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Il Punto:La crisi greca si sta avvicinando a una svolta epocale, e non è ancora chiaro se in meglio o in peggio.

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Tutti i creditori hanno nettamente irrigidito la propria posizione nei confronti della Grecia, richiedendo nuovi impegni su almeno tre fronti: maggiore correzione fiscale, miglioramento della raccolta tributaria, avvio delle privatizzazioni. ……


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Ma i dubbi sulle possibilità di rimborso dei prestiti alimentano anche richieste più radicali, come quella di offrire le attività del settore pubblico a garanzia dei crediti.

La crisi greca si sta avvicinando a una svolta epocale, e non è ancora chiaro se in meglio o in peggio. La premessa è che la Grecia ha mostrato una crescente difficoltà a rispettare gli obiettivi del programma di aggiustamento economico. Già la terza revisione si era dimostrata parzialmente insoddisfacente, ma la quarta sta mettendo a nudo problemi di vitale portata, anche per la necessità di definire la copertura del buco nel fabbisogno finanziario 2012 determinato dall’indisponibilità di investitori privati. Tutti i creditori hanno nettamente irrigidito la propria posizione nei confronti della Grecia, richiedendo nuovi impegni su almeno tre fronti: maggiore correzione fiscale, miglioramento della raccolta tributaria e avvio delle privatizzazioni. Ma alcuni creditori stanno iniziando a chiedere esplicite garanzie reali per accettare un aumento dell’esposizione.

Il ministro delle finanze, Papaconstantinou, aveva già avvisato che il FMI si aspetta che l’Unione Europea risolva il problema della copertura del fabbisogno finanziario 2012 come ulteriore condizione per lo sblocco dei crediti. Giovedì il presidente dell’Eurogruppo Juncker ha affermato che il FMI potrebbe non versare la prossima tranche del prestito alla Grecia il 29 giugno, e che si aspetterebbe in tal caso che i creditori europei subentrino a integrazione. Tuttavia, ha detto Juncker, “ciò non funzionerà perché alcuni parlamenti – Germania, Finlandia, Olanda e anche altri – non sono pronti a farlo”. Il portavoce di Juncker si è affrettato a correggere il tiro, affermando di non dubitare che FMI e UE pagheranno, se la Grecia accetterà le condizioni poste dai creditori. In effetti, però, il primo ministro olandese Rutte ha dichiarato in un videomessaggio ripreso da Reuters che “se il FMI non dice che i greci devono ricevere una nuova tranche del prestito, allora neppure noi la daremo“. Inoltre, Rutte ha posto come esplicita condizione per aumentare la propria esposizione che la Grecia offra garanzie reali, conferendo a un’agenzia soggetta a supervisione internazionale le attività del settore pubblico. Ancor più importante è la conferma del portavoce del FMI, Caroline Atkinson, che “non prestiamo quando non abbiamo assicurazioni sulla copertura di eventuali fabbisogni finanziari”. A rimarcare le implicazioni drammatiche per il Paese di un mancato adeguamento alle condizioni poste da FMI e UE, Bini-Smaghi (BCE) ha affermato che la Banca centrale toglierebbe il proprio sostegno alle banche dei paesi che non rispettano i termini dei programmi di risanamento.

Nell’ipotesi che i negoziati falliscano, lo scenario per la Grecia sarebbe disastroso. Il sistema bancario e il sistema dei pagamenti cesserebbero di funzionare; con il bilancio pubblico caratterizzato da un deficit anche al netto della spesa per interessi e senza accesso a fonti di finanziamento, il ribilanciamento della Grecia avverrebbe traumaticamente attraverso una drammatica e rapida contrazione dell’attività economica; in tale contesto, la rinuncia all’euro, l’imposizione di controlli ai movimenti di capitale, l’uscita dall’Unione Europea e una massiccia creazione di base monetaria sarebbero quasi inevitabili. Secondo l’altro membro del comitato esecutivo BCE, González-Páramo, perciò, “non è neppure pensabile che la Grecia non si adegui alle condizioni poste dal FMI”. Tuttavia, la quadratura del cerchio a questo punto sembra dipendere da un’ampia cessione di sovranità della Grecia sulle attività del settore pubblico, oltre che da un maggiore senso di responsabilità delle opposizioni (ancora bloccate su dannose posizioni populistiche) e dalla coesione della maggioranza socialista.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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