Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo: – Area euro produzione industriale in flessione

Intesa Sanpaolo – Area euro. La produzione industriale dovrebbe mostrare una flessione a dicembre (-1,4% m/m, dopo il +2,5% m/m di novembre);

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la variazione annua è attesa rimanere in territorio negativo, a -0,4% a/a da -0,7% a/a. Il 2020 dovrebbe chiudersi con un crollo dell’output di circa il -8,6%. È possibile una nuova flessione nel mese di gennaio, per via delle misure restrittive adottate in alcuni Paesi dell’Eurozona e di problemi di approvigionamento nel settore automotive.

– Stati Uniti. Mercati chiusi per festività (President’s Day).

I market movers della settimana

Nell’Eurozona, le prime indagini di fiducia relativa al mese di febbraio (PMI e ZEW) dovrebbero mostrare debolezza dell’attività economica nella maggior parte dei Paesi dell’area, guidata ancora una volta dai servizi. La seconda lettura del PIL Eurozona per il 4° trimestre è attesa confermare la contrazione di -0,7% t/t (-5,1% a/a) della stima flash; la prima lettura del dato dei Paesi Bassi dovrebbe vedere una flessione inferiore rispetto alle attese.

Sempre nel 4° trimestre, il tasso di disoccupazione francese dovrebbe risultare in moderato aumento. Il dato relativo a dicembre sulla produzione industriale nell’area euro è atteso ritornare in territorio negativo. Infine, la stima finale dei dati sui prezzi al consumo di gennaio dovrebbe confermare la prima lettura, con un’inflazione annua in crescita sia nell’Eurozona (0,9%), sia in Francia (0,8%), sia in Italia (0,5%).

La settimana ha molti dati di rilievo in uscita negli Stati Uniti. Il focus sarà sull’avanzamento del lavoro di predisposizione del nuovo pacchetto anti-COVID da parte della leadership democratica. Le prime indagini di febbraio dovrebbero mostrare ulteriore espansione dell’attività, con qualche freno derivante da colli di bottiglia dal lato dell’offerta.

Fra i dati di gennaio, le vendite al dettaglio dovrebbero segnare un ampio rimbalzo guidato dall’aumento del reddito disponibile delle famiglie e dal miglioramento del quadro sanitario. La produzione industriale dovrebbe essere in ulteriore rialzo, pur risentendo della battuta d’arresto nel settore auto. I dati relativi al settore immobiliare residenziale dovrebbero essere ancora positivi, anche se in fisiologico rallentamento.

I dati e gli eventi di venerdì

Italia. Il nuovo Governo guidato da Mario Draghi e sostenuto da tutti i principali partiti ad eccezione di Fratelli d’Italia ha giurato sabato, con una composizione ministeriale “bilanciata” tra politici (15) e “tecnici” (8). I ministri politici rappresentano tutti i principali partiti di maggioranza (quattro al Movimento 5 Stelle, tre ministri ciascuno a PD, Forza Italia e Lega, uno a Italia Viva e uno a LeU). Le conferme rispetto al precedente esecutivo riguardano Speranza (LeU) alla Salute, Lamorgese (“tecnico”) agli Interni, Di Maio (M5S) agli Esteri, Guerini (PD) alla Difesa, Franceschini (PD) alla Cultura, Bonetti (IV) alla Famiglia e pari opportunità. Al MEF Draghi ha voluto il Direttore Generale di Banca d’Italia Daniele Franco. Tra gli altri ministeri “economici”, troviamo Giorgetti (Lega) allo Sviluppo Economico, Orlando (PD) al Lavoro, Giovannini (“tecnico”, ex presidente Istat) alle Infrastrutture e Trasporti e Patuanelli (M5S) all’Agricoltura; ricreato il Ministero del Turismo, affidato a Garavaglia (Lega).

