L’investiment bank americana ha investito 450 mln $ nel social network, attribuendo a Facebook un valore complessivo di 50 mld $. Secondo quanto riportato dal New York Times, tale operazione ha portato la Sec ad accendere un faro sugli scambi di azioni…
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delle società non quotate legate al mondo del social network, come Facebook,
Twitter, Zynga e LinkedIn. Anche se si tratta di aziende private, le azioni di queste società vengono scambiate attraverso accordi privati fuori dai mercati regolamentati. Le norme statunitensi prevedono che una società con oltre 500 azionisti si registri presso la Sec e si adegui alla normativa delle società quotate. Intanto cresce l’attesa per la quotazione di Facebook che, secondo le ultime indiscrezioni, sulla scia dell’inchiesta aperta dalla Sec, potrebbe debuttare a Wall Street entro aprile 2012.
Boehner sostituisce la Pelosi alla Camera Usa.
Passaggio di consegne alla Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti: Nancy Pelosi, esponente del Partito democratico, lascia il posto al repubblicano John Boehner, che nel suo discorso fa riferimento alle grandi sfide politiche da affrontare. “Siamo qui riuniti in un momento di grandi sfide. Quasi uno su dieci dei nostri vicini di casa è senza lavoro. I costi della sanità aumentano per le famiglie americane. La spesa sale e il nostro debito presto eclisserà la crescita economica. Il 112esimo Congresso sarà chiamato a un lavoro duro e a decisioni dure. La gente ci ha votato per cambiare la normale amministrazione, dobbiamo cominciare a comportarci come ci hanno detto”, ha il neo eletto speaker. L’intervento di Boehner si è tenuto poco dopo la votazione della Camera, con cui il deputato è stato eletto ufficialmente nuovo presidente con 241 voti a favore. Tuttavia, i Repubblicani hanno alleggerito la loro posizione per quanto riguarda gli immediati e drastici tagli alle spese, che erano stati la chiave per la loro vittoria nelle elezioni di novembre.
Ue, al via la presidenza ungherese.
L’Ungheria ha assunto dal 1° gennaio la presidenza di turno dell’Unione Europea per la prima volta dalla sua adesione nel 2004. L’inizio della presidenza ungherese è arrivava in concomitanza con l’entrata in vigore della nuova legge sui media voluta dal primo ministro conservatore Viktor Orban che ha provocato diverse critiche, dentro e fuori il Paese. Questa istituisce una nuova Autorità nazionale per i media e le comunicazioni, controllata da persone fedeli al partito al potere. L’organismo deve vigilare su tutta la produzione di notizie e i suoi poteri comprendono anche quello di infliggere pesanti multe sui media privati che violano la legge. Intanto l’Ungheria si è sin da subito dichiarata favorevole all’idea degli Eurobond, misura sostenuta fortemente dal ministro dell’economia italiano, Giulio Tremonti, ma che trova l’opposizione di Germania e Francia.
Svizzera, no ai titoli irlandesi e portoghesi.
La Banca nazionale svizzera (BNS) non accetta più obbligazioni statali irlandesi e portoghesi quali collateral nelle attività sul mercato monetario, in quanto non soddisfanno più i requisiti qualitativi. La decisione della BNS, pur non avendo conseguenze dirette sui Paesi, di sicuro non porta fiducia sui mercati in vista delle nuove emissioni dei PIIGS. La misura adottata avrà una durata di almeno 12 mesi. Le linee guida della BNS sul collaterale richiedono che i titoli denominati in valuta estera abbiano un rating minimo di AA-/Aa3. Tuttavia, i bond emessi da Paesi sovrani e banche centrali possono essere esentati da questo requisito.
Ue, si risveglia l’inflazione.
Cresce l’inflazione nei Paesi di Eurolandia: secondo la stima dell’Eurostat, l’indice dei prezzi al consumo in dicembre si dovrebbe attestare al 2,2%, tornando a superare la soglia del 2% per la prima volta dal novembre del 2008. In novembre l’inflazione si era attestata all’1,9%. Se il dato del 2,2% dovesse essere confermato dall’ufficio europeo di statistica il prossimo 14 gennaio si tratta del livello più elevato dall’ottobre 2008, quando l’inflazione nell’insieme dei Paesi dell’Eurozona si era attestata al 3,2%, per poi scendere al 2,1% in novembre e cominciare la discesa che l’ha portata ben al di sotto della soglia di riferimento del 2% fissata dalla Bce.
UK: bene il settore manifatturiero, male i servizi.
Il settore manifatturiero del Regno Unito è cresciuto al tasso più veloce da oltre 16 anni nel mese di dicembre, grazie ad un’espansione delle esportazioni che ha portato a un aumento della produzione e nuovi ordini. L’indice Pmi del settore manifatturiero è infatti salito a 58,3 a dicembre da 57,5 di novembre. Il dato di dicembre è il più alto dal settembre 1994, mentre il dato di novembre è stato rivisto dal 58,0 originariamente riportato. L’esito di dicembre è stato più forte delle attese che prevedevano una discesa dell’indice a 57,2. Male invece il settore dei servizi britannico che ha registrato una discesa ai livelli più bassi da aprile 2009. L’indice dei servizi lo scorso mese si è attestato a 49,7, in contrasto con le previsioni che si aspettavano una lettura stabile sui 53,0 di novembre.
Svezia, la banca centrale alza i tassi.
La Banca centrale svedese ha alzato i tassi di interesse dello 0,25% portandoli dall’1% all’1,25%, in linea con le attese e per la quarta volta dall’inizio dell’anno. Secondo la Riksbank, l’economia svedese sta crescendo a ritmi record e la ripresa dell’economa globale sta proseguendo nonostante siano aumentati i rischi legati alle finanze pubbliche in Europa. Le pressioni inflazionistiche sono ancora contenute ma dovrebbero aumentare di pari passo con il rafforzamento economico. Per questo, prosegue la banca centrale, vi è la necessità di incrementare gradualmente il repo rate per stabilizzare l’inflazione su livelli vicini al 2%. L’istituto ha inoltre alzato le stime sull’inflazione per l’anno in corso all’1,3% dall’1,2% e per il 2011 dall’1,7% al 2,2%, e quelle sul PIL, visto al 5,5% dal 4,8% della stima precedente per quanto riguarda il 2010, e 4,4% dal +3,8% per il 2011. Il rialzo dei tassi è avvenuto nonostante i timori di un’eccessiva rivalutazione della corona contro le principali divise e il potenziale rallentamento delle esportazione che ne potrebbe scaturire.
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