Flash: Olanda e Francia collocano carta a breve termine

Da seguire: – Nessun dato di rilievo. – Moody’s ha declassato la Grecia da Ba1 a B1, con outlook negativo. Tre le motivazioni: (1) gli elevati rischi di implementazione dell’ambizioso piano di consolidamento fiscale; (2) le difficoltà con le entrate fiscali; (3) rischio che le condizioni associate a un’estensione del programma di sostegno…


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conducano a una ristrutturazione del debito. Venerdì, Fitch aveva piazzato un outlook negativo sul debito della Spagna, ancora valutato AA+, citando i rischi per la ripresa economica e le incertezze sul costo finale della ristrutturazione bancaria.

– Aste – Olanda e Francia collocano carta a breve termine rispettivamente per 2,5-4,5 miliardi e 8 miliardi di euro.

I market mover della settimana

Nell’area euro sono in pubblicazione i dati di produzione industriale e ordini all’industria per gennaio. L’output potrebbe crescere significativamente in Germania e più debolmente in Italia e Francia. La vivacità del settore industriale tedesco dovrebbe essere evidenziata anche dal dato sugli ordini. La seconda lettura del CPI in Germania dovrebbe vedere invariata la stima preliminare di accelerazione dell’inflazione a febbraio. Venerdì 11 si tiene il consiglio europeo straordinario che dovrebbe discutere del patto per la competitività e delle altre riforme della governance economica europea, per agevolare il raggiungimento di una soluzione di compromesso nella riunione ordinaria del 24-25 marzo.

Negli Stati Uniti ci sono pochi dati in uscita. La bilancia commerciale di gennaio dovrebbe registrare un allargamento del deficit, spinto dai prezzi del petrolio. Le vendite al dettaglio di febbraio dovrebbero mostrare un netto miglioramento rispetto ai dati deboli di gennaio, confermando il trend sostenuto dei consumi. La fiducia delle famiglie dovrebbe salire ancora a marzo.

Venerdì sui mercati

I future sull’Euribor 3 mesi hanno consolidato il movimento di giovedì 3 marzo, chiudendo sostanzialmente invariati su tutte le scadenze. In forte calo i tassi impliciti sull’eurodollaro, nonostante i buoni dati occupazionali statunitensi. Sostenuto dal movimento dei differenziali, l’euro è salito fino a 1,3999 dollari e 1,2950 franchi svizzeri. Dollaro in lieve calo anche sullo yen, mentre recupera marginalmente terreno sulla sterlina. Gli incerti sviluppi della guerra civile in Libia hanno favorito un modesto rialzo delle quotazioni petrolifere dopo il calo di giovedì: il Brent Crude ha chiuso a 115,97 USD, 118 centesimi sopra il livello del giorno prima. Indici azionari in netta flessione.

Area euro

Il commissario europeo Rehn è a favore di un alleggerimento delle condizioni applicate ai piani di sostegno finanziario per Grecia e Irlanda. La cancelliera Merkel, tuttavia, ancora venerdì scorso aveva affermato che se fosse possibile un allentamento dei termini, dovrebbero però essere imposte “nuove condizioni e nuovi doveri” e che “non possiamo artificialmente ridurre i tassi di interesse”. Ancor peggio, un consigliere economico del governo tedesco, Lars Feld, ha sostenuto che la Germania si opporrà a una riduzione del tasso applicato al programma per la Grecia “perché viene trattata già favorevolmente, considerando che cosa dovrebbe pagare se non avesse ricevuto alcun aiuto”. Secondo Feld, invece, la Germania potrebbe considerare un’estensione del programma se la Grecia negoziasse un riscadenzamento dei debiti con gli investitori privati.

Stati Uniti

L’employment report di febbraio registra come atteso un netto miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro. I nuovi occupati non agricoli sono pari a 192mila a febbraio e i dati precedenti sono rivisti verso l’alto per un totale di 58mila (gennaio passa da +36mila a +63mila e dicembre +152mila da 121mila). Gli occupati nel settore privato aumentano di un solido +222mila, con +70mila nell’industria, +152mila nei servizi. Da segnalare che nei servizi l’aumento è diffuso ai segmenti legati alle imprese, mentre nella distribuzione si registra un calo di 8mila. Nel settore pubblico, il calo di occupati diventa più marcato, a -30mila, con una variazione nulla per il governo federale e un calo di 30mila posti per stati ed enti locali. In parte i dati di febbraio sono sostenuti dalla debolezza del mese precedente dovuta al clima avverso: questo appare dai dati del settore costruzioni, con occupati in calo di 22mila a gennaio e in aumento di 33mila a febbraio (media Q4 2010: -5mila). Negli ultimi 3 mesi, l’aumento medio degli occupati complessivi è di 136mila, solo marginalmente più forte per il settore privato (+152mila): i dati segnalano quindi per ora accelerazione della dinamica occupazionale ma su ritmi tipicamente non sufficienti a fare scendere il tasso di disoccupazione. Dal lato dell’indagine presso le famiglie si registra un nuovo ampio aumento dell’occupazione, +250mila, con una media degli ultimi 3 mesi a +221mila, un dato più forte ri spetto a quello dell’indagine presso le imprese. Poiché la forza lavoro aumenta di solo 60 mila unità (il primo aumento dopo 4 mesi di ampie contrazioni), il tasso di partecipazione rimane sui minimi degli ultimi 27 anni a 64,2%. Di conseguenza, il tasso di disoccupazione scende ancora a 8,9% da 9% di gennaio. La durata media della disoccupazione sale ancora (a 37,1 settimane) e la durata mediana scende a 21,2 settimane da 21,8 di gennaio, tornando sui livelli di ottobre 2010. Il tasso di disoccupazione allargato che include lavoratori part-time per motivi economici e lavoratori scoraggiati scende a 15,9% da 16,1% di gennaio. I salari orari sono invariati su base mensile (+2,3% a/a), in parte per via di una normalizzazione dopo il +0,4% m/m di gennaio dovuto alle ore perse per il clima. Le ore lavorate aumentano di 0,2% m/m, dopo la stagnazione anomala del mese precedente. I dati complessivamente sono positivi e in linea con i segnali degli altri indicatori del mercato del lavoro, tuttavia non indicano ancora una forza nella crescita occupazionale tale da riportare rapidamente il tasso di disoccupazione vicino all’equilibrio.


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

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Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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