La novità è l’istituzione del dicastero per l’Innovazione tecnologica (affidato a Vittorio Colao) e di quello per la Transizione ecologica (guidato da Roberto Cingolani). Tra gli altri ministri scelti al di fuori della politica, l’ex presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, che guiderà la Giustizia. Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio è Roberto Garofoli. Il voto di fiducia al Governo si terrà mercoledì al Senato e giovedì alla Camera. In quella occasione, il discorso di insediamento del nuovo Presidente del Consiglio definirà meglio i contorni del programma del nuovo esecutivo.

BCE. Il presidente della Bundesbank, Weidmann, in un’intervista a Augsburger Allgemeine ha dichiarato che in Germania l’inflazione salirà sopra il 3% quest’anno, ma solo temporaneamente. “il tasso di inflazione non resterà basso come lo scorso anno, nel lungo termine”. Riguardo alla politica monetaria, la priorità oggi è combattere gli effetti della pandemia, e Weidmann ha ribadito che ciò è anche negli interessi dei risparmiatori e di chi paga le imposte. “ma se i tassi di inflazione nell’area dell’euro saliranno, ridiscuteremo l’orientamento della politica monetaria”; “quando il momento arriverà, non dovrà venir meno la determinazione, anche se ciò accrescerà i costi di rifinanziamento per i paesi altamente indebitati”.

Quindi, “i conti pubblici […] devono essere messi in ordine dopo la crisi”, le regole fiscali devono essere rese più efficaci e bisogna lasciare che i mercati esercitino un effetto disciplinante sui conti pubblici. Riguardo all’andamento dell’economia tedesca, Weidmann ha dichiarato che lo staff della Bundesbank non ritiene di dover rivedere significativamente la previsione di crescita del 3% per il 2021, anche se “il primo trimestre sarà peggio di quanto indicato nella nostra previsione” di dicembre. La crisi non si manifesterà nelle insolvenze ancora per qualche trimestre, ma poi saliranno significativamente; tuttavia, i numeri resteranno ben sotto i massimi storici, grazie al sostegno pubblico.

Spagna. In Catalogna, i movimenti indipendentisti escono rafforzati dalle elezioni, nonostante la vittoria del Partito Socialista. Il PSC, guidato dall’ex ministro della sanità Salvador Illa, è il primo partito della comunità autonoma e conquista 33 seggi. Il gruppo separatista, che ha raggiunto poco più del 50% dei voti dei catalani, ottiene un numero di seggi superiore alla maggioranza assoluta di 68, necessaria per il governo della regione: ERC è il partito indipendentista più votato (circa il 21,3% dei voti e 33 seggi), seguito da JxCat (circa il 20,1% e 32 seggi) e CUP (circa il 6,7% e 9 seggi). Il 50,9% raggiunto dagli indipendentisti, su cui pesa la bassa affluenza alle urne (ha votato meno del 54% degli aventi diritto), rimette al centro del dibattito politico nazionale la questione catalana.

In un’intervista al FT di qualche giorno fa, Pere Aragonès (ERC) ha dichiarato che se i separatisti avessero superato il 50% dei voti il suo partito avrebbe cercato un accordo con Madrid per indire un nuovo referendum sull’indipendenza; il leader di ERC aveva anche ribadito di voler seguire la strategia politica adottata dal Partito Nazionalista della Scozia per l’indipendenza dal Regno Unito. L’altro grande gruppo separatista Junts, invece, ha sempre sostenuto un approccio più conflittuale con Madrid. Nei prossimi mesi la questione potrebbe mettere in serie difficoltà il Governo guidato da Pedro Sánchez, nato anche grazie all’astensione di ERC durante il voto di fiducia in Parlamento.

Covid-19 – Stati Uniti. Il miglioramento della curva dei contagi prosegue, con una variazione di 63758 il 14 febbraio. La media settimanale cala a 91117, ed è inferiore di -39% rispetto a due settimane prima.

La media giornaliera di somministrazioni dei vaccini rimane intorno a 1,6 mln (media settimanale a 1,67 mln il 14 febbraio), nonostante il freno esercitato dal maltempo in molti Stati. La percentuale di popolazione che ha ricevuto almeno una dose sale a 12%, mentre il 4,2% è già immunizzato con due dosi.

