Revisione al ribasso per l’euro a breve, ma l’ipotesi sottostante i livelli è che la situazione sul fronte greco non degeneri. Non dimenticarsi del FOMC. Yen senza spunti propri, ma reattivo a FOMC e dati USA. Possibilità per la sterlina di scendere un po’ più vistosamente se dai verbali BoE dovesse emergere un dibattito un po’ meno “neutro” del solito……
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Abbiamo stimato inoltre che in termini di livello un cambio coerente con due rialzi BCE nei tempi suddetti si colloca intorno a 1,43 EUR/USD, approssimativamente quindi nel range 1,40-1,45. La prospettiva di un eventuale recupero dai livelli correnti sull’orizzonte a 1m sussiste ancora, ma la condizione necessaria è che il rischio immediato di default della Grecia sia disinnescato nei prossimi giorni. Domenica si tiene una riunione dell’Eurogruppo che potrebbe consentire al FMI di sbloccare la quinta tranche. Gli altri “appuntamenti” con la questione greca sono principalmente lunedì con l’Ecofin, martedì con il possibile voto di fiducia sul Governo greco, il 24 con il Consiglio Europeo e, infine, il 28/6 con il possibile voto sulla manovra in Grecia. Se qualcosa dovesse andare storto non si può escludere una puntata sotto 1,4000: primi principali supporti a 1,3956-1,3862-1,3775-1,3724.
C’è infine un altro evento che potrebbe parzialmente influenzare il cambio: il FOMC. Le attese sono per una Fed che lasci intravedere una fase di wait and see, ma ancora molto lontana dall’avvio del ciclo di rialzo dei tassi: quest’ultimo potrebbe non arrivare prima del 2° trimestre dell’anno prossimo, più tardi del previsto. Questo potrebbe agire a favore dell’euro, ma l’eventuale contributo dovrebbe essere di modesta entità, perché il mercato non sconta rialzi nel 2011 e colloca il primo tra gennaio e marzo 2012, mentre un secondo rialzo entro giugno non ha più probabilità piena.
GBP – I dati sull’economia britannica di questa settimana sono stati piuttosto negativi. La sterlina ne ha risentito e contro dollaro è scesa da 1,64 a 1,60 GBP/USD. Quota 1,60 GBP/USD è un livello non facile da abbattere. La prossima settimana verranno pubblicati i verbali dell’ultimo incontro Bank of England. Ci aspettiamo che la spaccatura all’interno del board sia rimasta uguale al mese precedente, con tre favorevoli a un rialzo immediato dei tassi e gli altri sei favorevoli a tassi fermi. Tolto il caso in cui un altro membro abbia votato per un rialzo (ipotesi a nostro avviso poco probabile), quello che più conta saranno i termini del dibattito interno. È possibile che, pur ribadendo il carattere ancora misto dei dati, vogliano comunque mettere in evidenza i segnali di debolezza provenienti da quelli pubblicati nei giorni precedenti la riunione, primi fra tutti i PMI di maggio. In tal caso la sterlina potrebbe iniziare a cedere un po’. Se poi le due indagini CBI in uscita martedì e giovedì, le prime relative a giugno, mostrassero un peggioramento, allora la divisa britannica avrebbe spazio per iniziare a scendere sotto 1,60 GBP/USD. Non “garantito” che l’eventuale calo contro dollaro si trasferisca anche contro euro, perché la dinamica dell’EUR/USD dovrebbe confermarsi dominante.
JPY – Lo yen resta ancora privo di spunti propri. Dovrebbe invece rispondere a quelli dagli Stati Uniti. Un esito del FOMC come descritto sopra potrebbe indebolire il dollaro, minacciando eventualmente una rottura al ribasso di 80,00 USD/JPY. Anche il clima di incertezza sul doppio fronte della crescita globale da una parte e del caso Grecia dall’altra possono contribuire a mantenere forte lo yen. Qualora però i dati USA dovessero sorprendere verso l’alto, il cambio dovrebbe reagire prontamente, ripristinando almeno quota 81 USD/JPY, quindi con un indebolimento – ancora comunque modesto – dello yen.
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