m, con riduzioni diffuse a molte categorie di beni e ai servizi della telefonia mobile, prezzi dell’abitazione stabili e della sanità in aumento di 0,1% m/m. I dati non danno indicazioni di interruzione del trend verso il basso dell’inflazione “core-core”, mentre per quanto riguarda l’indice obiettivo della BoJ (CPI core, cioè al netto di alimentari freschi), la previsione è di rallentamento del trend dopo l’estate, con una media prevista intorno a 0,5%. L’implicazione è che la BoJ sarà costretta a rivedere di nuovo verso il basso le previsioni di inflazione a fine luglio. Diventa sempre più elevata la probabilità che la banca centrale non modifichi la politica monetaria almeno fino al 2020 avanzato, dopo che si saranno dispiegati gli effetti del rialzo dell’imposta sui consumi di ottobre 2019.
Fonte: BONDWorld.it
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