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Intesa Sanpaolo: IFO scende meno delle attese, grazie alle costruzioni

L’indice di fiducia IFO è sceso meno delle attese a luglio a 101,7 da 101,8. La valutazione sulla situazione corrente migliora a 105,3 da 105,1. Altresì, come da previsioni, scivolano le attese per i prossimi mesi a 98,2 da 98,5. ..

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di Anna Grimaldi senior economist della Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo


Lo spaccato settoriale dell’indagine rivela un peggioramento di morale nel manifatturiero (22,4 dal 23,9) nel commercio e distribuzione (10,4 dall’11,4), ma un miglioramento nei servizi (26,7 da 26).

Nell’edilizia, il morale delle imprese rimane euforico e in crescita (27,4 dal 19,4) ed è chiaramente questo comparto che ha tenuto su la fiducia complessiva a luglio. Le aspettative per i prossimi tre mesi sono scese in tutti i settori tranne che per la costruzione.

La stabilizzazione dell’indice IFO e della componente condizioni correnti è una buona notizia in quanto segnala che la decelerazione di attività economica, registrata tra gennaio e maggio, non ha guadagnato ancora piede a luglio.

Sebbene in netto calo rispetto a fine 2017, la fiducia rimane al di sopra della media di lungo termine in tutti i settori e su livelli coerenti con il proseguimento della fase di espansione ciclica anche a inizio estate.

La Bundesbank, all’inizio di questa settimana, ha dichiarato che la crescita del PIL dovrebbe aver ritrovato slancio nel 2° trimestre, dopo essere rallentata a 0,3% t/t nel 1°, in parte su fattori temporanei. Prevediamo una crescita del PIL di 0,45% t/t nel 2° trimestre (i dati saranno diffusi il prossimo 14 agosto). L’IFO di luglio suggerisce che la crescita del PIL potrebbe stabilizzarsi sul ritmo del 2° trimestre anche nei mesi estivi. Tuttavia, il calo delle aspettative segnala che un ulteriore indebolimento in agosto / settembre non è da escludere.

Il picco di questo ciclo è chiaramente alle spalle. Una decelerazione della crescita è da considerarsi fisiologica dopo diversi trimestri di forte espansione al di sopra del tendenziale e in parte auspicabile per un’economia che sta operando al pieno impiego e con un output gap positivo. Si tratta di una moderazione della fase di espansione non di arresto. Continuiamo a prevedere una crescita del PIL intorno all’1,8% a/a, ancora al di sopra del tren (1,4%). 

In questa fase, il principale rischio per l’economia tedesca è l’escalation delle tensioni su dazi e politiche commerciali nei prossimi mesi. L’IFO (vedi IFO Institute: US Tariffs on Cars would cost Germany Five Billion Euros, il 24 maggio 2018) stima che un aumento del 25% dei dazi sulle automobili vendute negli Stati Uniti (circa 700.000 nel 2016, il 4% delle importazioni di auto americane) avrebbe un impatto di almeno -0,2% sul PIL tedesco, molto superiore all’effetto delle tariffe sull’alluminio e sull’acciaio (-37 milioni di euro). L’impatto potrebbe rivelarsi maggiore se l’annuncio di ulteriori dazi dovesse deprimere fiducia e spingere le imprese a posporre gli investimenti.

Fonte: BONDWorld.it


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