BondWorld: A partire da marzo dell’anno scorso, ripresa economica, spesa governativa e risalita dell’inflazione hanno fatto lievitare i rendimenti del settore obbligazionario governativo.
A cura di Andrea De Gaetano, Analista Indipendente
Nel caso dei Treasury USA, la risalita dei rendimenti è stata accompagnata da un calo del dollaro.
Dai minimi di rendimento a 0.38% del marzo 2020, i T-Note USA decennali hanno sfiorato l’1.78% a fine marzo di quest’anno e rendono ora 1.58%. Il cambio Euro/Dollaro USA è risalito da 1.06 a 1.2350 di gennaio e ora quota poco meno di 1.22.
In scia alla crescente euforia sull’azionario, gli investitori hanno abbandonato le scialuppe di salvataggio dei cosiddetti “safe haven”, come Treasury e dollaro, rincorrendo con avidità i bond High Yield, schizzati di prezzo e scesi di rendimento. L’indice Bank of America US High Yield Option Adjusted Spread, che misura il differenziale di rendimento fra High Yield e un paniere di Treasury USA, è tornato a 3.3%, livelli che non si vedevano dal 2006.

L’inflazione USA è al 2.6% e all’1.6% al netto delle componenti più volatili di alimentari ed energia e, come sostengono investitori del calibro di Warren Buffet, potrebbe salire ancora. La stessa Janet Yellen, ex banchiere centrale ora a capo del Tesoro USA, ha detto che i tassi dovrebbero risalire per prevenire un surriscaldamento dell’economia.
D’altra parte, i mercati scontano tutto in anticipo e la prima fiammata di inflazione dovrebbe essere già nei prezzi soprattutto nei bond a lunga scadenza USA.
Venerdì 7 maggio, i dati mensili sull’occupazione USA, ampiamente sotto le attese, danno un assist alla FED, che avrà una buona ragione in più per temporeggiare sui rialzi dei tassi.
Treasury USA e dollaro, sui minimi dell’ultimo anno, offrono spunti per un’allocazione tattica in vista dei mesi estivi, tradizionalmente meno favorevoli all’azionario.
Fonte: BondWorld.it
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