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Flash: BCE meno tranquilla sull’inflazione

Da seguire: Area euro: – Nell’area euro l’inflazione dovrebbe essere confermata al 2,2% a/a a dicembre, da un precedente 1,9% a/a. I prezzi al consumo crescerebbero così di 0,6% m/m da un precedente +0,1% m/m. L’inflazione al…


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netto di energia e alimentari freschi dovrebbe rallentare a 1,1% da 1,2% a/a. Il dato è coerente con una crescita del core su base mensile di 0,4% m/m (dopo la stabilità di novembre). Nei primi mesi del 2011 l’inflazione nell’area euro dovrebbe restare di un paio di decimi al di sopra del 2%.

Stati Uniti

– Il CPI a dicembre dovrebbe aumentare di 0,4% m/m (+1,3% a/a) dopo +0,2% m/m (1,1% a/a) a novembre. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento ancora contenuto, +0,1% m/m (0,8% a/a, come a novembre), in linea con il dato di novembre.

– Le vendite al dettaglio di dicembre sono previste in aumento di 0,7% m/m, dopo due mesi molto forti. Le vendite al netto delle auto dovrebbero aumentare di 0,7% m/m, con un aumento delle auto di poco più sostenuto del resto delle vendite.

– La produzione industriale a dicembre è attesa in aumento di 0,4% m/m, con un contributo positivo sia dell’output manifatturiero, sia delle utilities.

– La stima preliminare della fiducia delle famiglie rilevata a gennaio dall’University of Michigan dovrebbe scendere a 73,5 da 74,5 di dicembre.

Ieri sui mercati

Anche le aste italiane e spagnole sono andate abbastanza bene. Il Tesoro italiano ha assegnato 3 miliardi del BTP 11/2015 a un rendimento di 3,67% (43pb più di novembre) e 3 miliardi anche del BTP 03/2026 a un rendimento di 5,06% (+25pb). Anche la Spagna ha collocato il massimo ammontare previsto del suo quinquennale a un rendimento medio di 4,54% (+96pb rispetto a novembre, ma 40pb meno del rendimento sul mercato secondario di tre giorni fa); la domanda è stata di 2,1x l’importo offerto, che è andato per il 60% a non residenti. Il miglioramento della situazione per il debito dell’Eurozona, l’accenno di Trichet a un parziale cambiamento dei giudizi sui rischi di inflazione e l’aumento delle richieste di sussidio negli Stati Uniti hanno stimolato una violenta ascesa del cambio EUR/USD, fermatasi a 1,3384, e dell’EUR/CHF, arrivato a 1,2886. Rimbalzo dei tassi impliciti nei futures monetari sull’Euribor 3 mesi. Le quotazioni del Brent Crude si sono stabilizzate sopra 98 dollari.

Moody’s ha ribadito che in assenza di interventi sui conti pubblici americani “la probabilità di un outlook negativo nei prossimi due anni aumenterà”. Moody’s ha detto che per ora USA, UK, Francia e Germania hanno fondamentali coerenti con il rating di AAA, ma in futuro dovranno mettere sotto controllo il sentiero della spesa sanitaria e previdenziale per mantenere il rating invariato. Anche S&P ha detto di “non poter escludere un cambiamento dell’outlook” del rating sovrano degli Stati Uniti.

Area euro

Seibert, portavoce del governo tedesco, ha affermato oggi che l’EFSF è assolutamente in grado di svolgere i suoi compiti e che “nessuna discussione di ampliamento è ora in agenda”.

Le immatricolazioni europee di automobili sono scese a 1,05 milioni in dicembre, -2,7% a/a.

Stati Uniti

Il PPI sorprende verso l’alto a dicembre con un aumento di 1,1% m/m, 4% a/a (consenso: 0,8% m/m). L’indice core aumenta di 0,2% m/m, 1,3% a/a. Circa tre quarti dell’aumento è da attribuire alla componente energia (+3,7% m/m, con la benzina in crescita di +6,4% m/m). Anche il comparto alimentare spinge i prezzi, con un aumento di 0,8% m/m. In forte aumento la componente tabacco (+2,6% m/m, +7,4% a/a) dovuta a +2,9% del prezzo delle sigarette, che spiega circa il 60% della dinamica del core. Le altre voci registrano variazioni contenute o negative (abbigliamento -0,1% m/m, auto -0,4% m/m, farmaci -0,1% m/m, beni capitali +0,1% m/m). Le pressioni verso l’alto sui prezzi da materie prime sono in aumento, ma per ora non ci sono segni di trasferimento significativo lungo la catena distributiva. L’indice dei prezzi dei beni intermedi core aumenta di 0,4% m/m e conferma le pressioni da costo sulle imprese. L’aumento del prezzo delle sigarette e della benzina mette rischi verso l’alto per il CPI.

La bilancia commerciale a novembre registra a sorpresa una stabilizzazione del deficit, a 38,3 miliardi di dollari da 38,4 miliardi di ottobre. Al netto del petrolio, il deficit si chiude a 18,2 miliardi di dollari, da 19,5 miliardi di ottobre. Le esportazioni rallentano a una crescita di 0,8% m/m, da 3% m/m di ottobre; l’export di beni capitali cresce di 0,5% m/m, quelle di beni di consumo aumentano di 7% m/m, con un forte contributo dell’export nel comparto alimentare. Le importazioni aumentano di 0,6% m/m, ma al netto del petrolio scendono di -0,1% m/m. Il deficit in termini reali scende a 45 miliardi di dollari da 44,8 miliardi di ottobre. La variazione rispetto al 3° trimestre, ipotizzando un saldo invariato a dicembre, determina un contributo positivo alla dinamica del PIL del 4° trimestre, dopo un ampio contributo negativo nel 3° trimestre.

I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa l’8 gennaio aumentano a 445 mila, da 410 mila della settimana precedente. I sussidi esistenti nella settimana conclusa il 1° gennaio scendono di 248 mila a 3,879 milioni. I sussidi estesi con i fondi di emergenza nella settimana conclusa il 25 dicembre aumentano di 128 mila a 4,635 milioni. Un portavoce del Labor Department ha detto che la prima settimana dell’anno tipicamente registra aumenti molto elevati, ed è più opportuno guardare per tale periodo la media a 4 settimane: la media mobile l’8 gennaio è salita marginalmente a 416.500 da 411 mila della settimana precedente.

Bernanke ha detto che il recente rialzo dei tassi di interesse riflette il miglioramento delle prospettive economiche e non è un fallimento della politica monetaria della Fed. Anzi, secondo Bernanke le politiche della Bnca centrale “hanno aiutato” a migliorare l’economia e le aspettative. La Fed ritiene “ragionevole” una previsione di crescita fra il 3 e il 4%, anche se non si riuscirà a ridurre la disoccupazione al ritmo desiderato.

Focus: BCE meno tranquilla sull’inflazione

Come atteso, non sono emerse particolari novità dalla riunione BCE. Degni di nota solo la maggiore accentuazione, rispetto ai mesi scorsi, sui rischi inflazionistici e l’appoggio esplicito a un rafforzamento dell’EFSF.


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, dichiarano che:

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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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