– Nella riunione di oggi la Bce alza il costo del denaro (+25bps) con una decisione presa all’unanimità dal consiglio direttivo. Trichet ha confermato che, se da un lato la Bce rimane estremamente vigile sull’inflazione al fine di ancorare le aspettative ed evitare second round effects, dall’altro….
Fonte: Area Pianificazione Strategica, Research& IR – Monte dei Paschi di Siena
Autori Pubblicazione: Lucia Lorenzoni – Nicola Zambli
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questo rialzo dei tassi non sarà il primo di una lunga serie. Questo ha generato un calo dei rendimenti impliciti a scadenza sui contratti future 3m sull’Euribor a partire dalla scadenza marzo 2012, ridimensionando le attese di mercato sulla velocità con cui la Bce porterà avanti la manovra restrittiva. Il mercato sconta ancora un tasso di riferimento all’1,75% a fine anno, ma l’ipotesi di un tasso all’1,50% a fine 2011 è ancora realistica causa i numerosi fattori di incertezza (tensioni in Nord Africa, debiti dei paesi periferici e i nuovi stress test attesi per giugno). Fermi invece i tassi in UK dove la BoE ha confermato il piano di acquisto da 200 Mld £ di bond, mentre in Giappone le autorità decidono di creare una linea di credito per dare liquidità alle banche delle regioni colpite dal sisma.
– Solida la ripresa USA (il Pil del IV trim in III lettura si attesta al 3,1% t/t annualizzato), con prospettive di crescita intorno al 3% anche per i primi due trimestri 2011, secondo le stime OCSE di aprile. I dati produttivi di febbraio tuttavia evidenziano come il recupero stia perdendo d’intensità, ed i leading indicators di marzo si mostrano contrastati; si discute comunque su una riduzione anticipata/ridimensionamento dell’attuale programma di QE2, in scadenza a giugno. Sebbene le posizioni “dovish” all’interno del consiglio direttivo rimangano prevalenti, e Bernanke abbia recentemente smorzato i toni sull’inflazione, l’attenzione sui prezzi è elevata. Le fiducie dei consumatori di marzo prefigurano un probabile rallentamento dei consumi. La debolezza del mercato immobiliare, in particolare difficoltà a febbraio, l’elevato livello dell’indebitamento federale, tensioni crescenti sui prezzi (+2,1% a/a per il CPI di febbraio) ed il lento miglioramento occupazionale (+8,8% la disoccupazione USA a marzo), potrebbero però rendere la crescita USA più incerta del previsto.
– Stabile la crescita economica in Area Euro, confermata al 2% nell’ultimo trimestre 2010, e trainata dall’accelerazione produttiva della Germania, “locomotiva” europea (+14,8% a/a per la PI tedesca a febbraio). Tuttavia PMI manifatturiero e IFO flettono a marzo, mentre sembra recuperare il comparto dei servizi. L’ultimo summit dei leader UE ha portato alla revisione delle modalità di finanziamento del Fondo Permanente (ESM), ma non all’intesa su come finanziare l’aumento di dotazione dell’attuale Fondo di Salvataggio (EFSF). La crisi del debito si è acuita portando ad una serie di downgrading sui debiti sovrani di alcuni periferici, ad ipotesi di ristrutturazione del debito ellenico ed irlandese e alla richiesta da parte del Portogallo di accedere al Fondo Salva Stati. Stagnanti i consumi di febbraio e scende a marzo la fiducia dei consumatori, mentre l’inflazione sale al 2,6%a/a dal 2,4% di febbraio. In lieve calo la disoccupazione che tuttavia rimane vicina ai massimi.
