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Il Punto: In Europa, l’ECOFIN di questa settimana darà il via libera al Programma di aiuti al Portogallo.

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È probabile che i Ministri delle Finanze comincino a discutere di un’estensione al 2012 e al 2013 degli aiuti alla Grecia, ma la decisione finale sarà presa soltanto dopo il completamento della missione periodica FMI-UE………


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Negli Stati Uniti, il debito federale raggiungerà il limite legale di 14,29 trilioni di dollari. Il Tesoro sta attuando misure straordinarie per spostare in avanti il vincolo del limite fino al 2 agosto. I negoziati in Congresso per ora sono fermi e una soluzione sarà trovata a ridosso di inizio agosto.

La crisi del debito ed in particolare la situazione di Portogallo e Grecia saranno ancora in cima all’agenda della riunione dei Ministri delle Finanze il 16 e 17 maggio. Eurogruppo ed ECOFIN dovrebbero dare il via libera al Programma di aiuti al Portogallo. L’ultimo ostacolo politico all’approvazione del prestito bilaterale è stato rimosso a metà settimana quando il primo ministro designato della Finlandia, Katainen, ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con il secondo maggior partito del Paese, ricevendo il mandato politico di approvare il pacchetto di misure sottoposto al Consiglio. Il pacchetto concordato con il FMI e Commissione EU prevede prestiti per 78 miliardi di euro. Della cifra stanziata, 12 miliardi di euro serviranno a sovvenzionare le banche la cui posizione finanziaria sta risentendo della morsa della crisi sul debito. I Paesi europei contribuiranno per due terzi (52 miliardi di euro) e il FMI per un terzo (26 miliardi di euro).

Durante la riunione andrà concordato il tasso d’interesse sul prestito che stando alle dichiarazioni del Commissario per gli affari economici, Olli Rehn, dovrebbe aggirarsi tra il 5,5% e il 6%, simile al tasso applicato per l’Irlanda. Sulla quota di fondi del FMI, il tasso sarà del 3,25% per i primi 3 anni e quindi del 4,25% successivamente. Alla riunione potrebbe essere discussa anche la possibile estensione del prestito bilaterale alla Grecia oltre il 2012, oggetto di una riunione ristretta venerdì 6.

Secondo Dow Jones si sta valutando l’ipotesi di erogare aiuti per ulteriori 60 miliardi di euro, da varare poi in sede di Consiglio Europeo a giugno, a fronte di ulteriori misure di austerity e di progressi sulle privatizzazioni; dei 60 miliardi, 27 miliardi sarebbero destinati alla copertura del fabbisogno 2012, 32 miliardi di quello 2013. I Membri del Consiglio BCE e il Ministro delle Finanze francese hanno esplicitamente escluso una ristrutturazione del debito come possibile soluzione alla crisi greca. È quindi probabile che già la prossima settimana si valuti la sussistenza del necessario consenso politico, ma l’approvazione formale è probabile soltanto a giugno, dopo il riesame trimestrale della situazione greca da parte di FMI e UE, come sottolineato da Merkel, Lagarde e Rehn. È possibile, ma tutt’altro che certo, che l’Eurogruppo raggiunga un accordo anche circa la possibile riduzione degli interessi sui prestiti europei all’Irlanda. Come per la discussione del caso Grecia, neppure questo tema figura ufficialmente in agenda.

Negli Stati Uniti, entro il 16 maggio il debito federale raggiungerà il limite legale di 14,29 trilioni di dollari. Il Tesoro ha già dato il via a misure straordinarie per spostare in avanti il vincolo del limite, con una data ultima stimata per evitare l’insolvenza al 2 agosto. E’ probabile che i negoziati si concludano a ridosso della scadenza di agosto. I Repubblicani hanno indicato che un compromesso verrà approvato alla Camera solo se l’aumento del limite sarà accompagnato da corrispondenti riduzioni del deficit su un orizzonte di 5 anni, da attuare attraverso tagli di spesa. Repubblicani e Democratici hanno avanzato proposte per una riduzione complessiva dei deficit nel prossimo decennio nell’ordine di 4 trilioni di dollari, in linea con il piano di correzione presentato dalla National Commission on Fiscal Responsibility and Reform a fine 2010. La proposta repubblicana prevede solo tagli di spesa, con una riforma strutturale della sanità e una stabilizzazione del rapporto entrate/PIL sui livelli storici medi (19%). La proposta democratica prevede rialzi di imposte sui redditi alti ed eliminazione di deduzioni, con un effetto complessivo sulle entrate vicino a 1 trilione di dollari, accompagnato a riduzioni della spesa che non modificherebbero i programmi per previdenza e sanità. Il presidente Obama ha segnalato l’intenzione di introdurre meccanismi automatici di salvaguardia degli obiettivi, analoghi a quelli introdotti negli anni ’80 (Gramm-Rudman-Hollings) e ’90 (PAYGO). La strada per trovare un accordo è ancora lunga, ma i dettagli della correzione resteranno probabilmente vaghi e saranno definiti in gran parte dopo le elezioni presidenziali.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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