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Flash: Nell’area euro la stima dovrebbe confermare il PMI manifatturiero in calo ad agosto

Area Euro. La seconda stima dovrebbe confermare il PMI manifatturiero in calo ad agosto a 54,6 da un precedente 55,1 sulla scia del calo dell’indice tedesco a 56,1 da 56,9.. …

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solo in parte compensato dall’aumento dell’indice francese di quattro decimi di punto a 53,7.

È probabile che il PMI Italia recuperi parte del forte calo registrato a luglio. Il calo dell’indice euro zona ad agosto è spiegato da un aumento delle scorte di magazzino a fronte di ordini stabili su livelli ancora elevati, anche se lontani dal picco di inizio 2018.

Stati Uniti. Mercati chiusi per festività (Labor Day).

I market mover della settimana

Nell’Eurozona la prima settimana di settembre ha in agenda la prima tornata di dati di produzione industriale di luglio, che in Germania è attesa avanzare di 0,2% m/m, di 0,3% m/m in Francia e di 0,6% m/m in Spagna. Sempre a luglio, la spesa per consumi nell’Eurozona potrebbe essere rimasta circa stabile dopo lo 0,3% m/m di giugno. Infine, la seconda lettura di agosto dovrebbe confermare che il PMI composito è rimasto quasi invariato nell’Eurozona a 54,4 da 54,3, il manifatturiero dovrebbe confermarsi in calo a 54,6 da 55,1 e i servizi in miglioramento a 54,4 da 54,2.

Negli Stati Uniti sono in uscita la prossima settimana i principali dati di agosto. L’ employment report dovrebbe mostrare ancora una volta una dinamica solida degli occupati, un calo del tasso di disoccupazione a 3,8% e salari in rialzo moderato. Gli indici ISM dovrebbero mantenersi su livelli ampiamente espansivi, coerenti con una crescita solida nel 3° trimestre. La spesa in costruzioni di luglio dovrebbe rimbalzare dopo il calo di giugno, senza però modificare lo scenario debole per gli investimenti residenziali. Ieri sui mercati

Area euro. La stima preliminare ha mostrato un calo dell’inflazione area euro di un decimo al 2,0%, leggermente più debole delle stime di consenso. L’inflazione core è scivolata di un decimo all’1,2%; sia l’inflazione dei beni non energetici che quella dei servizi rallenta in agosto. Per il momento la tendenza dei prezzi core rimane ancora piuttosto fiacca, nei prossimi mesi dovrebbe vedersi un aumento più deciso, fino all’1,6% nella primavera del prossimo anno.

In Italia, l’inflazione è accelerata più del previsto ad agosto all’1,7% a/a dall’1,5% in base all’indice nazionale, ma è diminuita di due decimi sulla misura armonizzata all’1,7% a/a dall’1,9%, in linea con le previsioni.

Il calo dell’indice armonizzato è una normalizzazione dopo l’aumento superiore alle attese del mese scorso e dovuto ad effetti di calendario: le vendite di fine stagione sono iniziate più tardi, a luglio, rispetto al 2017 e gli sconti sono stati estesi fino all’inizio di agosto.

Anche i prezzi degli alimentari sono accelerati su base annua al 2,3% dall’1,8% precedente.

Nel frattempo, il prezzo dell’energia si è ridotto al 7,6% a/a. Le maggiori pressioni al rialzo derivano dai servizi di trasporto, dove l’inflazione è balzata al 2,9% da un precedente 1,7%.

Gran parte dell’aumento dei prezzi dei trasporti è dovuto all’usuale stagionalità per il mese di agosto. L’inflazione core è salita a 0,9% dallo 0,7%, la lettura più alta da gennaio 2017.

L’aumento dell’inflazione ad agosto è in parte dovuto a fattori interni, ma che potrebbero essere legati per lo più a fenomeni temporanei (rialzo dei prezzi dei servizi di trasporto), è, quindi, troppo presto per concludere che l’inflazione sottostante si sta muovendo in modo più deciso verso l’alto.

Si prevede che l’inflazione manterrà un moderato trend al rialzo per il resto dell’anno su un’inflazione core più elevata.

