– Francia. La stima preliminare per il 2° trimestre potrebbe mostrare la crescita del PIL ancora a 0,2% t/t, stesso ritmo di inizio anno…..
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La domanda interna potrebbe aver marginalmente rallentato rispetto a quanto registrato nel 1° trimestre. I rischi sulla previsione sono orientati verso l’alto (Banque de France stima una crescita di 0,3% t/t). La variazione annua passerebbe a 1,8% da 2,2% (per una crescita media annua nel 2018 all’1,7%).
Francia. Le vendite al dettaglio potrebbero aumentare dello 0,6% m/m a giugno da 0,9% m/m precedente. Nel mese le vendite di auto dovrebbero aver brillato nuovamente stando ai dati sulle immatricolazioni, mentre le altre componenti dovrebbero comunque aver dato contributi positivi. La variazione annua passerebbe a +0,7% da -0,2% lasciando però i consumi ancora in calo nel 2° trimestre di -0,2% t/t da -0,1% t/t (a causa della forte correzione di aprile che ha compromesso il dato del trimestre).
Stati Uniti
La stima advance del PIL del 2° trimestre dovrebbe mostrare una netta accelerazione, con una variazione di 4,5% t/t ann., dopo 2% t/t ann. del 1° trimestre. I consumi sono previsti in aumento di 3,1% t/t ann. sulla base di un andamento volatile nel corso del trimestre, ma complessivamente sempre solido, che sottolinea la transitorietà del rallentamento del 1° trimestre. Gli investimenti fissi non residenziali dovrebbero essere in rialzo diffuso per macchinari, strutture e proprietà intellettuale, mantenendo una variazione simile a quella di inizio anno e indicando che per ora non ci sono effetti significativi derivati dalla riforma tributaria. Gli investimenti residenziali dovrebbero essere poco variati, dopo la netta ripresa dell’inverno: il trend si mantiene moderatamente positivo anche se i dati sono molto volatili su base trimestrale. La spesa pubblica dovrebbe accelerare rispetto a inizio anno, anche se sarà solo dalla seconda metà dell’anno che si vedranno gli effetti espansivi della legge di spesa 201819. Un ruolo importante per la crescita complessiva del 2° trimestre sarà giocato da scorte ed esportazioni nette. Le scorte dovrebbero contribuire per 0,4pp. Il contributo del canale estero, +0,7pp, dovrebbe essere spinto dal forte aumento delle esportazioni, dovuto agli effetti dei dazi in arrivo; in particolare, le esportazioni di prodotti agricoli (specialmente soia) e di beni capitali dovrebbero essere determinanti, come si è visto con la riduzione inaspettata del deficit commerciale di maggio. Le importazioni invece sono state quasi stagnanti nel trimestre. La previsione è che la crescita resti mediamente intorno a 3% t/t ann. nel secondo semestre.
La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a luglio (finale) potrebbe risalire marginalmente a 97,5 da 97,1 della lettura preliminare. Ancora una volta sarà importante l’andamento delle aspettative di inflazione che negli ultimi mesi sono state volatili.
Ieri sui mercati
Francia. L’indice di fiducia dei consumatori a luglio rimane stabile a 97 deludendo le attese di un miglioramento. L’indagine di luglio segnala un deterioramento della valutazione della propria condizione economica corrente ma un miglioramento di quella attesa e una maggiore propensione ai consumi rispetto al mese precedente. I timori legati all’aumento della disoccupazione sono in calo dopo il balzo registrato a giugno. Nel trimestre in corso il morale delle famiglie si sta deteriorando rispetto alla primavera e si trova ora al di sotto della media storica e ben otto punti al di sotto del livello del T3 2017.
Italia. La fiducia sia delle imprese che delle famiglie è risultata all’incirca stabile a luglio, battendo le attese degli analisti (che si aspettavano un calo).
– L’indice composito sul morale delle aziende diffuso dall’Istat è calato marginalmente a 105,4 a luglio da 105,5 di giugno (rivisto al rialzo di un decimo). Specularmente rispetto al mese precedente, la fiducia delle imprese è calata nei servizi (a 106 da 107,4) e nel commercio (a 102,6 da 103,9). Il morale è migliorato significativamente nelle costruzioni (a 139,9 da 132,9), raggiungendo un nuovo massimo da oltre 10 anni. Nel settore manifatturiero, il clima di fiducia è rimasto invariato a 106,9: il dato è superiore alle attese di consenso che puntavano a un calo, ma si tratta comunque del livello più basso da febbraio 2017. L’indagine registra un’ulteriore diminuzione delle valutazioni correnti delle aziende sugli ordini, particolarmente dall’estero. Viceversa, le aspettative sugli ordini e le valutazioni sia correnti che attese sulla produzione sono migliorate. Anche le valutazioni prospettiche su economia e occupazione sono diventate più ottimistiche.
– La fiducia dei consumatori è salita marginalmente a 116,3 a luglio, da 116,2 il mese precedente. L’indagine registra una flessione delle componenti che spiegavano il miglioramento di giugno e cioè il clima economico nazionale (141,7 da 142,8) e le aspettative per il futuro (121 da 122,4). Al contrario, sia la situazione personale degli intervistati che le condizioni correnti sono salite, a 107,8 da 107,1 e a 113,3 da 111,8 rispettivamente. Le preoccupazioni delle famiglie sulla disoccupazione sono risalite moderatamente a 12,5, dopo il vistoso calo a 9,5 registrato il mese precedente (che rappresentava un minimo da due anni e mezzo). Gli intervistati registrano un miglioramento delle valutazioni correnti sia sulla situazione economica dell’Italia che sulla condizione economica della famiglia, ma un peggioramento delle aspettative per il futuro.
– In sintesi, dopo l’accentuata volatilità dei due mesi precedenti, dovuta agli scossoni sul fronte politico e finanziario visti tra la fine di maggio e l’inizio di giugno, la fiducia sia delle imprese che delle famiglie sembra essersi stabilizzata a luglio. I livelli degli indici di fiducia sono inferiori ai recenti picchi, ma non sono troppo lontani da massimi pluriennali e perciò restano coerenti con una prosecuzione della fase di espansione dell’attività economica.
– In altri termini, non c’è evidenza del fatto che il cosiddetto “rischio politico” stia avendo un impatto sulla fiducia degli operatori economici e in generale sull’economia reale. Il ritmo di espansione è sì più basso rispetto a quello visto nel 2017 (ci attendiamo che il PIL possa rallentare ulteriormente nel 2° trimestre, a 0,2% t/t), ma il fenomeno è comune agli altri principali Paesi dell’eurozona ed appare dovuto più al minor vigore della domanda mondiale (da notare il calo degli ordini dall’estero nell’indagine sulle imprese manifatturiere) che non a fattori domestici.
– In ogni caso, i rischi sulla nostra previsione di crescita per l’economia italiana quest’anno (1,3%) restano verso il basso, ma appaiono di entità piuttosto contenuta (uno-due decimi di punto percentuale). Le scelte di politica fiscale che verranno fatte in occasione della prossima Legge di Bilancio potrebbero invece risultare decisive per quanto concerne le sorti del ciclo nel 2019 (nostro scenario di base: 1,2%).
Fonte: BONDWorld.it
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