Intesa SanPaolo – Nella zona euro il focus sarà sull’indagine della Commissione UE vista in aumento di tre decimi a febbraio (a 106,5) e sulla fiducia delle imprese italiane che potrebbe ancora perdere quota (a 99 da 99,2)……….
Le prime stime dovrebbero mostrare un aumento dell’inflazione a febbraio di un decimo, all’1,5% nella media Eurozona, di due decimi in Spagna (all’1,2%) e Italia (all’1,1% a/a), tre decimi in Francia all’1,7% ma in calo di un decimo in Germania all’1,6%.
La disoccupazione è attesa stabile nella media area euro al 7,9%, livello che dovrebbe essere circa in linea con il NAIRU.
Le vendite al dettaglio sono attese in recupero a gennaio in Germania (+2,6% m/m) e Francia (+0,4% m/m).
La settimana ha diversi dati di rilievo negli Stati Uniti.
La stima advance del PIL, pubblicata con ritardo per via dello shutdown , darà informazioni sulla chiusura del 2018, con indicazioni di rallentamento della crescita dopo due trimestri molto forti.
La spesa personale a dicembre dovrebbe essere debole, come segnalato già dalle vendite al dettaglio, mentre il reddito personale di dicembre e gennaio è previsto in rialzo solido.
Il deflatore core di dicembre dovrebbe segnare un aumento di 0,1% m/m. Sempre a dicembre, i cantieri residenziali dovrebbero essere circa stabili e il deficit della bilancia dei beni dovrebbe riallargarsi dopo la sorprendente chiusura di novembre.
La fiducia dei consumatori di febbraio dovrebbe essere in recupero, ma le aspettative dovrebbero continuare a segnalare che il trend della fiducia sarà più debole nel 2019 rispetto a quanto visto nel 2018.
Nel Regno Unito, il governo dovrebbe presentare una nuova mozione sul recesso dall’UE, non avendo ottenuto nessun risultato concreto dai negoziati che possa giustificare di riproporre l’accordo al parlamento.
La mozione sarà emendabile, e si prevede che le proposte di estensione dell’art. 50 possano ricevere in questa occasione maggiore consenso. Il voto è attualmente previsto mercoledì 27.
Tutti e due i maggiori partiti hanno registrato defezioni, la scorsa settimana, e un nuovo esodo dal partito conservatore è ritenuto possibile se un’uscita senza accordo non sarà esclusa dalla premier.
L’accordo potrebbe essere invece riproposto addirittura il 12 marzo, appena due settimane prima della scadenza del periodo negoziale.
I dati e gli eventi di venerdì
Germania. A febbraio, l’indice di fiducia economica IFO è calato a 98,5 da 99,1, minimo da inizio 2015.
L’indice è ormai vicino alla media di lungo termine avendo perso circa 6 punti, ovvero una deviazione standard, negli ultimi sei mesi.
L’indice sulla situazione corrente è scivolato di quasi un punto a 103,4 da 104,3 ma rimane più di una deviazione standard al di sopra della norma storica.
Quel che più preoccupa è l’ulteriore calo delle attese per i prossimi mesi a 93,8 da 94,3 che fa seguito al tonfo di 3 punti di gennaio.
L’indice sulle attese è ormai al di sotto della media di lungo termine e sui minimi dal 2012.
Lo spaccato settoriale lascia poca speranza a rallentare non è più solo il manifatturiero dove il sentiment continua a calare (9 da 11,2) ma anche i servizi ormai soffrono con la fiducia a 21,1 da 24,5.
Il morale rimane più lontano dalla media di lungo termine nel manifatturiero che non nei servizi. Il mood è cambiato nelle costruzioni, l’indice IFO per il comparto ha perso 14,5 punti da ottobre fino a 18,1 (da 20 a gennaio).
Il livello di partenza era però assai alto e non c’è da temere una contrazione del comparto.
Nel commercio il morale migliora marginalmente a 4,9 da 4,6, rimanendo saldamente al di sopra della media di lungo periodo. L’indice IFO si è mosso al ribasso da settembre.
In genere, tre cali consecutivi dell’indice IFO vengono letti come un segnale di svolta dell’attività economica. L’IFO Institut produce un “orologio del ciclo economico” che è passato dal quadrante “boom” al “downswing” a fine anno.
Continuiamo ad aspettarci una crescita modesta ma positiva (0,1% t/t) nel T1 (dopo 0,1% t/t nel quarto trimestre 2018).
Il calo delle attese tra gennaio e febbraio rende, però, improbabile una ri-accelerazione a 0,4% t/t dalla primavera.
La nostra previsione di crescita del PIL tedesco dell’1,0% nel 2019 è quindi soggetta a rischi verso il basso. Inutile dire che le ripercussioni di una stagnazione tedesca sul resto della Eurozona non sarebbero trascurabili.
Come riportato dai verbali della riunione BCE di gennaio, la decelerazione del commercio estero ha un impatto sulla produzione manifatturiera e non solo sul settore automobilistico e questo sta avendo ripercussioni anche sulla domanda interna.
BCE. Nowotny ha dichiarato che la BCE ha tempo fino a giugno per decidere su nuove operazioni di rifinanziamento.
