La riunione del FOMC di marzo si è conclusa con un comunicato modificato in modo piuttosto radicale nelle parole, ma invariato nei fatti. La valutazione della situazione congiunturale è notevolmente diversa rispetto a gennaio, con il riconoscimento che la ripresa economica ha “una base più solida”,……
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In termini di strategia di politica monetaria, il comunicato afferma che le condizioni macroeconomiche restano lontane dagli obiettivi della Fed, con il tasso di disoccupazione che “rimane elevato” (a gennaio “è elevato”) e le misure di inflazione sottostante che “continuano ad essere piuttosto basse “ (a gennaio “sono piuttosto basse”) . Si afferma che i recenti rialzi dei prezzi delle materie prime “stanno attualmente mettendo pressioni verso l’alto sull’inflazione”, tuttavia il FOMC ritiene che tali effetti siano “transitori”, anche se verranno seguite da vicino. Un altro cambiamento rilevante riguarda l’affermazione secondo cui ci sarà “un ritorno graduale a livelli più elevati di utilizzo delle risorse in un contesto di stabilità dei prezzi”, che questa volta non ha la qualificazione presente invece nei mesi scorsi: “il progresso verso gli obiettivi è stato più lento di quanto atteso”. Nel paragrafo che delinea la strategia di politica monetaria non cambia nulla. Nonostante il miglioramento della situazione congiunturale, il FOMC continua a citare le tre condizioni economiche che determinano l’attuale politica: bassi tassi di utilizzo delle risorse, trend di inflazione contenuti, e aspettative di inflazione stabili. Pertanto, i tassi dei fed funds sono attesi su “livelli eccezionalmente bassi per un periodo esteso”, e viene confermata l’attuale politica di espansione del bilancio, con il programma di acquisto di Treasury fino a 600 mld di dollari e il reinvestimento dei titoli in scadenza e rimborsati.
È probabile che la Fed sia in una fase di dibattito interno, determinato dall’ovvia svolta dell’inflazione e dalla crescente fiducia in una ripresa sostenibile. Tuttavia, proprio in questo contesto di miglioramento congiunturale, la mancanza di indizi sulla strategia di uscita conferma la volontà di portare a termine il programma di acquisti: non c’è nessun segnale di cedimento su questo punto, a parte l’impegno a rivedere la politica attuale regolarmente.
Dietro a questa stabilità ci sarà anche la preoccupazione per gli effetti di freno alla crescita derivanti dal rialzo (anche temporaneo) dell’inflazione, oltre ai timori legati ai potenziali sviluppi della crisi in Nord Africa e alle conseguenze del terremoto in Giappone. Finora, i partecipanti alle riunioni del FOMC all’estremo dei falchi avevano segnalato una tregua temporanea, con il segnale che potrebbe essere dannoso modificare il programma in questa fase. Fra l’altro, da marzo è uscito dal Comitato uno dei membri più contrari al programma QE2, K. Warsh (Board), che non è ancora stato sostituito, spostando così il baricentro verso l’area moderata/espansiva coagulata intorno alle posizioni di Bernanke e Yellen.
I verbali della riunione, in pubblicazione il 5 aprile, potrebbero mostrare come sempre molto più dissenso verbale di quanto appaia dal comunicato, soprattutto in termini di discussione sulla politica di bilancio da metà anno in poi. Il primo punto riguarda l’opportunità di scaglionare gli acquisti residui verso la fine del 2° trimestre, per non interrompere bruscamente la presenza della Fed sul mercato dei Treasury. La seconda questione rilevante è la prosecuzione della politica di reinvestimento dei proventi di scadenze e rimborsi. Per il momento sembra che il centro del FOMC sia più propenso a rimanere fermo per qualche tempo prima di intraprendere anche un timido inizio di strategia di uscita. Questo dovrebbe essere il messaggio di fondo dei verbali.
Fonte: Intesa San Paolo Spa
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