Francia. I prezzi al consumo sono cresciuti ad agosto di 0,5% m/m sull’indice nazionale e di 0,6% m/m sull’armonizzato da -0,1% m/m precedente. La risalita si spiega con il rimbalzo dei prezzi dei beni manufatti (+1,2% m/m da -2,8% m/m) dopo i saldi estivi e i prezzi dei servizi turistici. L’inflazione è rimasta tuttavia stabile al 2,3% sulla misura nazionale e al 2,6% su quella armonizzata contro attese di consenso di un marginale rallentamento. Nei mesi autunnali il CPI è visto rallentare verso il 2%.

Italia. Rallentamento della crescita confermato, ma gli investimenti spingono la domanda interna. La seconda stima conferma che la crescita del PIL italiano è rallentata in primavera a 0,2% t/t da 0,3% t/t. Il tasso di crescita annuo è leggermente superiore a quello indicato dalla stima flash,1,2% a/a contro 1,1%.

Come previsto, l’espansione è stata guidata dalla domanda interna, che ha contribuito con un considerevole 0,6% t/t alla dinamica del PIL trimestrale dopo lo 0,1% t/t di inizio anno. Il rallentamento della crescita è chiaramente spiegato dalla dinamica dell’export che è calato di 0,2% t/t a fronte di un aumento delle importazioni di 1,8% t/t. Di riflesso il commercio estero ha tolto lo 0,6% t/t alla dinamica della crescita.

Le scorte di magazzino hanno contribuito per +0,2% t/t. Tra le componenti di domanda spicca il rimbalzo degli investimenti fissi a 2,9% dopo il -1,5% del 1° trimestre, da ricondursi alla fine degli incentivi fiscali.

I consumi privati sono cresciuti di 0,1% t/t, un ritmo ancora debole ma migliore dello stallo dei tre mesi precedenti. Il valore aggiunto è cresciuto di 0,3% t/t nell’industria e di 0,2% t/t nei servizi, mentre è calato ancora nel settore agricolo.

Per la restante parte di quest’anno ci aspettiamo una crescita del PIL intorno allo 0,2% t/t.

Prevediamo una crescita media annua dell’1,1% nel 2018, rivista da un precedente 1,3%.

Disoccupazione. La percentuale dei senza lavoro è rimasta mediamente invariata a luglio nell’area -euro (8,2%) e in Germania (5,2%). Prevediamo un’ulteriore graduale discesa della disoccupazione euro zona fino al 7,9% per fine anno, grazie ad una discesa del numero dei senza lavoro in Francia, Spagna ed altri paesi periferici, mentre in Germania difficilmente si vedranno ulteriori riduzioni dal momento che il mercato del lavoro è al pieno impiego.

Italia. Cala a sorpresa la disoccupazione a luglio ma aumentano sensibilmente gli inattivi. Il tasso di disoccupazione italiano è sceso al 10,4% a luglio da un precedente 10,8% (rivisto al ribasso di un decimo), si tratta di un minimo da marzo 2012. Anche la disoccupazione giovanile è diminuita di un punto, ma rimane al 30,8%.

Il calo del tasso di disoccupazione è in parte dovuto all’aumento degli inattivi a luglio (+0,7% m/m, 88 mila).

L’occupazione è diminuita nel mese di luglio di 0,1% m/m (-28 mila), per effetto della riduzione dei contratti a tempo indeterminato (-44 mila) parzialmente compensata dalla creazione di posti “flessibili” ( + 16 mila, sia i contratti temporanei che part-time sono cresciuti di 8 mila unità).

Nei tre mesi da maggio a luglio, l’occupazione è aumentata dello 0,7% t/t. La creazione di posti di lavoro si è avuta principalmente attraverso “contratti flessibili” temporanei e part-time.

Sull’anno la creazione di posti di lavoro cresce dell’1,2%, in linea con il PIL. La creazione di posti di lavoro è concentrata nella fascia di età al di sopra dei 50 anni. Nel trimestre, i disoccupati sono diminuiti del 3,1% e gli inattivi dello 0,5%.

