La direzionalità della sterlina dovrebbe essere determinata più dai dati che dai verbali della BoE. In caso di qualche dato USA molto favorevole lo yen potrebbe iniziare a scendere in modo più convincente. ..
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EUR – Questa settimana l’euro è sceso ulteriormente dopo il crollo da 1,49 a 1,43 della settimana scorsa. L’area 1,41-1,40 EUR/USD è tecnicamente importante, in quanto uno sfondamento ribassista riaprirebbe virtualmente la strada verso 1,35. Non riteniamo che sia questo il caso ora.
Infatti, sul fronte (1) dati, in caso di delusioni (martedì uscirà lo ZEW), si potrebbe assistere a un test di 1,4000, ma un’eventuale incursione poco sotto tale soglia dovrebbe essere di natura modesta e transitoria. Sul fronte (2) Grecia e periferici, non sembra molto probabile che da Eurogruppo ed Ecofin lunedì e martedì rispettivamente escano novità importanti, quindi nemmeno spunti per un ulteriore crollo. Importanti saranno i (3) dati USA, alcuni dei quali relativi al mese di maggio. In questa fase dovrebbe essere ripristinata la correlazione negativa tra performance dei dati statunitensi ed euro (euro in salita/discesa con dati USA negativi/positivi). Il cambio potrebbe dunque restare all’interno del range 1,40-1,45.
GBP – Sarà un’altra settimana importante per la sterlina, perché escono vari dati relativi ad aprile, ovvero all’inizio del 2° trimestre e perché vengono pubblicati i verbali dell’ultimo incontro di politica monetaria. Dai (1) dati complessivamente potrebbe non arrivare un segnale omogeneo, ma non sembra molto probabile che si osservino miglioramenti significativi sia sul mercato del lavoro sia sulle vendite al dettaglio. L’inflazione potrebbe risalire un po’ dopo l’imprevisto calo del mese precedente. Dai (2) verbali non dovrebbero emergere novità rispetto a quanto emerso dall’inflation report, nel quale la BoE ha rivisto al rialzo le proiezioni di inflazione e al ribasso quelle di crescita. Questo dovrebbe rendere ancora più complesso il processo decisionale della Banca centrale, ma nel rapporto sull’inflazione la BoE ha lasciato intendere che prima di fine anno potrebbe iniziare ad alzare i tassi.
La nostra previsione rimane per un primo rialzo da 0,50% a 0,75% nel 3° trimestre – presumibilmente agosto. Il mercato già scontava questa ipotesi e dopo l’inflation report si è “consolidato” su tale posizione. Quanto alle posizioni all’interno della BoE, i tre dissenzienti che ad aprile hanno votato per un rialzo dei tassi saranno rimasti tali, e sulla sponda opposta anche Posen, che ha chiesto un aumento dell’APF, potrebbe essere rimasto della propria idea. Non è escluso che un altro membro si sia aggregato ai falchi chiedendo un aumento immediato del bank rate. Complessivamente dunque la prossima settimana non sembrerebbe prospettare un deprezzamento “garantito”.
Ma se i dati sul mercato del lavoro e/o quelli sulle vendite al dettaglio dovessero risultare molto negativi, allora la sterlina potrebbe proseguire il trend ribassista delle ultime due settimane contro dollaro, provando a testare 1,6000 GBP/USD, anche nel caso in cui i falchi dovessero essere diventati quattro questo mese. Con dati deludenti la divisa britannica dovrebbe arretrare anche contro euro, contrariamente a quello che ha fatto nei giorni scorsi.
JPY – Yen di fatto stabile a 80-81 USD/JPY: la valuta giapponese fa resistenza a scendere. La prossima settimana potrebbe essere sufficiente qualche dato USA particolarmente positivo per indebolire lo yen riportando l’USD/JPY almeno a quota 82.
Tra giovedì e venerdì si riunisce anche la BoJ, ma non è così facile che da questa possano giungere spunti ancora più ribassisti di quelli già forniti sino ad ora. La strada principale, comunque, resta a senso unico.
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