Nell’Eurozona, i dati estivi hanno confermato lo scenario di espansione moderata e graduale aumento dei prezzi….
a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa
La scelta di giugno della BCE di archiviare l’APP entro l’anno è più che giustificata.
Il Consiglio procederà con il pilota automatico fin quando non si avranno indicazioni più attendibili sulla dinamica sottostante dei prezzi.
Il focus sarà sui budget e le scelte di politica fiscale dei governi per il 2019. Da questo punto di vista, soprattutto l’Italia è nel mirino.
Anche la politica europea occuperà un posto centrale: dopo la pausa di agosto, riprendono le trattative su Brexit.
Il rischio che i negoziati possano fallire rimane presente, e il Regno Unito non dovrebbe farsi troppe illusioni di poter modificare l’offerta dell’UE già sul tavolo.
Negli Stati Uniti, in attesa che l’attenzione si sposti sulle elezioni di mid-term , le politiche commerciali continuano ad occupare un posto centrale: dopo la sigla di un accordo preliminare con il Messico, si attendono sviluppi dai negoziati con il Canada.
I mercati sono stati scossi, in agosto, dalla crisi valutaria turca, per ora sotto controllo, e da preoccupazioni di possibile contagio ad altre economie emergenti. Nei paesi avanzati il quadro rimane, invece, positivo. La revisione ai dati di PIL Stati Uniti per il 2° trimestre conferma che l’economia va a gonfie vele. Sul fronte dei prezzi, i dati confermano che la pressione salariale è in aumento ma rimane moderata, e al momento non vi sono segnali dalla Fed che inducano un’accelerazione del ritmo dei rialzi.
Nell’area euro, i dati hanno convalidato lo scenario BCE di giugno scorso: crescita moderatamente al di sopra del potenziale, diffusa a tutta l’area e graduale aumento dei prezzi interni.
Le indagini di fiducia ZEW e IFO hanno fatto meglio delle attese ed hanno prospettato una riaccelerazione dell’attività nel manifatturiero in Germania, grazie al ritrovato dinamismo della domanda domestica e dall’estero.
Anche in Francia, l’indice INSEE ha segnalato un recupero di fiducia presso le imprese manifatturiere. In Italia e Spagna, le indagini di fiducia suggeriscono che l’industria è rallentata ancora.
È possibile che la periferia segua il recupero del manifatturiero tedesco con l’usuale ritardo tra uno e tre mesi.
In servizi e commercio al dettaglio, settori tipicamente più legati alla dinamica della domanda interna, il quadro rimane di espansione più sostenuta nonostante le oscillazioni degli indici mensili.
Gli indici sintetici, fiducia economica della Commissione UE e PMI composito, hanno registrato in media una lieve flessione rispetto ai mesi primaverili e sono coerenti con una crescita del PIL tra 0,3% t/t e 0,35% t/t, marginalmente più debole rispetto allo 0,37%t/t del 2° trimestre.
La dinamica congiunturale del PIL sarà solo poco al di sopra del trend (0,3% t/t) nella seconda metà di quest’anno.
Confermiamo per ora la crescita 2018, in media, al 2,0% ma segnaliamo che abbiamo rivisto al ribasso la stima per il 2019 all’1,7% da un precedente 1,8%, su attese di crescita più contenuta in Italia (0,9% in media nel 2019, da una precedente stima di 1,2%).
Nel complesso, la lettura dei dati pubblicati nelle settimane di agosto non altera la valutazione di moderata espansione e graduale aumento dei prezzi interni, valutazione che a giugno scorso aveva indotto la BCE ad annunciare la fine dell’APP.
Il consiglio direttivo BCE rimarrà in attesa degli sviluppi provenienti dai prezzi interni e delle condizioni finanziarie nei prossimi mesi prima di valutare un ulteriore passo verso la normalizzazione della politica monetaria.
L’Italia ha superato senza drammi le aste di fine agosto, ma il livello dei differenziali di tasso con gli altri paesi dell’Eurozona (ormai compatibili con un declassamento medio di ben due notch ) testimonia la forte diffidenza degli investitori nei confronti del nuovo governo italiano.
