All’ombra di un’Unione Europea che si “ritrova” a Davos e di un’America minacciata dal boom fuori misura del deficit, tutta l’attenzione è rivolta al nuovo Anno Cinese che dal 3 febbraio inizia sotto il segno di un Coniglio furbo, lungimirante e fortunato negli affari.……
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Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP
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Record PMI irlandese. Finalmente i dati del PMI riscattano l’Eurozona consolidando la percezione di una ripresa seppur graduale ma ben diversificata, anche sull’export ed oltre le aspettative. Infatti, se il dato sul manifatturiero conferma il traino tedesco, non bisogna sottovalutare il PMI record per l’Irlanda (migliore dal 2000!) così come per l’Italia e la Spagna. Il deterioramento francese, se lo uniamo alla cancellazione dell’emissione a 30y, ci dice molto sulle difficoltà d’Oltralpe. Solo l’Austria si arrischia sulla parte lunga ed extra lunga austriaca con un discreto successo, e bissa quello del precedente 2022. Anche il dato PMI inglese è incoraggiante e mitiga in parte l’effetto di un Pil negativo e deludente, riportando il “cable” ai massimi.
Aldilà dei Govies, il mercato Eurobonds resta dominato dalle emissioni covered bond con una sospensione dell’emissione MPS forse legata anche ad un eccesso di offerta di carta bancaria che ha toccato nuovi record nel mese scorso e che resterà una costante nel medio termine mentre si diffondono nuovi rumours su rivelazioni di Wikileaks che coinvolgerebbero negativamente importanti banche Usa.
USA osservato speciale IMF. In una settimana di calma per la BCE, che non ha acquistato titoli ed ha rafforzato il suo ruolo in Davos, sono i consumi Ue che languono ancora anche negli Usa che cercavano proprio nei consumi la spinta più importante ma si trovano di fronte ad una sfida politica interna ed internazionale dalla quale apparentemente escono per ora perdenti. “Il ruggito del coniglio” cinese si fa sentire e mette sotto pressione il dollaro Usa, ma non è solo una questione di nuova fase della guerra delle valute con lo yuan rembimbi all’arrembaggio su tutti i fronti, dal commercio internazionale, alle IPO in HK sino ai sorpassi per l’industria Usa, come l’auto, anche attraverso accordi di M&A importanti. Si tratta ormai di una politica programmatica che vede i cinesi sistematicamente interessati a portare allo scoperto il loro ruolo trainante sulla scena internazionale dominando le spinte inflazionistiche e contenendo il surriscaldamento dell’economia.
D’altronde Obama continua ad essere bersagliato da moniti sulla gestione del deficit che sono in parte rientrati dopo la pubblicazione del Fiscal Outlook dell’IMF del 27 gennaio che plaude all’enfasi presidenziale ed auspica un supporto alle misure annunciate da parte del Congresso in quanto è più che mai necessario procedere urgentemente “to make more specific plans to reduce deficits and public deficit, that’s not only reducing the deficit, but also the need to lower the level of public debt in the United States over the medium term.” (Carlo Cottarelli, IMF).
Gelsomimi a parte, Mubarak vicino alla pensione…Aste sospese e riserve valutarie a rischio mentre le forze di sicurezza lasciano fortunatamente il posto all’esercito del quale l’opinione pubblica si fida e che quindi avrà il compito di “facilitare” la transizione post Mubarak. Per la prima volta in 30 anni si è avuta la nomina di un vice presidente, Omar Suleiman, capo dei Servizi Segreti e da sempre sostenitore di Mubarak, mentre Ahmed Shafiq, ex capo dell’aviazione militare (il reparto di maggior prestigio dell’esercito egiziano) e attuale ministro dell’aviazione civile, è stato nominato primo ministro con l’incarico di formare il nuovo governo. Ma le correnti islamiste sia nell’esercito che nella società civile, rappresentate dai Fratelli Musulmani, potrebbero presto uscire allo scoperto per accelerare i tempi del cambiamento e svincolare il Paese dalla vicinanza con Usa ed Israele. D’altronde i colpi di stato fanno parte della tradizione egiziana esattamente come i gelsomini… Resta fondamentale arginare il domino musulmano all’area magrebina per evitare ripercussioni sullo scacchiere mediorientale visto che i sauditi in questo momento restano concentrati sull’inamovibilità dell’OPEC che difficilmente potrà evitare che il Brent torni sui massimi 2008 rapidamente.
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