I mercati valutari

È stata una settimana agitata sui mercati valutari, con l’escalation della situazione in Libia e dintorni. Yen e franco svizzero ne hanno beneficiato in quanto safe haven, scalzando da questo ruolo il dollaro che così si è indebolito. Si è rafforzato molto l’euro, anche grazie a dati positivi. Non è detto però …..


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che salga ulteriormente qualora la BCE dovesse far soffiare venti di rialzo dei tassi. Eventuali effetti negativi sulla crescita da un petrolio reso troppo caro a causa della questione libica sarebbero ancora più gravi con tassi in salita. Dai livelli raggiunti l’euro potrebbe quindi invertire rotta e iniziare a correggere. Finalmente forse sul punto di inversione anche la sterlina, possibile perdente tra falchi che aumentano all’interno della BoE ed economia che si contrae più del previsto (metà del -0,6% t/t registrato nel 4° trimestre è dovuto al canale estero!).
USD (cambio effettivo nominale) – Complessivamente non è stata una settimana positiva per il dollaro, ma questo non significa che il biglietto verde stia perdendo quota. Ad aprire la settimana, infatti, è stata l’esplosione delle tensioni in Libia, e il sentiment negativo ha tenuto in ostaggio i mercati anche nei giorni successivi.
All’inizio la divisa statunitense ha tratto qualche vantaggio in quanto safe haven, ma nel giro di poco è stata scalzata nel ruolo da yen e franco svizzero. La dinamica del dollaro quindi è stata perlopiù guidata da un fattore esterno, e l’auspicato rientro delle tensioni geopolitiche nell’area libica e dintorni dovrebbe far riassorbire almeno parte delle pressioni ribassiste.
C’è inoltre un altro elemento che dovrebbe agire a favore del biglietto verde: il petrolio. Dovesse quest’ultimo incamminarsi per un sentiero che produrrebbe effetti negativi non solo sull’inflazione ma anche sulla crescita, le ricadute sull’economia USA sarebbero meno gravi rispetto ad altre importanti economie.
EUR – Questo dovrebbe essere il caso dell’area euro, soprattutto nel momento in cui, complici anche dati positivi sul fronte crescita, il mercato ha iniziato a scontare, a breve, un avvio del ciclo di rialzi dei tassi. E giovedì si riunisce la BCE.
Il rischio è che in questa occasione si sottolineino “nuovi” rischi verso l’alto sull’inflazione, unitamente ai segnali positivi sull’attività economica registrati recentemente. Dopo una settimana in cui il cambio è risalito da 1,35 a 1,38 EUR/USD una combinazione di questo tipo potrebbe spingerlo a 1,40. Il rischio in tal senso c’è.
Tuttavia, una combinazione di (1) timori di una dinamica del petrolio sfavorevole alla crescita, (2) ipotesi di un avvio anticipato di rialzo dei tassi per far fronte all’inflazione, e (3) mantenimento di politiche fiscali correttive, non dovrebbe risultare favorevole all’euro. Quindi, nel caso in cui la BCE dovesse far soffiare venti di rialzo dei tassi, dai livelli raggiunti il cambio potrebbe correggere. L’obiettivo tecnico “finale” di un tale movimento di inversione sarebbe 1,34. Se invece nell’immediato il mercato interpretasse in modo favorevole la prospettiva di rialzi anticipati, il cambio al momento salirebbe, ma nel giro di non molto tempo dovrebbe tornare sui propri passi, percorrendo il medesimo sentiero ribassista sotto 1,35 e verso 1,30.
GBP – La tenuta della sterlina ha cominciato a vacillare. Dopo l’inflation report la settimana scorsa il cambio era sceso di nuovo poco sotto 1,6000 GBP/USD. Ma mercoledì dai verbali BoE si è appreso che oltre a Sentance e a Weale anche Dale questo mese ha votato per un rialzo dei tassi, e Sentance ha rincarato la dose passando da 25pb a 50pb. Così la divisa britannica è risalita rapidamente portandosi in vicinanza di 1,6300 GBP/USD.
Oggi però la doccia fredda dei dati di crescita. La contrazione del PIL subita nel 4° trimestre è risultata essere più ampia di quanto fosse emerso dalla stima preliminare, ovvero -0,6% invece di -0,5% t/t. Sono andati molto male sia i consumi privati sia gli investimenti ed è tornato pesantemente negativo il contributo del canale estero alla crescita, che rappresenta il 50% della contrazione del PIL.
Per quanto il 4° trimestre sia stato pesantemente penalizzato da condizioni atmosferiche avverse, nei verbali BoE si legge che comunque nella seconda parte del 2010 era in corso un indebolimento e che non è dato di sapere se la pessima performance del 4° trimestre sia un segnale di un deterioramento della crescita da attendersi quest’anno.
Importanti saranno i dati in uscita la prossima settimana: i PMI di marzo e il credito al consumo (di febbraio), che complessivamente potrebbero mostrare un calo rispetto al mese precedente.
Questo dovrebbe agevolare almeno un tentativo di sfondamento di 1,6000 GBP/USD. JPY – Questa settimana l’avversione al rischio ha favorito visibilmente lo yen: il cambio USD/JPY è tornato da 83 a 81. Un possibile inizio di ridimensionamento delle tensioni sul fronte libico e dintorni dovrebbe sgonfiare un po’ la divisa nipponica, che potrebbe tornare sui livelli di partenza (area 83 USD/JPY). Quand’anche comunque il clima non migliorasse, il supporto a 81,00 USD/TRY dovrebbe dimostrarsi valido.
25022011 a

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