Intesa SanPaolo – La riunione della BCE potrebbe introdurre alcune novità rispetto a dicembre scorso sullo scenario macro e sulle operazioni di rifinanziamento a lungo termine…..
La valutazione dei rischi potrebbe essere ancora bilanciata ma è assai probabile che il Consiglio voglia segnalare i crescenti rischi verso il basso.
Draghi durante l’intervento al Parlamento europeo, in occasione del 20 anniversario della moneta unica, ha dichiarato che il rallentamento in atto non condurrà ad una recessione nella zona euro perché ancora in parte legato a fattori transitori che hanno affondato la produzione industriale ed in particolare il comparto auto.
Draghi ha sottolineato che i fondamentali per consumi e investimenti restano solidi, che il mercato del lavoro continua a migliorare.
Tuttavia, Draghi ha riconosciuto che il trend di fondo è stato più debole delle attese per un periodo esteso di tempo. In ogni caso la politica monetaria rimane ancora accomodante.
Non ci aspettiamo novità sulla guidance sui tassi e i reinvestimenti, ma pensiamo che la BCE aprirà ad un‘altra operazione di rifinanziamento a medio lungo termine per allungare la vita residua dei fondi assegnati con le TLTRO II del 2016.
La BCE potrebbe voler rinviare a marzo la comunicazione dei dettagli tecnici.
Area euro.
La stima preliminare dovrebbe mostrare il PMI composito in recupero a gennaio a 51,8 dopo il tonfo a 51,1 di dicembre spiegato dal netto peggioramento di morale nei servizi francesi, molto probabilmente dovuto alle continue proteste dei gilet gialli.
L’indice per i servizi è visto risalire a 51,9 da 51,4, il recupero dovrebbe essere trainato per lo più dalla Germania (52,5 da 51,8) dove pure, inspiegabilmente, a dicembre si era visto un peggioramento marcato.
In Francia, altresì il PMI servizi è visto stabile (49) sui livelli depressi del mese scorso dato il perdurare dei disordini. L’indice per il manifatturiero è atteso poco variato a 51,7 da 51,4.
I dati e gli eventi di ieri
Francia. A gennaio l’indice di fiducia presso le imprese manifatturiere elaborato dall’INSEE è rimasto stabile a 103, stesso livello di dicembre (dato quest’ultimi rivisto al ribasso da 104).
Lo spaccato indica una risalita della produzione attuale ma una nuova contrazione di quella attesa.
La domanda totale è vista circa stabile ma quella estera è attesa ancora in rallentamento.
L’indagine evidenzia che il rallentamento del comparto manifatturiero a cavallo d’anno è attribuibile in ampia misura alla frenata degli ordini esteri.
In media mobile trimestrale il livello del morale è andato rallentando progressivamente da febbraio 2018 e si trova ora sui livelli d’inizio 2017.
Nei prossimi mesi prevediamo un modesto recupero del morale delle aziende.
Regno Unito. Il Partito Laburista potrebbe appoggiare un emendamento alla mozione del governo May su Brexit che implicherebbe l’obbligo di richiedere un’estensione dell’art. 50 nel caso in cui l’accordo non sia stato approvato in tempo.
Tale emendamento gode di sostegno in tutti i partiti, e quindi sembra avere una buona possibilità di essere approvata. I mercati hanno interpretato questa novità come una prova che l’uscita del Regno Unito non avverrà il 29 marzo.
Tuttavia, dalla Commissione Europea, Barnier ha ricordato che non basta richiedere un’estensione; è anche necessario che si formi una maggioranza parlamentare a favore di un’altra opzione, a motivare la richiesta di estensione.
Stati Uniti.
La chiusura degli uffici federali prosegue. Oggi verranno votate due proposte di soluzione. Quella della Camera, senza i fondi per il muro, mira a finanziare il governo per un periodo breve, fino all’8 febbraio, per proseguire i negoziati sulla sicurezza dei confini e l’immigrazione.
Il disegno di legge in Senato ricalca la proposta di Trump, con i fondi per il muro e protezione temporanea per i “dreamers”.
Al momento è molto probabile che nessuna delle due alternative abbia i 60 voti necessari per l’approvazione in Senato e che gli spiragli per una riapertura degli uffici in tempi stretti siano ancora minimi.
Ieri il presidente del Council of Economic Advisers (CEA) ha detto che il proseguimento dello shutdown per tutto il 1° trimestre, potrebbe portare a una crescita “molto bassa o molto vicina a zero” nei primi tre mesi del 2019, pur generando poi un “enorme” rimbalzo nel trimestre successivo.
Il CEA ha rivisto verso l’alto la stima del costo dello shutdown , circa raddoppiandolo da una stima precedente, a 0,13 pp in meno per ogni settimana di chiusura. Siamo ora nella quinta settimana.
Fonte: BONDWorld.it
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