– In Italia l’Istat ha ulteriormente rialzato la lettura finale sul Pil del IV trim 2010 all’1,5% a/a, confermando così una crescita dell’1,3% per l’intero 2010 e certificando il recupero in atto. I dati produttivi di gennaio mostrano tuttavia una fase di leggera decelerazione ed il mercato dell’auto stenta ancora a riprendersi nel primo trimestre 2011. Incerti i principali indicatori anticipatori di marzo, anche se il settore dei servizi sembra avere prospettive positive. Rimangono deboli i consumi (-1,2% a/a per le vendite al dettaglio di gennaio). Tra i fattori d’incertezza permane l’elevato livello dei prezzi, tornati a marzo al 2,5% a/a, ed anche il mercato del lavoro che, benché sembri aver superato la fase più acuta di tensione, sconta una disoccupazione all’8,4% a febbraio. Si allarga a marzo il deficit del saldo di bilancio pubblico.
– Nei primi mesi del 2011 l’accelerazione della produzione industriale in alcune economie chiave conferma la bontà delle prospettive sui fondamentali economico/finanziari delle EE. Contemporaneamente a febbraio-marzo sale l’inflazione, complice il rialzo delle materie prime su cui pesa un alto premio per il rischio politico alla luce dei rischi di contagio delle tensioni sociali ad altri paesi dell’area MENA.
La riunione della Bce
– In occasione della riunione di oggi la Bce ha alzato il costo del denaro di 25 bps, con una decisione presa all’unanimità dal consiglio direttivo, portando il tasso di riferimento all’1,25%. Contestualmente la Bce ha deciso di aumentare di 25 bps sia il tasso di interesse sui depositi presso la Bce sia il tasso di interesse sulle operazioni di rifinanziamento, lasciando così invariato il corridoio dei tassi. Trichet, in conferenza stampa, ha dichiarato che i rischi sui prezzi rimangono al rialzo e che la Bce manterrà una forte vigilanza sulla dinamica inflattiva, sebbene la decisione di oggi non sia la prima di una serie di rialzi. I dati economici dimostrano che l’economia dell’Area si trova in un “momento” positivo che beneficia del recupero del commercio mondiale, le prospettive economiche rimangono bilanciate in un contesto però di “elevata incertezza”. Trichet ha dichiarato che la politica monetaria è ancora accomodante mentre le misure non convenzionali hanno natura temporanea e saranno aggiustate quando appropriato.
– Le parole di Trichet hanno quindi confermato che se da un lato la Bce rimane estremamente vigile sull’inflazione al fine di ancorare le aspettative ed evitare second round effects, in quanto la stabilità dei prezzi è essenziale e rimane il principale obiettivo dell’Autorità, dall’altro questo rialzo dei tassi non sarà il primo di una lunga serie. Questo ha generato un calo dei rendimenti impliciti a scadenza sui contratti future 3m sull’Euribor a partire dalla scadenza marzo 2012, ridimensionando le attese di mercato sulla velocità con cui la Bce porterà avanti la manovra restrittiva.
– L’ipotesi di un tasso di riferimento all’1,50% a fine 2011 è ancora realistica, sebbene il mercato stia attualmente scontando un tasso di riferimento all’1,75% a fine anno. Riteniamo possibile infatti che la fase di rialzi sia graduale. Se è vero che la ripresa si sta consolidando è altrettanto vero che permangono fattori di incertezza come la situazione in Nord Africa, le difficoltà dei paesi periferici di rifinanziarsi sui mercati, i risultati dei nuovi stress test che saranno diffusi a giugno. La Bce dovrà inoltre verificare quanto saranno persistenti le spinte inflattive in una fase in cui il tasso di cambio sta tornando ad apprezzarsi, con il rischio che la forza dell’Euro comprometta la competitività dei principali paesi europei (non ultimo la Germania), il cui recupero è stato trainato principalmente dalla ripresa del commercio estero. Vero è che il prezzo del petrolio continua a rimanere molto elevato e nei prossimi mesi in molti paesi dell’area Euro, Italia compresa, è attesa una serie di aumenti causa l’adeguamento delle tariffe e dei prezzi amministrati.
