Flash: Il CPI a febbraio ha sorpreso verso l’alto

Da seguire: – A seguito di interventi ufficiali coordinati sui mercati valutari, il dollaro è risalito a 81,85 yen da un minimo di 77,16 toccato ieri. Gli interventi seguono un accordo fra le Autorità monetarie di Giappone, Stati Uniti, Canada, Regno Unito ed Eurozona. …


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– Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha autorizzato l’imposizione di un’interdizione al sorvolo sul territorio libico e l’adozione di “tutte le misure necessarie” a proteggere i civili contro le truppe del regime. Questa mattina la Francia ha prospettato azioni militari nell’arco delle prossime ore.
– Nessun dato macroeconomico di rilievo.

Aste – La Spagna riapre due titoli (5,5% 04/2021 e 4,7% 07/2041) per un ammontare obiettivo di 3,5-4,5 miliardi di euro.

Ieri sui mercati
La rottura del supporto di 79,75 da parte del cambio dollaro/yen ha accelerato il rialzo dello yen sui mercati valutari, prima che gli interventi coordinati delle ultime ore portassero a una correzione. Il dollaro era e rimane debole anche contro euro, salito ormai a un massimo di 1,4087, e contro sterlina, scambiata a 1,616. Rimbalzano i rendimenti obbligazionari, in particolare in Europa: il tasso decennale sul Bund è risalito ieri a 3,15% (+4pb), e il movimento si va ulteriormente estendendo questa mattina. Gli spread sovrani risultano in flessione per tutti gli emittenti periferici, inclusi Portogallo (-3pb) e Grecia (-10pb). Chiusura in rialzo per i principali indici azionari. Rimbalzo delle quotazioni petrolifere: la prima scadenza del Brent Crude è salita da 110,6 a 114,9 dollari, e il movimento sta continuando nella stessa direzione anche questa mattina. Fra gli eventi a supporto vengono citati ancora le tensioni di piazza in Bahrain e vaghi timori per la situazione dell’Arabia Saudita. Tassi Euribor a pronti fermi, mentre si riprendono quelli impliciti nei future (+12,5pb sul contratto di dicembre 2011).

Stati Uniti
Il CPI a febbraio ha sorpreso verso l’alto, con un aumento di 0,5% m/m (2,1% a/a) per l’indice generale e di 0,2% m/m (1,1% a/a) per il core. Gli aumenti di energia e alimentari sono stati sostenuti. L’energia (peso 9,079%) ha registrato un incremento di 3,4% m/m (benzina +4,7% m/m), gli alimentari hanno visto prezzi in rialzo di 0,5% m/m. Prosegue il trend di aumento di 0,1% m/m per l’abitazione (shelter), con incrementi di 0,1% m/m per affitti e affitti figurativi. In aumento significativo le tariffe delle utility e di altri servizi pubblici, +0,8% m/m, +5,4% a/a. Nei trasporti, le auto aumentano di 0,5% m/m (auto nuove: +1% m/m), i trasporti pubblici segnano +1,9% m/m (+9,7% a/a), riflettendo le pressioni dei carburanti.

Sono in rialzo sostenuto quasi tutte le voci, anche quelle collegate alla domanda discrezionale, con l’esclusione dell’abbigliamento che registra -0,9% m/m (dopo +1% m/m di gennaio, ma ancora negativo su base tendenziale, -0,4% a/a). La sanità aumenta di 0,4% m/m, la ricreazione di +0,3% m/m, istruzione +0,4%, ristoranti +0,4% m/m, cura della persona +0,1% m/m. Nel complesso si osserva da un lato la trasmissione dei rincari delle materie prime sia diretta (tariffe trasporto, benzina, elettricità e utility sia indiretta (ristoranti); dall’altro appare sempre più evidente l’aumento di pricing power delle imprese, segnalato dalle indagini di settore. L’inflazione core non solo non sta più scendendo, ma ha ormai svoltato da ottobre 2010 e ha intrapreso un trend verso l’alto, se pure moderato.

Questo è confermato da tutte le misure di inflazione meno volatili.
I sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 12 marzo sono scesi a 385 mila da 401mila della settimana precedente. I sussidi esistenti sono scesi a 3,706 mln nella settimana conclusa il 5 marzo da 3,786 mln della settimana precedente. I sussidi estesi con i fondi di emergenza sono aumentati di 54 mila a 4,356 mln nella settimana conclusa il 26 febbraio. I dati confermano il trend discendente dei nuovi sussidi che nell’ultimo mese sono stati su livelli vicini a quelli di metà 2008.