Al netto della volatilità mensile, la tendenza sottostante del mercato del lavoro italiano rimane positiva anche se le ultime indagini sulla fiducia delle imprese e dei consumatori suggeriscono un rallentamento delle assunzioni.

Italia. La comunicazione sulla strategia di bilancio 2019 resta contraddittoria. Dopo l’annuncio da parte di Fitch di outlook negativo sul rating BBB (invariato), il ministro dell’economia ha ribadito la linea prudente incentrata sulla riduzione del debito, sostenendo che i fatti convinceranno gli investitori.

Tuttavia, il ministro del lavoro Di Maio ha prospettato una maggiore pressione da parte del Movimento Cinquestelle per l’attuazione del redidto di cittadinanza, mentre dalla Lega Salvini ha parlato di deficit vicino ma inferiore al 3% del PIL e altri esponenti della Lega hanno affermato che il limite del 3% si potrebbe anche superare.

L’outlook negativo di Fitch è spiegato anche da “un grado di incertezza politica relativamente alto”, oltre che dall’aspettativa di un allentamento della politica fiscale che lascia l’Italia più esposta a rischi negativi e da un’antipatia di parti del governo per l’UE che pure contribuisce ad alienare la fiducia degli investitori.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan ad agosto (finale) aumenta rispetto al dato preliminare, salendo a 96,2 con un incremento delle condizioni correnti e una marginale correzione delle aspettative. Le condizioni correnti ora sono sul minimo da novembre 2016.

Il trend della fiducia è in moderato calo, dal picco di marzo a 101,4 e il dato di agosto è il più basso da gennaio. Il livello resta elevato e coerente con continua espansione dei consumi, tuttavia l’effetto del taglio delle imposte si è esaurito, mentre è apparso sul radar delle famiglie il rischio collegato alla politica dei dazi perseguita dall’amministrazione.

Le famiglie giustificano il livello sempre elevato della fiducia con la valutazione positiva del mercato del lavoro e delle prospettive di reddito, ma riportano che le condizioni di acquisto sono meno favorevoli, sia sul fronte dei prezzi sia su quello dei tassi di interesse. Le aspettative di inflazione risalgono sia sull’orizzonte a 1 anno sia su quello a 5 anni, dopo il calo di luglio, e si riportano sui livelli di giugno, a 3% e 2,6%, rispettivamente. Una parte del rialzo delle aspettative di inflazione è attribuita ai nuovi dazi.

Stati Uniti. Allo scadere dell’ultimatum di venerdì 31 agosto per l’inclusione del Canada nel patto commerciale USA-Messico, le parti non hanno raggiunto un accordo.

Come atteso, Trump ha comunque inviato al Congresso una lettera con cui annuncia ufficialmente la volontà di “stipulare un accordo commerciale con il Messico – e con il Canada, se sarà disposto, in modo tempestivo”.

La tempistica ora sarà probabilmente dettata dalle regole per poter usufruire della procedura accelerata per l’approvazione di accordi commerciali, che permette all’amministrazione di presentare un testo di accordo in Congresso, lasciando al ramo legislativo solo il potere di accettarlo o rifiutarlo, senza emendamenti in aula entro 90 giorni dall’annuncio.

Con questa procedura, avendo inviato la lettera il 31 agosto, l’amministrazione ha tempo fino al 30 settembre per completare il testo in modo definitivo e presentarlo pubblicamente, per avere reazioni dal Congresso e dalle imprese e sottoporre il testo finale al voto entro fine novembre. Nel mese di settembre ci saranno quindi lavori su diversi fronti.

Per quanto riguarda il patto con il Messico, ci sono ancora molti dettagli da finalizzare, anche se i punti controversi sono stati definiti, per lo più con ampie concessioni da parte del Messico alle richieste degli USA. È probabile che su questo fronte gli USA possano presentare un testo a fine mese.

Le vere difficoltà restano aperte nelle trattative con il Canada, che si trova d’accordo con il trattamento del settore auto previsto dal patto Messico-USA, ma rimane in disaccordo sulla procedura di risoluzione delle dispute e sul trattamento del commercio nel settore caseario.