– Invariati invece i tassi di interesse nel Regno Unito, dove la BoE ha confermato a 200 Mld £ il piano di riacquisto di bond. In Giappone la banca centrale ha deciso di mantenere invariato il costo del denaro e di introdurre una nuova linea di credito per dare liquidità alle banche delle regioni colpite dal terremoto, oltre ad abbassare il giudizio sull’economia del Sol Levante.
Cosa scontano i mercati
– Nell’ultimo mese i tassi impliciti sui contratti future Euribor sono sensibilmente saliti, a causa dello statement della Bce nella riunione di marzo.
– Dopo che oggi Trichet ha dichiarato che la decisione di aumentare il costo del denaro non sarà la prima di una lunga serie di rialzi, i tassi impliciti sui contratti future sono tornati a scendere a partire dalla scadenza marzo 2012. L’estrema attenzione all’inflazione però ha continuato a spingere i tassi sulle scadenze fino a dicembre 2011, con il mercato che sconta un tasso di riferimento all’1,75% a fine anno.
– In sensibile rialzo anche i tassi dei titoli benchmark governativi in Area Euro soprattutto sulla parte a lunga. In controtendenza i rendimenti italiani, in calo dopo che l’Europa ha deciso di aumentare la capacità dell’EFSF.
USA
– Mentre il Pil Usa del IV trim 2010 viene rivisto al rialzo (al 3,1% t/t annualizzato in III lettura dal 2,8%) e le ultime stime OCSE prevedono una crescita intorno al 3% anche nella prima metà del 2011, i dati produttivi di febbraio evidenziano un recupero con meno intensità. Gli ordini di fabbrica e gli ordini di beni durevoli, infatti, tornano inaspettatamente a scendere su base congiunturale (rispettivamente del -0,1% m/m e del -0,9% m/m), mentre la produzione industriale, sebbene invariata sul mese, rallenta su base tendenziale (+5,8%, da +6% di gennaio). Incerti i principali indicatori anticipatori di marzo, con il Fed Dallas, il PMI Chicago, l’ISM manifatturiero e quello servizi in flessione, mentre il Philadelphia Fed balza a 43,4p. dai 35,9 precedenti, ed avanza anche la Manifattura dello Stato di New York. Nel frattempo si discute di una riduzione anticipata/ridimensionamento dell’attuale programma di QE2, la cui scadenza originaria è prevista per giugno. Sebbene le posizioni “dovish” all’interno del consiglio direttivo rimangano prevalenti, e Bernanke abbia recentemente smorzato i toni sull’inflazione, l’attenzione sui prezzi è elevata. Il Congresso non ha ancora deciso sull’eventuale innalzamento del tetto sul deficit federale che è atteso continuare ad allargarsi anche nei prossimi mesi.
– A marzo la fiducia dei consumatori scende oltre il previsto a 63,4 punti dai 72 precedenti e cala anche la fiducia rilevata dall’Università del Michigan, segnalando prospettive incerte per i consumi, dopo che le vendite al dettaglio di febbraio avevano registrato un incremento (+1% m/m). Sempre a febbraio avanza la spesa personale (a +0,7% m/m dal +0,3% precedente), mentre decelera il reddito personale (a +0,3% m/m da +1,2% di gennaio).
– Ancora tensioni sul mercato immobiliare. A febbraio, infatti, calano sia le vendite di case in corso (-9,3% a/a), sia le vendite di case nuove (-16,9% m/m), sia quelle di case esistenti (-9,6% m/m); nello stesso mese scende più delle attese la spesa edilizia (-1,4% m/m) e risultano inferiori al previsto i permessi edilizi concessi; ancora in calo i prezzi degli immobili (-3,06% a/a per l’indice S&P/Case-Shiller Composite-20 di gennaio).
