“…a world monetary system has emerged that has no historical precedent: a system in which every major currency in the world is….on an irredeemable paper money standard …The ultimate consequences of this development are shrouded in uncertainty” (Friedman M. (1992), Money Mischief: Episodes in Monetary History, Harcourt Brace Jovanovich, NY)….
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Claudia Segre – Abax Bank – Fixed Income Area & OFP
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Trichet riapre i giochi delle scommesse sul prossimo rialzo dei tassi UE in anticipo sugli appuntamenti cruciali sull’Eurozona. L’ondata di liquidità ha ampliato a dismisura la base monetaria ma con tassi reali negativi la stabilità economica rimane a rischio. Alle dichiarazioni a sorpresa della BCE si unisce la decisione draconiana di Moody’s sulla Grecia, anche questa in anticipo sugli eventi attesi, e così la volatilità torna a dominare e penalizzare il comparto obbligazionario governativo ma non per i Corporates, come nel caso di Fiat e Terna.
È innegabile che negli ultimi 5 anni la base monetaria ed il credito bancario, sia in Usa che nella UE, siano cresciuti esponenzialmente ed in misura non proporzionale alla crescita economica, creando così i presupposti di un’economia basata sul credito i cui esiti, grazie allo scoppio della bolla subprime loan, sono tristemente noti. L’obiettivo delle banche centrali è di evitare la fobia relativa alla recessione ed al rischio deflazione ci ha portato ora ad un punto di svolta politico-economico cruciale.
Dopo una politica forzata dei tassi bassi siamo giunti ad un bivio importante, ma le dichiarazioni di
Trichet su un “possibile” rialzo già ad aprile son state giudicate avventate, soprattutto nel ricordo di un rialzo del luglio 2008, rilevatosi a posteriori quanto mai inopportuno. Inoltre, sebbene Weber sia corso a supportare la tesi di un’inflazione ben “superiore alle previsioni BCE”, stupisce tra i contrarian la dichiarazione del capo economista del FMI che si oppone a questa visione pessimistica dicendo che “i prezzi del petrolio non sembrano avere effetti inflazionistici importanti”.
Comunque sia, con i tassi reali negativi, il rialzo risulta necessario per mantenere la stabilità economica, ma non sarà in aprile, ma più probabilmente rinviato a quest’estate. Indipendentemente dal risultato degli incontri privati di ieri a Francoforte tra Geithenr e Trichet, Usa e UE dovranno mettere mano ad un rialzo dei tassi più corposo dei 50-75 bp attesi da qui a fine anno per riportare il target di inflazione stabilmente sotto il 2%. I dubbi su tempistiche ed entità crescono esattamente come la volatilità che torna prepotentemente sui mercati finanziari.
Gli incontri ufficiali che da venerdì sino a fine mese porteranno probabilmente ad un allargamento dell’EFSF a ridosso dei 450 mld di euro ed ad una rinegoziazione in positivo del tasso d’interesse applicato a Irlanda e Grecia, non basteranno quindi a favorire una normalizzazione del comparto obbligazionario che, tra modifica delle attese sui tassi ed un’altra gamba di correzione dei periferici, vede nell’aumento del costo del servizio del debito il giogo principale da sostenere per i Paesi in difficoltà.
Sul primario torna il “batticuore da aste”, mentre i Corporates continuano a raccogliere interesse a prezzi di favore come dimostrano le ultime emissioni di Fiat e Terna, comunque dedicate ai soli istituzionali con la barriera 100k di denominazione, che quest’anno ha sostituito la prassi ICMA 50k/1k che aveva retto sino a tutto il 2010. Per le banche resta la valvola di sfogo covered bond come risorsa per “tutte le stagioni”, ma soprattutto per i futuri limiti ai quali ottemperare sui buffer di liquidità.
E l’Euro? Con la currency war che rientra sugli interventi di capitale attuati dai Paesi emergenti e l’inflazione importata da questi nei Paesi sviluppati che ora devono seguire a ruota sull’impegno ai rialzi dei tassi, l’Euro resta sostenuto, ma non tanto per le forza intrinseca dell’Eurozona, ma dalla ormai temporanea e necessaria debolezza del Dollaro Usa.
Alla luce poi dello scenario geopolitico delineatosi sul medio termine, occorre ricordare che già nel 2009 il Governatore della Banca Centrale cinese metteva in guardia da “…
deficiencies caused by using credit-based national currencies…” e riproponeva l’intuizione keynesiana datata 1940 di una divisa denominata Bancor e basata sulle 30 commodities più rappresentative.. .ed osservando le reazioni su metalli preziosi e ferrosi all’impennata del petrolio rispetto a divise principali così indeboliti intrinsecamente, potrebbe essere una soluzione funzionante esattamente come gli SDR dell’IMF.
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