Dopo la massiccia vendita di titoli italiani avvenuta a maggio e giugno (ben 75,6 miliardi di vendite nette in due mesi, un record storico), la situazione ha raggiunto un fragile equilibrio – ma soltanto perché molti restano alla finestra, in attesa della prossima legge di bilancio.
Il regime di elevata volatilità e il rischio di azioni negative sul rating, in caso di deviazioni significative dal percorso di riduzione del debito, scoraggiano anche gli investitori potenzialmente attratti dai maggiori rendimenti del debito italiano.
Come segnaliamo da tempo, il mantenimento della disciplina di bilancio sarà cruciale per evitare un avvitamento della situazione.
Nel mese di agosto non pare si sia verificato alcun progresso sulle questioni irrisolte che bloccano i negoziati sulla Brexit.
Si parla sempre più insistentemente di un rinvio a novembre o addirittura a dicembre del Consiglio Europeo che dovrebbe approvare la bozza finale di accordo di recesso, se ne sarà concordata una dalle parti.
Questa settimana, i mercati si sono molto eccitati per un discorso di Barnier, il negoziatore europeo, e in particolare per il passaggio in cui Barnier prospettava per il Regno Unito un’offerta di partenariato migliore di quella fatta a ogni paese terzo, comprensiva di un generoso FTA e di accordi paralleli su difesa, sicurezza interna e trasporti.
Qualcuno ci ha voluto leggere un’apertura verso la posizione britannica del libro bianco, il che spiegherebbe il vistoso rafforzamento della sterlina dopo la notizia.
In realtà, l’offerta generosa è quella già prospettata dai documenti della Commissione Europea, che molti mesi fa già parlavano di un FTA con dazi zero su tutte le merci.
Nulla è cambiato, invece, riguardo alla partecipazione al mercato unico: le quattro libertà restano indivisibili, come ha chiaramente ribadito Barnier.
D’altronde, ancora il 21 agosto, durante la conferenza stampa congiunta con Raab dopo il precedente round negoziale, Barnier aveva ancora rimarcato che alcuni punti del libro bianco inglese sul regime post-transizione erano incompatibili con le linee rosse del Consiglio Europeo.
L’altra novità della settimana è che il Regno Unito ha finalmente iniziato a mettere nero su bianco anche le conseguenze di un recesso senza accordo, pubblicando una serie di note tecniche, presentate da Rabb in un discorso ufficiale.
L’Amministrazione Trump vuole arrivare alle elezioni di mid-term con risultati concreti sui negoziati commerciali.
Questa settimana è stato siglato un accordo quadro preliminare con il Messico, mentre sono accelerati i negoziati con il Canada.
L’accordo preliminare con il Messico aumenta al 75% i contenuti minimi di valore prodotto in Nord America nelle auto scambiate fra Stati Uniti e Messico, impone che un minimo fra il 40 e il 45% del contenuto delle auto sia prodotto con lavoro pagato al di sopra di un salario minimo e obbliga a utilizzare acciaio e alluminio nordamericani.
L’Amministrazione ha dato un ultimatum per l’inclusione del Canada nel patto, fissato a oggi, venerdì 31 agosto.
I negoziati per l’estensione del patto USA-Messico anche al Canada procedono ora a un “ritmo intenso”, secondo il Ministro degli Esteri canadese.
Nonostante la scadenza di oggi, è possibile che le trattative proseguano oltre, se vi è una possibilità concreta di conclusione positiva. Lo U S T r a d e Representative potrebbe inviare comunque la lettera di apertura del periodo ufficiale di modifica del NAFTA, che dura 90 giorni, segnalando l’arrivo di ulteriori cambiamenti per l’estensione al Canada.
Con l’apertura formale della revisione del trattato esistente entro fine agosto, il processo potrebbe concludersi con un voto in Congresso entro novembre, in tempo utile per avere effetti sulle elezioni americane e per essere siglato dal presidente messicano in carica, prima dell’insediamento della nuova Amministrazione, il 1° dicembre.
Se l’intesa trilaterale sarà alla fine attuata, potrebbe crescere la pressione per introdurre dazi sulle importazioni di auto da altri continenti, inclusa l’Europa, in quanto l’accordo implica un aumento dei costi per la produzione statunitense.
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