– Segnali di lento miglioramento sul mercato del lavoro, con la disoccupazione che continua leggermente a scendere portandosi a marzo all’8,8% dall’8,9% di febbraio, mentre il numero di occupati non agricoli a marzo è risultano in progresso, contrariamente alle attese; in calo anche le nuove richieste di sussidio nella scorsa settimana. Iniziano a farsi sentire spinte inflattive anche negli USA, con i prezzi alla produzione che a febbraio balzano del 5,6% a/a (+1,8% a/a per la versione core); nello stesso mese sale più delle attese il CPI toccando il 2,1% a/a, dal +1,6% di gennaio.
Area Euro
– Si consolida la crescita economica in Area Euro, con il Pil definitivo del IV trim 2010 confermato al 2% a/a. I dati produttivi evidenziano la tendenza in atto: a gennaio la produzione industriale avanza dello 0,3% m/m, pur decelerando su base tendenziale (+6,6% a/a dal +8,8% precedente), e gli ordinativi industriali salgono del 20,9% a/a (rispetto al +21,4% di consensus) dal +19,2% precedente. Nello stesso mese torna positiva anche la produzione edile m/m, dopo sei mesi di calo. Guida la ripresa la Germania che si conferma “locomotiva”, con la PI e gli ordinativi di febbraio rispettivamente al +14,8% a/a ed al +20,1% a/a. Incerti i leading indicators di marzo: in calo il PMI manifatturiero, mentre continua il recupero del PMI servizi che sale oltre le attese a 57,2 punti; lo ZEW avanza sui massimi, mentre flette leggermente l’IFO, con calo deciso della componente legata alle aspettative. Il summit tra i leader UE di fine marzo ha portato alla revisione delle modalità di finanziamento del Fondo Permanente (ESM) in vigore dal 2013 (gli €80Mld di dotazione saranno versati in 5 tranches successive da €16Mld), ma non c’è stata intesa su come finanziare l’aumento di dotazione dell’attuale Fondo di Salvataggio (EFSF). I recenti downgrading dei debiti sovrani di tutti i periferici (ad eccezione dell’Italia), la pubblicazione degli stress test irlandesi, il ricorso all’EFSF del Portogallo (si discuterà di aiuti per €75Mld all’Ecofin di domani) e timori di ristrutturazione del debito irlandese ed ellenico, hanno riproposto la difficile risoluzione della crisi del debito, con gli spread tra i decennali portoghesi e greci vs bund 10Y che nell’ultimo mese si sono allargati rispettivamente di circa 85 e 30 bps.
– Deboli i consumi, con le vendite al dettaglio che a febbraio tornano negative su base congiunturale (-0,1% m/m da +0,4% precedente); anche la fiducia dei consumatori si mostra in peggioramento a marzo, scendendo a -10,6 punti dai -10 di febbraio.
– Non si arrestano le spinte inflattive, con il CPI stimato che a marzo continua a salire raggiungendo il 2,6% a/a, rispetto al 2,4% precedente; a febbraio il dato “core” aveva registrato una variazione dell’1% a/a. In salita anche il PPI, che a febbraio avanza del 6,6% a/a, dal +5,9% di gennaio.
– Sul mercato del lavoro situazione ancora incerta, sebbene la disoccupazione segni una lieve diminuzione a febbraio (al 9,9% dal 10% di gennaio); in particolare quella tedesca tocca a marzo il nuovo minimo storico del 7,1%. La massa monetaria M3 (base monetaria, depositi, attività finanziarie liquide e titoli a breve) a febbraio mostra un incremento del 2% a/a. Sale il deficit della bilancia commerciale dell’Eurozona a gennaio (a -14,8Mld € da -0,5Mld €).