Se “il rallentamento si confermerà duraturo con impatto sulla dinamica dei prestiti, misure di sostegno al credito avrebbero senso”; inoltre “se verificheremo che i fattori temporanei hanno prevalso, nuove operazioni di rifinanziamento potrebbero non essere necessarie”.
Nowotny ha spiegato che vi è tempo fino a verso l’estate per una decisione.
I commenti confermano, che non si è ancora formato un consenso all’interno del Consiglio se annunciare o meno un’operazione a marzo. Riguardo una riapertura dell’APP, Nowotny ha dichiarato che per ora non è necessario.
Italia. Fitch ha confermato il rating BBB (negativo) dell’Italia, pur avendo drasticamente tagliato le previsioni di crescita (0,3% nel 2019, 0,6% nel 2020). L’agenzia vede un deficit al 2,3% del PIL quest’anno e al 2,7% nel 2020, anche se l’incertezza sulle variabili fiscali è molto elevata sugli anni a partire dal prossimo.
La previsione sul 2020 implicherebbe una copertura solo parziale delle clausole di salvaguardia e un deterioramento del saldo strutturale, con conseguente mancato rispetto del Patto di Stabilità.
Fitch non si aspetta una manovra correttiva in corso d’anno. L’agenzia vede il debito in salita al 132,3% nel 2020 e al 132,7% nel 2027.
L’incertezza della previsione è aumentata dalla possibilità di elezioni anticipate, che sarebbe crescente a partire dalla seconda metà di quest’anno. I fattori che, singolarmente o congiuntamente, potrebbero far scattare un downgrade sono:
– Peggioramento della dinamica del debito, anche per via di prospettive di crescita più deboli;
– Sviluppi politici che implichino un deterioramento delle variabili economiche o fiscali;
– Evoluzioni avverse nel settore bancario con conseguenze negative sull’economia reale o la finanza pubblica.
Viceversa, una stabilizzazione dell’outlook potrebbe venire da:
– Un miglioramento della dinamica del debito;
– Una ripresa economica più forte e una maggiore fiducia nelle prospettive di crescita di medio termine, specie se supportata dall’implementazione di riforme strutturali;
– La riduzione dei rischi nel settore bancario.
Il prossimo 15 marzo a esprimersi sul rating dell’Italia sarà Moody’s, che ha attualmente la valutazione più pessimistica tra le principali agenzie (Baa3, con outlook stabile).
Stati Uniti. Trump ha segnalato che intende estendere la tregua sui dazi con la Cina in modo da poter raggiungere un accordo da siglare forse già entro marzo in un incontro con il presidente Xi.
L’apertura di Trump per arrivare a un compromesso in tempi rapidi mette in difficoltà la strategia negoziale di Lighthizer, che intendeva mantenere un atteggiamento rigido in modo da ottenere concessioni dalla Cina sulle questioni strutturali più difficili, fra cui la tutela della proprietà intellettuale, il trasferimento forato di tecnologia e i sussidi alle aziende statali cinesi.
Per il momento su questi punti non sono emersi progressi e il tentativo di Lighthizer di lavorare su un memorandum of understanding come base per un accordo è stato minimizzato dall’affermazione di Trump, secondo cui “i MOU non significano nulla”.
L’impressione è che Trump voglia raggiungere un accordo almeno superficialmente dignitoso (con qualche concessione dalla Cina su acquisti di prodotti agricoli ed energetici, e qualche alto impegno ad aprire i mercati, peraltro difficile da fare rispettare) in modo da rivendicare un successo sul fronte commerciale da usare in campagna elettorale, in attesa di aprire in tempi brevi i giochi sui dazi al settore auto, da utilizzare per i negoziati con Europa e Giappone.
Stati Uniti. La conferenza sulla politica monetaria organizzata dall’University of Chicago come previsto ha dato molti spunti di discussione per l’evoluzione della strategia della Fed. Secondo Quarles, e altri esponenti della Fed intervenuti alla conferenza, la riduzione del portafoglio della Fed potrebbe interrompersi nella seconda metà di quest’anno, con “riserve ancora ampie” ed essere seguita da un periodo di stabilità, mentre si valuta la domanda di riserve da parte delle istituzioni finanziarie. In questo modo le riserve si ridurrebbero solo attraverso il canale delle passività, e in particolare per via dell’aumento del circolante.
Una volta arrivati a una valutazione del livello desiderato di riserve, la Fed dovrebbe tornare ad acquistare titoli a un ritmo tale da stabilizzare le riserve. Secondo Harker (Philadelphia Fed) non si è lontani dal livello “efficiente delle riserve (oggi a 1,6 tln di dollari).
È probabile che queste conclusioni vengano annunciate in modo esplicito alla prossima riunione del FOMC a marzo. I temi discussi alla conferenza non riguardavano solo il bilancio.
Clarida ha indicato che la Fed sta rivalutando la definizione dell’obiettivo di inflazione in modo da ridurre le conseguenze macroeconomiche di periodi di undershooting . Williams (NY Fed) ha riproposto una modifica che trasformi l’obiettivo da un target puntuale, a una media dell’inflazione nel ciclo, in modo da tener conto dell’evoluzione precedente dell’inflazione, e permettere periodi di moderato overshooting per riportare verso l’alto il sentiero del livello dei prezzi.
Fonte: BONDWorld.it
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