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Intesa SanPaolo Flash: – Italia. L’inflazione è attesa in ulteriore calo a gennaio

Intesa SanPaolo – Italia. L’inflazione è attesa in ulteriore calo a gennaio, di tre decimi, a 0,8% secondo l’indice nazionale e 0,9% sull’armonizzato UE. ……

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I prezzi al consumo dovrebbero essere saliti di un decimo sul NIC e calati di -1,7% m/m sull’IPCA. Nel mese, agli ulteriori ribassi dei carburanti si è accompagnato il rialzo delle tariffe sul gas (+2,3%).

L’inflazione dovrebbe rimanere attorno agli attuali livelli per la maggior parte del 2019 (nostra stima sull’anno: 0,9% sull’indice nazionale, 1% sull’armonizzato).

– Area euro. La Commissione Europea pubblica le stime d’inverno 2019. Si tratta di una valutazione intermedia dello scenario macro e delle prospettive di finanza pubblica.

Ci aspettiamo revisioni al ribasso delle stime di crescita Eurozona dall’ottimistico 1,9% di autunno. Anche le previsioni di inflazione dovrebbero essere riviste al ribasso.

I market mover della settimana

Nella zona euro, il focus sarà sui dati di produzione industriale che a dicembre dovrebbero segnalare un recupero in Germania, Spagna e Francia e Italia dopo i dati deboli del mese precedente.

Sarà importante verificare se gli ordini dall’estero di beni manufatti tedeschi sono tornati a crescere. Le vendite al dettaglio Eurozona sono viste stabili a dicembre.

Il calendario regolare delle pubblicazioni vedrebbe pochi dati in uscita negli Stati Uniti, con il focus sull’ISM non manifatturiero di gennaio, atteso in calo dai livelli molto elevati di fine 2018.

Tuttavia è probabile che nel corso della settimana inizi la pubblicazione dei dati rimasti bloccati dallo shutdown .

Con il nuovo calendario dei dati del Bureau of Economic Analysis e del Census Bureau, ci sarà un aggiornamento di informazioni sul PIL del 4° trimestre e su gran parte dei dati di attività di dicembre e alcuni di novembre (spesa e reddito personale, deflatore dei consumi, bilancia commerciale, ordini di beni durevoli, cantieri e licenze residenziali, vendita di case nuove).

Il quadro atteso dai dati di fine 2018 dovrebbe essere di espansione dell’attività, sempre solida per i consumi, in moderato rallentamento dal lato delle imprese, e un ulteriore ampliamento del deficit commerciale nel trimestre.

I dati e gli eventi di venerdì

Stati Uniti. L’ employment report di gennaio gela il nuovo corso dovish della Fed, con risultati molto più forti del previsto.

Gli occupati non agricoli aumentano di 302 mila; anche se il dato di dicembre è rivisto verso il basso da 312 mila a 222 mila, la media a tre mesi aumenta ancora, salendo a 240 mila.

Come atteso e già annunciato dal BLS, lo s hutdown non ha effetti sul numero di occupati pubblici, dato che la garanzia di pagamento degli arretrati ha permesso di contarli nelle buste paga.

Gli occupati privati sono in rialzo di 296 mila (media 3 mesi: 234 mila), nonostante i timori che lo shutdown avesse indebolito l’occupazione privata.

Fra settori, la dinamica occupazionale resta diffusamente positiva: costruzioni+32 mila, manifatturiero +13 mila, servizi +224 mila (media 3 mesi: 183 mila).

Nei servizi, i contributi maggiori vengono da: commercio e trasporti (+52 mila), servizi alle imprese (+30 mila), istruzione e sanità (+55 mila), ricreazione e ospitalità (+74 mila).

L’indagine presso le famiglie registra un calo di -251 mila (media 3 mesi +37 mila), che potrebbe essere influenzato dallo shutdown , dato che la domanda a cui i partecipanti rispondono è se hanno lavorato nella settimana precedente.

La forza lavoro cala di -11 mila (media 3 mesi +178 mila), ma il tasso di partecipazione sale di due decimi a 63,2% (massimo da settembre 2013), per via dell’aggiornamento annuo dei dati della popolazione. Il tasso di disoccupazione aumenta a 4% da 3,9%.

