Da seguire: Area euro: – Non ci aspettiamo novità di rilievo dalla BCE, che lascerà invariato all’1% il tasso refi e che ha già comunicato a dicembre il rinnovo per un altro trimestre del regime di piena allocazione. Soltanto in prossimità della scadenza del periodo di riserva (verosimilmente a marzo) la BCE deciderà…
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circa un ulteriore eventuale altro rinnovo o per modifiche al regime operativo per tener conto della presenza di banche strutturalmente dipendenti da un’ampia disponibilità di riserve libere. Non dovrebbero nemmeno cambiare i toni di Trichet circa il giudizio sul ciclo (improntato a moderato ottimismo) e circa il programma di acquisto di titoli, che negli ultimi giorni è stato molto efficace nel raffreddare le tension,i ma che presumibilmente rimarrà confinato a strumento di assoluta emergenza. Sul fronte della crisi, è probabile che sia riproposto il richiamo ai governi a fare il proprio dovere.
– Francia. I prezzi al consumo sulla misura nazionale sono saliti di 0,5% m/m a dicembre, da 0,1% m/m di novembre. La variazione annua accelererebbe così a 1,8% da 1,6% a/a. Sulla misura armonizzata i prezzi sono cresciuti di 0,5% m/m da 0,1% m/m, per un’inflazione annua in accelerazione al 2,0% da 1,8% a/a. Escludendo il tabacco, l’incremento dei prezzi è stato di 0,4% m/m e 1,7% a/a. Gran parte dell’incremento dei prezzi è dovuto a rincari nel comparto energia (+1,9% m/m, +12,5% a/a), ma anche gli alimentari freschi (+1,7% m/m, 9,4% a/a) e il tabacco registrano forti aumenti. L’inflazione potrebbe rimanere elevata anche a inizio 2011.
– Aste – Tocca oggi all’Italia, che offre 2-3 miliardi del BTP 3% 11/2015 e 2-3 miliardi anche del BTP 4,5% 03/2026, e alla Spagna, che riapre per 2-3 miliardi il Bono 3,25% 04/2016.
Stati Uniti
– Il PPI a dicembre è atteso in aumento di 0,8% m/m, dopo +0,8% m/m di novembre. L’indice core dovrebbe aumentare di 0,2% m/m, dopo +0,3% m/m novembre. Il dato di novembre era stato sostenuto da un forte aumento della benzina (+4,7% m/m) e delle auto (+1,7% m/m). Per quanto riguarda le auto, l’incremento di novembre era legato alla correzione annuale per la qualità dei nuovi modelli, e non è indicazione di un trend così forte. Tuttavia, i prezzi energetici dovrebbero contribuire in misura ampia alla variazione dell’indice headline anche a dicembre. Inoltre l’indice dei beni intermedi core è in accelerazione da quattro mesi (+5,9% 3m ann.). L’indice dei prezzi dell’ISM è in aumento, e le componenti prezzi pagati e ricevuti nelle indagini di dicembre sono in netto aumento rispetto ai mesi precedenti. Il trend per i prezzi alla produzione punta verso l’alto.
– Il deficit di bilancia commerciale a dicembre è previsto in allargamento a 40 miliardi di dollari, dopo 38,7 miliardi di dollari a novembre. A ottobre il deficit si era chiuso sulla scia di un forte aumento dell’export, a fronte di una contrazione delle importazioni (legata al petrolio). Nel mese di novembre sia i prezzi all’import, sia i prezzi all’export hanno registrato netti aumenti (+1,3% e +1,5% m/m, rispettivamente). La componente importazioni dell’ISM è risalita, mentre gli ordini all’export hanno rallentato dopo il forte aumento visto a ottobre.
Ieri sui mercati
Il Portogallo ha collocato con successo 1.249 milioni di carta sulle scadenze 2014 e 2020. I rendimenti in asta sono scesi sulla scadenza 2020 da 6,806% a 6,716%, mentre sono saliti da 4,041% a 5,396% sulla scadenza 2014. La domanda è stata robusta (3,2x e 2,6x rispettivamente) e per l’80% proveniente dall’estero. Crollo degli spread sovrani: l’Irlanda stringe di 42pb a 554, il Portogallo di 19pb a 392, la Spagna di 15pb a 246, l’Italia di 12pb a 176. L’euro ha chiuso in netto rialzo sul dollaro a 1,3135 e la modesta correzione di questa mattina rimane confinata in area 1,31; ripresa anche contro CHF, scambiato appena sopra 1,27. Il successo dell’asta portoghese e la prospettiva di grosse novità sul fronte dei meccanismi di sostegno (v. sotto) hanno favorito anche la ripresa di indici azionari e materie prime.
Area euro
Il presidente della Commissione Europea Barroso ha sollecitato sia un aumento della capacità finanziaria dell’EFSF, sia un’estensione del suo spazio di azione, affermando che il Consiglio deve raggiungere una decisione entro febbraio. Analoga richiesta era arrivata in precedenza dal commissario Rehn. Inizialmente sia il portavoce del cancelliere, sia un sottosegretario alle finanze avevano rilasciato dichiarazioni sfavorevoli, ma in seguito il ministro delle finanze Schaeuble ha riconosciuto che sono in corso negoziati con Francia, Italia e FMI riguardo a una soluzione di medio termine e ad ampio respiro. L’accordo non potrà essere chiuso lunedì, ma sarà più facilmente finalizzato in febbraio o marzo. La soluzione più praticabile, tenuto conto dei vincoli istituzionali esistenti, ci pare proprio quella di attribuire all’EFSF un mandato più ampio rispetto a quello previsto dall’accordo quadro attuale. Un progresso importante sarebbe quello di consentire un’attività di pre-funding e di utilizzare le risorse per acquistare titoli di stato di paesi membri (una soluzione che si sperava di vedere implementata fin dall’inizio, ma che la miopia della Germania sulla portata e la natura della crisi aveva fatto escludere).
Italia. La produzione industriale è tornata a crescere (per la prima volta negli ultimi tre mesi) a novembre. Il dato è stato superiore alle attese (+1,1% m/m dopo il -0,1% precedente). Su base annua l’output ha accelerato a +4,1% (da -0,2% a/a grezzo e +2,9% corretto per i giorni lavorativi). Il livello è ora superiore del 10,8% al minimo toccato durante la crisi (marzo 2009) ma ancora inferiore di ben il 17,8% ai massimi pre-crisi (aprile 2008).
La produzione industriale nell’area euro è cresciuta ben oltre le attese di consenso, di 1,2% m/m a novembre (da un precedente 0,7% m/m). Sull’anno l’output corretto per i giorni lavorativi ha accelerato a 7,4% a/a da 7,1% a/a (rivisto al rialzo di due decimi). L’output è in rotta per un’accelerazione a 1,5% t/t nel 4°, dall’1,1% t/t dei mesi estivi.
Stati Uniti
I prezzi all’import a dicembre sono aumentati dell’1,1% m/m, +4,8% a/a, meno di quanto atteso (consenso: +1,2% m/m), ma il dato di novembre è stato rivisto verso l’alto a +1,5% m/m dalla stima di +1,3% m/m. L’aumento è determinato dalle commodities, sia energetiche sia alimentari.
Il Beige Book riporta che l’attività “ha continuato ad espandersi a un ritmo moderato” a novembre e dicembre. Il ritmo di espansione dell’attività varia a seconda delle aree, ma è in miglioramento ovunque. Nel complesso il Beige Book non modifica il quadro congiunturale che emerge dai dati: la ripresa si consolida, ma rimane relativamente tiepida, con un mercato del lavoro in ripresa molto lenta.
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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