Italia
– L’Istat ha ulteriormente rivisto al rialzo il dato sulla crescita italiana relativa al IV trim 2010 portandola al +1,5% a/a definitivo, dal +1,3% preliminare; dopo questa revisione il Pil italiano nell’anno appena conclusosi sale dell’1,3%, mentre il dato 2009 è stato ribassato al -5,2% dal -5,1%. Tuttavia i dati produttivi di gennaio prefigurano una fase di leggera decelerazione: gli ordinativi industriali infatti seppur in rialzo su base tendenziale, sono tornati a flettere su base congiunturale (-0,3% m/m da +5,4% precedente), cosi come la produzione industriale (- 1,5% m/m dal +0,2% di dicembre), ed anche la crescita del fatturato, pur mantenendosi consistente, si è mostrata in leggero rallentamento (+8% a/a da +8,5% precedente). Ancora fortemente negativo il mercato dell’auto a marzo (-27,6% a/a per le nuove immatricolazioni). Segnali contrastanti dai principali indicatori anticipatori: l’indice di fiducia delle imprese a marzo sale a 103,8 punti dai 103,1 precedenti, ma l’indagine ISAE sottolinea un possibile rallentamento degli ordinativi e della domanda dall’estero. In ribasso il PMI manifatturiero di marzo, che passa a 56,2 punti contro i 59 precedenti, mentre a sorpresa nello stesso mese sale il PMI servizi (a 53,3 punti vs. i 52,2 di consensus).
– Ancora deboli i consumi, con le vendite al dettaglio inaspettatamente in flessione a gennaio (-1,2% a/a rispetto al +0,6% di dicembre), e la fiducia dei consumatori di marzo scende a 105,2 punti dai 106,3 precedenti.
– Non si arresta la corsa dei prezzi, con il CPI (Nic) preliminare che, complici gli aumenti di carburanti e beni alimentari, sale a marzo al 2,5% a/a, valore massimo da novembre 2008, registrando una variazione congiunturale dello 0,4%; balza anche l’IPCA che si porta al 2,6% a/a rispetto al +2,1% di febbraio. In forte ascesa anche i prezzi alla produzione di febbraio (a +5,7% a/a dal +5,3% precedente).
– Situazione ancora difficile sul mercato del lavoro, seppur con qualche debole segnale di miglioramento: secondo i dati preliminari la disoccupazione a febbraio, si porta all’8,4% dall’8,5% di gennaio; anche la disoccupazione giovanile (15-24 anni), dopo aver raggiunto il record storico (al 29,4% a gennaio), cala leggermente portandosi a febbraio al 28,1%. Si allarga a marzo il deficit del saldo di bilancio pubblico (a –21Mld di euro dai -8Mld di gennaio).
Economie Emergenti: congiuntura positiva con rischi inflazionistici
– L’atteso rallentamento della crescita economica nell’ultimo trimestre 2010 si è puntualmente verificato in molte EE (sebbene vi siano significative eccezioni quali Cina, Cile, Argentina e Turchia, paesi in cui l’incremento reale del PIL è stato superiore alle attese), mentre nei primi mesi del 2011 si nota ancora una tenuta della spesa per consumi e investimenti e, soprattutto, un’accelerazione della produzione industriale (“PI”) in alcune economie chiave: in Brasile la PI è cresciuta infatti del 6,9% a/a a febbraio (massimo aumento degli ultimi 11 mesi), in India è salita per il 24° mese consecutivo a gennaio (+3,7% a/a) e in Cina ha segnato un +14% a/a cumulato nei primi 2 mesi dell’anno. La lettura di indici anticipatori come i PMI manifatturieri (in aumento a marzo in Russia, Cina, Polonia e Sud Africa; in calo in Brasile e Turchia, pur mantenendosi ampiamente sopra i 50 punti che esprimono una fase espansiva) rivela inoltre aspettative positive delle imprese, in virtù del buon andamento degli ordinativi, sia dal mercato domestico che da quelli esteri (come conferma l’espansione del commercio mondiale nei 3 mesi fino a gennaio 2011). Le prospettive sui fondamentali economico/finanziari rimangono quindi buone e non dovrebbero risentire più di tanto dell’eventuale deterioramento di alcune (marginali) situazioni di criticità, quali: i) la sempre più debole posizione finanziaria estera della Bielorussia (che ha di recente svalutato la divisa nazionale) e ii) il boom dell’inflazione accompagnato da una minore crescita economica in Vietnam.