La dinamica dei salari orari rallenta a 0,1% m/m, dopo due mesi di aumenti mensili solidi (0,4% e 0,3% m/m, a dicembre e novembre rispettivamente).

La crescita salariale su base annua è poco variata a 3,2% a/a, dopo 3,3% a/a di tuti i mesi dell’autunno, rivisti verso l’alto, e sui massimi dal 2009.

Le ore lavorate aggregate aumentano di 0,3% m/m, con un forte rialzo nelle costruzioni anche grazie al clima favorevole, mentre nel manifatturiero si registra una correzione di -0,1% m/m.

Nel complesso quindi i dati di gennaio sono davvero solidi, e segnalano che l’espansione prosegue a ritmi sostenuti nonostante tutti i venti contrari citati da Powell nella conferenza stampa di fine gennaio.

Una crescita di occupati sopra 200 mila al mese non è sostenibile ancora a lungo in una fase di rallentamento della dinamica della forza lavoro.

I prossimi trequattro mesi, con tutti gli appuntamenti politici in arrivo (commercio USA-Cina, nuovo accordo sulle leggi di spesa, limite del debito) manterranno elevata l’incertezza, ma alla fine della primavera lo scenario macroeconomico americano potrebbe essere migliore di quanto teme ora il mercato.

D’altronde, gli indici di condizioni finanziarie hanno già recuperato i livelli dell’autunno 2018.

Stati Uniti. Altra sorpresa positiva dai dati, con un rialzo dell’indice ISM manifatturiero a 56,6 da 54,3 di dicembre, contro attese di correzione a 54.

L’indagine è omogeneamente forte, con incrementi per la produzione (a 60,5 da 54,1), gli ordini a 58,2 da 51,3), stabilità per gli occupati (55,5 da 56).

Si registrano invece correzioni per gli ordini all’export (a 51,8 da 52,7, con un proseguimento del trend in calo visto nella seconda metà dell’anno scorso) e dei prezzi pagati (a 49,6 da 54,3).

L’indice dà un segnale di stabilizzazione del settore su ritmi di crescita inferiori a quelli della prima metà dell’anno, senza però dare indicazioni di forte rallentamento nonostante l’indebolimento della crescita globale, di incertezza politica e di attesa per l’esito dei negoziati sul commercio USA-Cina.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a gennaio (finale) recupera modestamente rispetto al crollo della lettura preliminare, salendo a 91,2 da 90,7.

Le condizioni correnti calano a 108,8 da 110, mentre le aspettative salgono a 79,9 da 78,3. E’ probabile che con la prossima rilevazione la fiducia abbia una moderata ripresa con la fine dello shutdown .

Le aspettative di inflazione sono stabili a 2,6% per l’orizzonte a 5-10 anni e a 2,7% per quelle a 1 anno.

Stati Uniti. Anche la spesa in costruzioni sorprende verso l’alto, con una variazione di 0,8% m/m a novembre, dopo +0,1% m/m (rivisto da -0,1% m/m).

La componente residenziale segna una variazione di +3,4% m/m, dopo tre correzioni consecutive, mentre il segmento non residenziale è in calo di -1% m/m. La spesa privata è in rialzo di 1,3% m/m.

Cina. L’indice PMI dei servizi rilevato da Caixin-Markit è sceso lievemente a 53,6 da 53,9 in dicembre, a causa del moderato calo delle componenti dei prezzi e delle aspettative.

Quest’ultima, pur restando su livelli elevati, è scesa di 0,5 punti in un trend discendente che prosegue da metà 2018. La componente ordini è invece salita a 52,6 da 52,3 nel mese precedente, insieme a quella dell’occupazione.

Nonostante la correzione l’indice è rimasto per il terzo mese consecutivo in area 53, a conferma, in linea con quanto registrato dal NBS, della migliore salute del settore dei servizi rispetto al settore manifatturiero anche in questa fase di rallentamento dell’attività.

Fonte: BONDWorld.it


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