Hu Jintao in visita negli Usa. Il premier cinese, che sarà in visita a Washington questa settimana, ha invitato a mettere fine alle relazioni da guerra fredda con gli Stati Uniti e proposto una nuova fase di collaborazione, ma ha respinto gli argomenti di Washington sulla necessità di rafforzare la valuta…
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cinese e ha di conseguenza respinto al mittente le dichiarazioni di Geithner degli scorsi giorni. Il Segretario al Tesoro Usa nel rimarcare gli “enormi benefici” derivanti dalle relazioni tra i due Paesi, aveva sì sottolineato come la competitività del made in Usa in terra cinese stia migliorando grazie al processo di graduale apprezzamento dello yuan ma aveva anche aggiunto che Washington voleva che l’apprezzamento della moneta cinese si realizzasse “più rapidamente”. Intanto però, nonostante l’intransigenza di Hu Jintao, sembra che sia in corso un graduale riavvicinamento delle posizioni dei due Paesi. La Banca popolare Cinese ha infatti permesso un graduale apprezzamento dello yuan negli ultimi giorni, arrivando ad un tasso di cambio USD/CNY inferiore a 6,6, volto forse ad un allentamento delle tensioni prima della visita (o forse semplicemente una mossa finalizzata a contenere l’inflazione galoppante). Intanto, la Bank of China ha incominciato ad offrire negli Usa l’opportunità di acquistare yuan. La Bank of China, una delle quattro principali banche del paese controllate dallo Stato, è l’unica autorizzata a vendere yuan sull’altro importante centro finanziario dove sono disponibili, Hong Kong.
JP Morgan, utili oltre le attese. La banca d’affari americana ha aperto la stagione delle trimestrali bancarie con utili in aumento, nonostante la flessione delle attività di investiment banking. Il quarto trimestre si è infatti chiuso con un utile netto di 4,8 mld $, in aumento del 47% rispetto all’anno prima, mentre l’EPS si attesta a 1,12 dollari dai 74 cents dello stesso periodo del 2009. Tale risultato è superiore alle attese che indicavano un EPS di 1 dollaro. La divisione di investment banking ha riportato invece un risultato netto in calo del 21% a 1,5 mld $. I ricavi sono stati di 26,1 mld $ dai 23,2 mld precedenti, superando il consensus di 24,2 mld.
GS, al via l’operazione trasparenza. Goldman Sachs adotterà una serie di modifiche alla diffusione dei risultati di bilancio che in futuro garantirà maggiore informazioni. Nel nuovo metodo contabile, dove le attività di trading rappresenteranno il 52% dei profitti della banca rispetto al 63% del vecchio sistema, saranno distinte in modo più netto le attività di trading da quelle di investimento e di prestito, garantendo quindi maggiore trasparenza. L’iniziativa è parte delle 39 raccomandazioni contenute in un rapporto di 63 pagine diffuso dalla Business Standard Committee, un organo creato dalla banca lo scorso maggio per condurre una revisione generale delle sue pratiche di business. L’investiment bank sta cercando di riabilitare la sua immagina pubblica dopo le accuse di aver privilegiato i propri interesse a discapito dei quelli dei clienti.
Beige Book, view più ottimistica. La Federal Reserve, nell’ultimo Beige Book mantiene una view prudente ma più ottimista sull’economia americana, confermando quanto emerso dall’ultimo incontro di politica monetaria. Il rapporto sottolinea che l’attività economica ha continuato ad espandersi a ritmo moderato fra novembre e dicembre, grazie al buon andamento del settore manifatturiero. Bene anche il settore dei servizi non finanziari, mentre l’attività del retail ha mostrato un andamento non uniforme, con picchi nelle settimane del Ringraziamento ed in concomitanza del Natale. Questo tuttavia era già dato per assodato, considerando i dati dichiarati dalle associazioni dei commercianti e i forti sconti offerti. Il Beige Book poi conferma la debolezza del mercato immobiliare e del mercato del lavoro, che tuttavia mostra cenni di moderato miglioramento, con un marginale aumento dell’occupazione.
Qatar pronto a comprare il debito portoghese. Il Qatar starebbe valutando la possibilità di acquistare titoli di stato portoghesi: l’ipotesi, secondo il ministro degli Esteri di Lisbona, Luis Amado, sarebbe stata discussa dal resposabile delle Finanze di Lisbona, Fernando Teixeira dos Santos, nel corso della sua visita nel piccolo emirato del Golfo, in una delegazione guidata dal premier Jose Socrates. Il quotidiano di Lisbona Publico, nel riportare la notizia, ricorda che finora non si ha notizia di investimenti del piccolo emirato in titoli di debito sovrano europeo. Il braccio operativo del governo di Doha è la Qatar Investment Authority, che gestisce asset per oltre 60 miliardi di dollari. La notizia non è stata tuttavia confermata da Socrates, il quale ha affermato che lo scopo del suo viaggio era quello di sviluppare relazioni commerciali con il Qatar e che discutere di un eventuale interesse del Qatar riguardante il debito sovrano del Portogallo non era all’ordine del giorno. Ha però precisato che il debito portoghese “è sul mercato”.