– Nonostante i continui e diffusi interventi restrittivi da parte delle Banche Centrali, l’inflazione a febbraio-marzo ha mostrato una nuova accelerazione in Corea, Tailandia, Filippine, Brasile e India mentre in Cina, pur rimanendo stabile al 4,9% a febbraio, a marzo è attesa in crescita al 5,2% a/a. Le politiche monetarie restrittive stanno comunque avendo, quantomeno, l’effetto di contenere l’aumento dei prezzi al consumo, con risultati significativi in Indonesia (per il secondo mese consecutivo inflazione in calo a marzo al 6,65%) e soprattutto in Turchia, dove i continui incrementi dei coefficienti si riserva obbligatoria hanno favorito l’ulteriore riduzione dell’inflazione, che a marzo è scesa al 4% a/a, minimo dal 1970.
Economie Emergenti: impatto sulle commodities delle tensioni politiche
– Nell’ultimo mese, le citate pressioni inflattive hanno fatto spostare l’attenzione delle EE dalla necessità di svalutare (o quantomeno di fare deprezzare le proprie valute) a quella, invece, di alzare i tassi di interesse di riferimento per limitare l’aumento del costo della vita, il cui controllo è infatti reso più difficile dall’impennata dei prezzi delle materie prime, in primis quelle agricole (+12,6% il relativo indice S&P/GS dal 15 marzo) ed energetiche (+10,4% nello stesso periodo). Queste ultime in particolare incorporano un alto premio per il rischio politico (sebbene l’impatto diretto sul prezzo del petrolio del blocco della vendita di greggio libico non sia elevato), anche alla luce dei rischi di contagio delle tensioni politiche ad altri paesi dell’area MENA, fra cui i più esposti sembrano essere Siria e Bahrein.
– Le tensioni politico/sociali non hanno però fin qui avuto impatti negativi sull’andamento delle variabili finanziarie delle EE – anche alla luce del relativo “isolamento” dei paesi MENA interessati – verso le quali continuano ad affluire i capitali esteri (con conseguente ulteriore rafforzamento della valute principalmente nei confronti dell’USD), sia sui mercati azionari (l’MSCI Emerging Markets si è apprezzato del 5% nell’ultimo mese, vs. il -0,4% dell’MSCI World) che su quelli obbligazionari. Con riferimento a questi ultimi, si nota come la maggiore contrazione degli spreads riguardi il settore privato piuttosto che quello pubblico. Dallo scorso 31 gennaio, infatti, per la prima volta gli spreads “corporate” (sintetizzati nell’indice CEMBI) si mantengono su livelli inferiori rispetto a quelli sovrani (EMBI), a dimostrazione della fiducia che il mercato ripone nelle imprese residenti nelle EE. D’altra parte, è proprio l’eccessiva capacità di prendere a prestito sui mercati internazionali che sta spingendo molti paesi a considerare l’imposizione di vincoli all’indebitamento estero (opzione fra l’altro soltanto di recente “accettata” anche dal FMI), sulla scia di quanto fatto anche in chiave anti-speculativa dal Brasile, che nelle scorse settimana ha ancora una volta aumentato dal 5,38% al 6% l’imposta sulle operazioni finanziarie (IOF) sugli investimenti di portafoglio con scadenza inferiore ai 12 mesi (in precedenza erano 90 giorni).
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Area Euro
– Italia. La fiducia delle imprese potrebbe aumentare ulteriormente a maggio fino a quota 86 dopo la salita a 85,5 di aprile. Prosegue dunque il trend di recupero iniziato oltre un anno fa, che ha riportato l’indice dell’ISAE ai livelli di metà 2008. Dopo una fase in cui il miglioramento del morale era trainato da scorte e attese sulla produzione, già dal mese scorso potrebbe essere iniziata una fase di miglioramento più “genuino” perché basato su un aumento degli ordini correnti; dovrebbe confermarsi il maggior dinamismo degli ordinativi dall’estero rispetto a quelli domestici.