Stati Uniti. Il processo di impeachment di Trump si è concluso, come atteso, con un’assoluzione, per la mancanza della maggioranza qualificata di 67 voti a favore della condanna. Tuttavia, ai 50 senatori democratici favorevoli a una condanna di Trump si sono uniti 7 senatori repubblicani, con un’indicazione di sostegno a posizioni moderate. Inoltre, McConnell, pur avendo votato per l’assoluzione (ritenendo incostituzionale il processo a un presidente non più in carica) ha attribuito pubblicamente a Trump la responsabilità morale degli eventi del 6 gennaio. Il partito repubblicano esce diviso dal processo e in fase di transizione interna.

La leadership sembra alla ricerca di un’unità nell’opposizione alle nuove politiche dell’amministrazione Biden, che probabilmente renderà difficile una possibile cooperazione con i democratici anche su temi con potenziali punti di convergenza (infrastrutture, Covid). Ora, con il processo alle spalle, il focus torna sull’elaborazione del pacchetto di stimolo del presidente Biden e sulla nomina dei ministri dell’amministrazione non ancora confermati in Senato.

Stati Uniti. La fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a febbraio (preliminare) è calata a 76,2 da 79 di gennaio, toccando il minimo da agosto 2020. La correzione è dovuta soprattutto alle aspettative, in flessione a 698, da 74, mentre le condizioni correnti sono poco variate, a 86,2 da 86,7. La divergenza fra le aspettative in base all’appartenenza politica continua ad ampliarsi: per gli individui che si definiscono democratici la fiducia sale a 89,9 dal minimo di questo ciclo a 55,4 ad aprile 2020, mentre per i repubblicani la fiducia continua a scendere, arrivando a 63,7 a febbraio da un massimo a 127,2 a febbraio 2020.

L’indagine riporta un nuovo aumento delle aspettative di inflazione a 1 anno, in rialzo a 3,3% da 3%, stabili invece sull’orizzonte a 5 anni. Il calo della fiducia a febbraio sorprende, considerando lo stimolo fiscale appena distribuito e quello in arrivo nei prossimi mesi. Nonostante ciò, prevediamo che i consumi dal 1° trimestre in poi rimbalzino verso ritmi di crescita straordinariamente elevati.

Giappone. La prima stima del PIL del 4° trimestre sorprende verso l’alto, con una variazione di 3% t/t (12,7% t/t ann.), contro attese di consenso per una variazione di 2,3% t/t, grazie a sorprese verso l’alto da investimenti e spesa pubblica e a un ampio contributo del canale estero. Il livello del PIL è così inferiore di 1,1% rispetto a quello di fine 2019, grazie a sorprese positive da investimenti e spesa pubblica. I consumi aumentano di 2,2% t/t, spinti dai beni durevoli e dai programmi pubblici “Go To” di sostegno alla spesa turistica e per intrattenimento e ristorazione. Gli investimenti non residenziali sono in rialzo di 4,5% t/t, dopo una contrazione di -2,4% t/t in autunno, e le scorte sottraggono 0,4 pp alla crescita.

La spesa pubblica ha sostenuto ampiamente la crescita, con una variazione di 2% t/t dopo 2,6% t/t in estate. Le esportazioni nette danno un contributo di 1 pp alla crescita, spinte da un aumento 11,1% t/t, dopo 7,4% t/t nel 3° trimestre, a fronte di importazioni in rialzo di 4,1% t/t. le esportazioni di beni, in aumento di 12,8% t/t, superano di 1,6% il livello di fine 2019. La previsione per il 1° trimestre è di contrazione compresa fra -1,5% e -2% t/t, in seguito al peggioramento della curva dei contagi e alla dichiarazione di stato di emergenza di gennaio, prorogato per ora fino al 7 marzo. Il governo ha segnalato ieri che, nonostante il miglioramento dei contagi, il tasso di occupazione dei letti ospedalieri rimane preoccupante e sarà monitorato per valutare un’eventuale ulteriore estensione delle misure di contenimento.

Fonte: BondWorld.it


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