La produzione industriale è calata di -0,1% m/m a sorpresa, contro attese di consenso per un aumento di 0,6% m/m. Il dato di gennaio è stato rivisto verso l’alto da -0,1% m/m a +0,3% m/m. Il calo deriva dal settore delle utility, che segna -4,5% m/m (elettricità -3,8% m/m, gas naturale -8,7% m/m). Il settore manifatturiero vede un incremento di 0,4% m/m, con incrementi diffusi. Forte rimbalzo dell’output nel segmento auto e componenti (+4,2% m/m, dopo +4,5% m/m di gennaio), in quello dell’elettronica (+1% m/m). Anche il settore minerario è in crescita (+0,8% m/m). L’utilizzo della capacità produttiva scende a 76,3% da 76,4%, nel settore manifatturiero l’utilizzo degli impianti sale a 74,3% da 69,7% dell’anno precedente.

L’indice della Philadelphia Fed sale a 43,4 a marzo, da 35,9 di febbraio, toccando il massimo dal
dicembre 1983. Positiva gran parte delle indicazioni dallo spaccato dell’indagine, con i nuovi ordini a 40,3 (massimo da novembre 1983) da 23,7, circa stabili le consegne a 34,9 da 35,2 e gli
ordini inevasi a 14,9. In calo gli occupati a 18,2 da 23,6, con un ritorno ai livelli di gennaio. Gli indici di prezzo registrano un calo a 63,8 per i prezzi pagati e un aumento a 22,6 per i prezzi ricevuti (da 21). L’indice di attività a 6 mesi vede un ulteriore forte aumento a 63 (massimo da giugno 1992) da 46,8 di febbraio, con i nuovi ordini a 60,1 da 42,1, le consegne a 59,3 da 51,2, gli occupati a 30,7 da 24,4 e la spesa per investimenti a 34,5 da 16,2.

Nelle domande supplementari del mese, il 75% delle imprese riportano piani di aumento della produzione per il 2° trimestre, contro solo un 10% che prevede riduzioni. Il 66% delle imprese che prevedono crescita dell’output vedranno un’accelerazione di crescita già positiva. Il 50,9% delle imprese ha deciso di modificare i piani di produzione per via dello scenario di attività. Il messaggio dell’indagine è indubbiamente forte, e non presenta gli elementi di incertezza che trasparivano invece dall’Empire. L’indicazione del Philly Fed punterebbe a un nuovo aumento dell’ISM.

Il PPI a febbraio è aumentato molto più di quanto atteso, segnando una variazione di +1,6% m/m dopo +0,8% m/m di gennaio. L’indice senza alimentari ed energia registra un aumento di 0,2% m/m, dopo il +0,5% m/m di gennaio. Le componenti alimentari ed energia sono aumentate di 3,9% m/m (l’aumento più ampio dal 1974) e di 3,3% m/m, rispettivamente.

Nell’energia gli aumenti sono diffusi, con +3,2% m/m per la benzina, +3,7% m/m per il gas naturale e +1,3% m/m per l’elettricità residenziale. Nella componente core da segnalare l’aumento di 0,3% m/m per l’abbigliamento femminile, dopo tre contrazioni consecutive, e di 0,6% m/m per le auto, dopo due mesi negativi. I prezzi dei beni intermedi continuano a crescere a ritmi molto sostenuti (+2% m/m per l’indice totale) anche per i beni intermedi che vedono un incremento di 1,1% m/m, e sono su un sentiero in accelerazione (var. 3 mesi annualizzata 10,9%). Le pressioni verso l’alto sull’inflazione restano forti, anche se solo una parte molto contenuta delle variazioni dei prezzi all’origine si trasferirà probabilmente lungo la catena distributiva.

I nuovi cantieri a febbraio calano drasticamente a 479 mila, da 618 mila (rivisto da 596 mila), con una contrazione del 22,5% m/m, che però segue un aumento del 18,4% m/m a gennaio.

Preoccupa maggiormente il calo delle unità mono-familiari (-11,8% m/m), mentre il crollo del settore multi-familiare, con -46,1% m/m, compensa solo in parte la crescita di 87,4% m/m di gennaio. Il calo dei cantieri è diffuso a tutte le aree geografiche anche nel segmento delle unità mono-familiari. Le licenze calano dell’8,2% m/m scendendo a 517 mila da 563 mila di gennaio e danno un’indicazione negativa per l’attività nel settore nei prossimi mesi.

I dati sono decisamente più negativi di quanto atteso, e non dovrebbero dipendere da fattori speciali: il livello dei cantieri è ai minimi da aprile 2009 e al di sotto dell’intervallo di fluttuazione dell’ultimo anno e mezzo, mettendo rischi verso il basso per le prospettive nel settore, alla luce dell’ampio calo nel segmento delle unità mono-familiari e del calo delle licenze.