– Germania. I dati dai Laender dovrebbero mostrare una crescita dei prezzi al consumo a maggio di 0,2% m/m. I rischi sulla previsione sono verso il basso. L’inflazione annua è vista salire all’1,3% dall’1% del mese scorso, sia secondo l’indice nazionale che secondo la misura armonizzata. Le pressioni inflazionistiche restano comunque confinate al settore energia (con qualche rischio in più derivante dall’andamento del cambio), mentre l’inflazione core rimane ampliamente sotto controllo.
– Aste – L’Italia colloca da 0.75 a 1,5 miliardi di due indicizzati all’inflazione, il BTPei 2,1% 09/2017 e il BTPei 2,55% 09/2041.
Stati Uniti
– La seconda stima del PIL del 1° trimestre dovrebbe vedere una modesta revisione verso l’alto a 3,5% t/t ann., da 3,2% t/t ann., con un contributo più elevato di consumi ed esportazioni nette.
Ieri sui mercati
L’asta di BOT semestrali ha visto l’intero ammontare collocato a un rendimento medio di 1,327%, contro lo 0,814% della precedente operazione; la domanda è stata di 1,66 volte l’offerta. Collocati anche i 2,5 miliardi di CTZ con scadenza 30.11.2012 a un rendimento di 2,051%, con domanda pari a 1,9 volte l’offerta. Anche il Portogallo ha collocato tutto il miliardo di obbligazioni con scadenza 15.10.2015, pur con rendimento in salita dal 3,498% al 3,701%; la domanda è stata di 1,8 volte l’offerta. Il calo dei rendimenti ha invece penalizzato il collocamento di BOBL 2,25% 2015, che ha visto una copertura di appena 1,1 volte con ben 1,55 miliardi trattenuti dalla Bundesbank. Sui mercati valutari l’euro ha sfiorato 1,2155, ma nelle ultime ore è rimbalzato fino a 1,23; il parziale rientro dell’avversione al rischio ha sostenuto la sterlina contro il dollaro e riportato quest’ultimo sopra quota 90 contro yen. Rimbalzo correttivo per i rendimenti su Bund e UST, ma senza sollievo per gli spread dei periferici europei.
Area Euro
La Commissione Europea ha diffuso la sua proposta per l’imposizione di un’imposta sulle banche, finalizzata alla costituzione di una rete di fondi di garanzia dedicati, per gestire la liquidazione delle aziende di credito in difficoltà senza oneri per i contribuenti.
L’asta straordinaria BCE ha visto il collocamento di fondi per 12 mld di EUR a tre mesi ad un tasso fisso dell’1,0%. L’ammontare è circa il triplo di quello allocato all’asta del 28 aprile. Il numero dei partecipanti, sempre modesto, è salito a 35 da 24.
Le vendite al dettaglio francesi sono calate dell’1,2% m/m in aprile, ben più delle previsioni. Il crollo delle vendite di auto (-9,5% m/m) e la forte contrazione della spesa per beni durevoli (-4,4% m/m) spiegano la variazione mensile negativa.
Stati Uniti
Gli ordinativi di beni durevoli sono cresciuti del 2,9% m/m grazie alla componente aereonautica. L’andamento dei beni capitali esclusi beni per la difesa e aerei registra un calo di -2,4% m/m a fronte di un balzo del 6,5% m/m (rivisto al rialzo) per il mese di marzo. La tendenza di fondo della componente più legata agli investimenti in macchinari risulta positiva.
Grazie al rush finale connesso alla scadenza degli incentivi fiscali, le vendite di nuove case sono risultate superiori alle previsioni: 504mila contro 425mila. Il prezzo mediano è in calo del 9,7% m/m.
Lacker ha segnalato di essere sempre più a disagio con la frase sul “periodo esteso” contenuta nel comunicato della Fed; anche Bullard ha sostenuto che mantenere i tassi fermi per un periodo esteso può creare il rischio di ‘bolle’.
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