Rimpasto di Governo in Giappone. Per rilanciare la crescita e ridurre il debito pubblico il Giappone ha proceduto ad un rimpasto di governo. La nuova compagine dell’esecutivo del premier di centro-sinistra Naoto Kan è composta da 17 ministri, di cui quattro nuovi. La novità più importante è l’arrivo dell’ex ministro delle Finanze dell’opposizione conservatrice, Kaoru Yosano, 72 anni, sostenitore di un rialzo della tassa sui consumi. Intanto la crescita sembra. Sul fronte macroeconomico, da segnalare il dato relativo alla produzione industriale che a novembre ha fatto segnare una crescita dell’1% su base mensile dopo essere scesa del 2% ad ottobre.
Pakistan, incertezze politiche. L’assassinio del governatore dela provincia Punijab, supporto chiave del presidente Zadari, e l’uscita dalla maggioranza del partito Muttahida Qaumi Movement che ha comportato la minoranza in parlamento dell’esecutivo, ha creato una situazione di instabilità politica nel Paese. Il governo potrebbe sopravvivere ancora per qualche tempo considerato che l’opposizione è frammentata e per la quale il voto non è conveniente. Tuttavia, il rischio è di una situazione di empasse istituzionale che non permette un’adeguata politica economica. Infatti, al fine di cercare un intesa con il partito che ha lasciato la maggioranza, il premier ha revocato un’impopolare aumento dei prezzi dei carburanti e a rinviato la riforma fiscale. Tale decisioni potrebbero compromettere l’outlook a lungo termine del Paese e non raggiungere i target posti dal Fmi per il prestito dato al Pakistan. L’obiettivo è quello di raggiungere per l’anno fiscale 2010/2011 un deficit/Pil massimo del 4,7%. Senza pensare al supporto dato al Paese da Cina e Usa.
Cade il governo in Libano. Il premier libanese Saad Hariri si è visto abbandonare da ben 11 ministri del suo gabinetto mentre era in visita ufficiale negli Stati Uniti. Subito dopo l’incontro con Obama, Hariri ha deciso di ripartire al più presto per tornare in Libano. Dapprima sono giunte le dimissioni di 10 ministri Hezbollah, ma decisive sono state quelle dell’undicesimo ministro Adnan Hussein, considerato prossimo al presidente Suleiman e quindi in qualche modo “neutrale”. A quel punto è scattata la sentenza sull’inevitabile scioglimento dell’esecutivo. Perché il governo libanese consta di trenta dicasteri e, in base alla costituzione, viene considerato decaduto se perde più di un terzo dei suoi ministri. La crisi di governo libanese ruota attorno alle indagini del Tribunale internazionale dell’Onu sulla morte dell’ex premier Rafiq Hariri, padre di Saad. Le richieste di incriminazione della procura sono ormai prossime e, come mandanti o esecutori dell’attentato commesso il 14 febbraio del 2005, potrebbero esserci i nomi di dirigenti di Hezbollah. Il movimento sciita pretende che il governo libanese prenda le distanze dal tribunale internazionale e ne ignori le decisioni, ritenendolo “al soldo di Israele e degli Stati Uniti”. Mentre Hariri prendeva la via del ritorno in Libano, Barack Obama ha rivolto pesanti critiche agli Hezbollah.
Tunisia, nuovo governo ma ancora proteste. L’annuncio del nuovo esecutivo non ha placato le proteste in Tunisia. Infatti, nel governo sono entrati tre leader dell’opposizione di Ben Ali e rappresentanti della società civili; ma sono rimasti fuori i partiti politici che erano vietati sotto il regime di Ben Ali, compresi i comunisti e il partito islamista Ennahdha. E in altrettanti posti chiave rimangono 5 uomini del passato regime: lo stesso premier, due volti noti (il titolare degli Esteri e dell’Interno, quest’ultimo nominato proprio una settimana fa dallo stesso Ben Ali), e i ministri di Difesa e Finanze. La rivolta popolare che ha provocato la caduta del vecchio regime è stata causata dall’aumento del prezzo delle derrate agricole, sommato ad una situazione economica ancora precaria e caratterizzata da elevata disoccupazione, soprattutto per i giovani.
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