I dati di febbraio potrebbero essere influenzati negativamente dal clima all’inizio del mese; inoltre gli occupati nel settore costruzioni a febbraio erano aumentati, dopo il calo di gennaio: i dati dei cantieri potrebbero essere rivisti verso l’alto, in futuro. Tuttavia i dati confermano che, nella migliore delle ipotesi, il settore resterà stagnante nei prossimi trimestri.

Il Senato ha approvato a larga maggioranza, con 87 voti favorevoli e 13 contrari, una nuova (la terza) estensione temporanea delle leggi di finanziamento del Tesoro per l’anno fiscale in corso, con durata fino all’8 aprile. La legge dovrebbe essere firmata dal Presidente oggi ed essere operativa in tempo per evitare blocchi di spesa (l’estensione precedente scade il 18 marzo). La legge ridurrebbe la spesa per i restanti mesi dell’anno fiscale di 10 mld di dollari ed è già stata approvata dalla Camera. Le posizioni di Democratici e Repubblicani restano distanti sul budget per il resto dell’anno, con i Democratici che vogliono mantenere i livelli di spesa invariati e i Repubblicani che mirano a tagli complessivi per 61 mld di dollari. La prossima settimana il Congresso non si riunisce e rimane poco tempo per trovare un accordo, mentre si avvicina anche il momento di affrontare il problema del limite sul debito federale, a cui il debito esistente si sta rapidamente avvicinando. Il limite secondo il Tesoro potrebbe essere raggiunto fra aprile e maggio.


Area Euro

La seconda stima dei prezzi al consumo nell’area euro per il mese di febbraio ha confermato la lettura preliminare di +0,4% m/m dopo il -0,7% m/m di gennaio. Su base annua l’inflazione è confermata in accelerazione a 2,4% da 2,3%. La crescita dei prezzi su base mensile è stata trainata dai rincari nel comparto energetico (+0,9% m/m), da cui consegue un aumento nei trasporti di mezzo punto percentuale (+0,8% m/m la benzina). Da notare anche i rincari per alimentari, abitazione e hotel/ristoranti (tutti a +0,5% m/m). L’inflazione core resta del tutto sotto controllo, anzi, ha rallentato a 1,0% da 1,1% a/a. Il CPI è cresciuto meno della media dell’area euro nei tre principali Paesi (1,8% in Francia, 2,1% in Italia e Germania), mentre risulta ben superiore alla media nei Periferici (3,4% in Spagna, 3,5% in Portogallo, 4,2% in Grecia). In prospettiva, se dovesse essere confermato l’incipiente rientro del prezzo del Brent Crude, l’inflazione potrebbe non salire ulteriormente nei prossimi mesi. Tuttavia, è quasi certo che il CPI resti per tutto l’anno sopra il target BCE.

Il costo del lavoro nell’area euro nel 4° trimestre ha accelerato a 1,6% da 0,9% a/a (minimo in 20 anni di rilevazione della serie). Lo spaccato per attività economica mostra che la crescita del costo del lavoro ha riguardato prevalentemente industria (1,7% a/a) e servizi (1,6% a/a); mentre nel settore costruzioni la variazione annua è stata di appena +1,1% a/a. Tra i principali Paesi dell’area euro il costo del lavoro è aumentato più della media in Francia (+3,0% a/a) e meno della media in Germania (1,5% a/a).

Per quanto riguarda i Paesi periferici il panorama appare molto diversificato, con una crescita significativa del costo del lavoro in Portogallo (4,2% a/a), un aumento limitato in Spagna (0,7% a/a), e un calo in Irlanda (-1,2% a/a) e Grecia (-6,5% a/a).


Italia.
La seconda lettura dei prezzi al consumo di febbraio ha confermato la prima stima di crescita di 0,3% da 0,4% m/m per un’inflazione annua in accelerazione a 2,4% da 2,1% a/a.
Secondo l’indice armonizzato, i prezzi sono cresciuti di 0,2% m/m dopo il calo di 1,6% m/m a gennaio e l’inflazione ha accelerato di due decimi a 2,1% a/a. Su base mensile, i rincari più significativi hanno riguardato i settori più influenzati dai prezzi delle commodity: trasporti (+0,8% m/m) e abitazione, acqua, elettricità e combustibili (+0,6% m/m). Da qui a metà anno l’inflazione potrebbe restare tre-quattro decimi al di sopra del 2%.


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Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, dichiarano che:

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Da seguire:

Area Euro

– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.

– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.

– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.

Stati Uniti

– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati

L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.

Area Euro

La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.

L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.

Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.

Stati Uniti

Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.

Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.

Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.


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