Trump, in commenti “off the record” poi resi pubblici da Bloomberg, ha detto che non intende fare alcuna concessione al Canada. Il ministro degli esteri canadese ha reagito dicendo che i negoziati procedono con Lighthizer in “buona fede” e con alcuni progressi.

Per il Canada i due punti controversi sono cruciali, e il contenuto di un eventuale nuovo NAFTA è importante nel clima politico già pre-elettorale (elezioni nel 2019). Diversi rappresentanti in Congresso, sia repubblicani sia democratici, hanno indicato che il nuovo patto commerciale post-NAFTA deve essere trilaterale, con l’inclusione del Canada, per poter essere approvato.

Il presidente però è intervenuto aggressivamente indicando che se il Congresso non approverà il patto con il Messico, nel caso in cui non si trovasse un accordo con il Canada, notificherà ufficialmente l’uscita dal NAFTA. Il braccio di ferro in corso con il Canada non è l’unico, quindi, se ne potrebbe aprire un altro con il Congresso, in piena campagna elettorale.

Al momento, la probabilità di un accordo entro settembre, visti gli interessi di USA e Canada, sembra superiore al 50%, ma le posizioni intransigenti di Trump e gli interessi politici di Trudeau rappresentano un rischio difficilmente valutabile. Manteniamo l’opinione che una revisione del NAFTA lungo le linee dell’accordo USA-Messico, anche con l’inclusione del Canada, non riduca i rischi di tensioni sul fronte della politica commerciale nel 2019, piuttosto contribuisca a inasprirli.

Infatti il nuovo patto ridurrebbe la competitività nord-americana nel settore auto e potrebbe aumentare la probabilità di introduzione di nuovi dazi del 25% sulle importazioni di autoveicoli nella prima parte del 2019.

Stati Uniti. La NY Fed ha pubblicato l’aggiornamento delle stime del tasso naturale reale sulla base del modello Laubach-Williams. Con l’aggiornamento del 31 agosto, il tasso “r*”, definito come il tasso reale di breve termine che dovrebbe prevalere quando l’economia è al pieno impiego e l’inflazione è stabile, nel 2° trimestre è stimato a 0,86%.

Questo implica che il tasso nominale naturale sarebbe pari a 2,9%. La stima del tasso naturale reale è su un trend di modesto rialzo, da 0,6% del 2° trimestre 2017. Le proiezioni macroeconomiche del FOMC pubblicate a giugno mostrano la mediana delle stime del “tasso dei fed funds nel più lungo termine” a 2,9%.

L’intervallo di stima fra tutti i partecipanti è molto ampio, e compreso fra 2,3% e 3,5%. Il livello del tasso naturale diventa particolarmente rilevante in questa fase in cui il FOMC mira a raggiungere la neutralità. Powell, nel suo intervento a Jackson Hole, ha sottolineato l’incertezza che circonda le stime di r*, ricordando gli errori fatti dalla Fed in passato, dovuti a stime delle “stelle” rivelatesi ex-post non corrette.

Giappone. Il PMI manifatturiero ad agosto (finale) si attesta a 52,5, con indicazioni di moderata espansione di ordini e attività. Gli ordini sono in accelerazione, a 52,4, ma quelli dall’estero scendono a 49,7, segnalando indebolimento della domanda estera.

Cina. L’indice PMI manifatturiero rilevato da Caixin-Markit è lievemente sceso in agosto portandosi a 50,6 da 50,8 in luglio, principalmente a causa del calo di un punto della componente degli ordini totali, scesa a 50,6, seguita da quello delle componenti dell’occupazione e delle scorte.

Sono invece risalite le componenti della produzione (+0,7) e in particolare quelle dei prezzi delle materie prime.

Gli ordini esteri sono saliti riportandosi sul livello di giugno (48,8) ma sono rimasti per il quinto mese consecutivo al di sotto di 50.

Nel complesso l’indice, in linea con quello pubblicato venerdì dal NBS, continua a segnalare un moderato indebolimento della domanda interna e a confermare l’impatto negativo delle dispute commerciali con gli USA sulla domanda estera.

Fonte: BONDWorld.it


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