GAM: Anche in questa edizione dei Giochi Olimpici invernali si è presentata sul podio la politica: Xi Jinping ha mostrato il nuovo volto della Cina, più ricca, più forte, più aggressiva.
A cura di Carlo Benetti, Market Specialist di GAM (Italia) SGR
Alle Olimpiadi invernali si è anche presentata “la strana coppia”, l’intesa tra Xi Jinping e Vladimir Putin. Giochi pericolosi però, non vi sono dubbi su chi sia il più forte
“Citius! Altius! Fortius!” L’esortazione proposta da Pierre De Coubertin e pensata dal domenicano Henry Didon venne adottata dal Comitato Olimpico nel 1894 e, da allora, “più veloce, più in alto, più forte” è il motto ufficiale dei Giochi Olimpici.
I giochi olimpici sono luogo di eccellenza del confronto sportivo e il Comitato Olimpico ne promuove i valori della competizione “in solidarietà e correttezza”. Ciò nondimeno, le strade delle grandi manifestazioni sportive internazionali si sono sempre incrociate con la politica, dal V secolo avanti Cristo, quando Sparta venne ritenuta colpevole di aver infranto la tregua olimpica, fino ad oggi.
Nel 1948, prima manifestazione olimpica dopo la guerra, a Germania e Giappone venne proibito di partecipare, né mancarono le tensioni politiche alle Olimpiadi del 1956 a Melbourne, è entrata nella storia la violentissima partita di pallanuoto tra Unione Sovietica e Ungheria.
L’edizione del 1968 a Città del Messico è ricordata per l’uccisione di oltre duecento manifestanti pochi giorni prima dell’inaugurazione dei giochi, tra i feriti delle repressioni contro gli studenti ci fu anche Oriana Fallaci, il suo reportage dalla stanza dell’ospedale in cui venne ricoverata è un grande racconto giornalistico di quell’episodio.
Ci furono poi la drammatica edizione di Monaco nel 1972, evocata nel film Munich di Steven Spielberg, il boicottaggio delle Olimpiadi a Mosca nel 1980 e l’ultimo boicottaggio, politico e non sportivo, degli Stati Uniti ai Giochi invernali del 2022.
Il motto “più veloce, più in alto, più forte” potrebbe essere adottato anche dalla Cina, perché “più veloce e più forte” è il modo con cui la Terra di Mezzo di presenta al mondo a questi Giochi Olimpici, un paese profondamente diverso da quello che ospitò le Olimpiadi estive del 2008.
“L’ospitalità dei Giochi Olimpici contribuirà molto al miglioramento dei diritti umani e delle relazioni sociali in Cina” diceva nel 2001 il presidente del CIO a proposito delle Olimpiadi che si sarebbero tenute a Pechino da lì a sette anni. A Jacques Rogge faceva eco il vicesindaco di Pechino “con la candidatura ai Giochi non intendiamo promuovere solo lo sviluppo della città, ma anche lo sviluppo della società, compresa la democrazia e i diritti umani”.
Davvero due epoche diverse, nelle Olimpiadi invernali di quest’anno c’è molto più disincanto, la Cina si presenta al mondo più ricca, più forte, più aggressiva.
Per Xi Jinping i Giochi sono stati occasione per rafforzare l’immagine del governo, e di sé, in patria e all’estero. I giochi sono stati utili per fortificare l’orgoglio patriottico all’interno e opportunità per migliorare l’immagine della Cina all’estero. Sono stati anche il pretesto per presentare al mondo “la strana coppia”, l’intesa senza precedenti tra il premier cinese e Vladimir Putin.
Al presidente russo Xi Jinping ha riservato il privilegio del suo primo incontro internazionale dopo due anni di pandemia, esplicito segnale di un’amicizia (troppo impegnativa la parola alleanza, evitata nei comunicati ufficiali) che si consolida con il cemento della comune avversione agli Stati Uniti.
La nuova intesa tra Mosca e Pechino è più necessaria che naturale, è il pungente contrappasso nell’anniversario della visita di Nixon alla Cina di Mao il 21 febbraio 1972, un incontro che avrebbe cambiato radicalmente la natura delle relazioni sinoamericane dell’epoca e il corso della storia contemporanea.
“Questo scuoterà il mondo” disse a Kissinger il primo ministro Zhou Enlai. Aveva ragione, il mondo è stato scosso e in questi cinquant’anni la forza della Cina è andata ben oltre l’immaginazione dei protagonisti di allora. Oggi Xi Jinping risponde agli Stati Uniti appoggiando le ragioni russe nella questione dell’Ucraina e assecondando il disegno neo-imperiale di Putin nel ridisegnare i confini di Yalta.
A sua volta Putin ricambia la cortesia definendo Taiwan “parte inalienabile” della Cina, appoggia il rifiuto a indagini sanitarie sulla genesi del Covid 19 a Wuhan e condanna l’AUKUS, l’accordo di sicurezza che lega gli Stati Uniti all’Australia e alla Gran Bretagna.
Giochi pericolosi per Mosca: nella dichiarazione congiunta dei due leader si avverte però la preminenza della mano cinese, in indubbia posizione di forza: è la Russia di Putin ad avvertire la pressione internazionale nella questione dell’Ucraina, è la Russia ad avere bisogno del “secondo forno”, l’intesa con il nuovo alleato o, meglio, “amico”.
La forza relativa delle due economie è incomparabile: se ad esempio lo sviluppo dell’infrastruttura 5G avvenisse tramite la sola tecnologia cinese, Mosca si troverebbe a dipendere da Pechino in una infrastruttura decisiva, né possono far piacere alla Russia le iniziative della Belt and Road Initiative in Ucraina e in Bielorussia, non mancano interessi confliggenti nell’Asia Centrale, area strategica per Mosca e di allargamento di influenza per Pechino.
Il partner forte è la Cina, dalle Olimpiadi del 2008 la sua economia è passata dal valore di circa cinque trilioni di dollari a diciotto trilioni, sfida la primazia tecnologica degli Stati Uniti e vale il 18% del PIL globale. La variabile che sposta il confine tra sport e politica è il denaro, che Mosca non aveva negli anni Ottanta e che la Cina, più in alto e più forte, ha a sufficienza.
Nessuna delle grandi società sponsor della manifestazione ha commentato le dure parole di Biden sui diritti umani e il trattamento riservato alla popolazione turcofona degli Uiguri, e a poco vale la sorpresa di un deputato del Congresso che lamenta quanto sia “allarmante che così tante aziende americane vadano contro i valori americani pur di conservare i favori del partito comunista cinese”.
Ma per conservare capacità di influenza, l’economia cinese è come se fosse su una bicicletta, costretta ad avanzare per non cadere. La crescita economica è indispensabile e il presidente Xi Jinping sa bene che la politica della “prosperità comune” è efficace solo se l’economia è fiorente.
Una equa divisione della torta è più facile, ha detto, se la torta è più grande: fuor di metafora, aumentare la torta significa che l’obiettivo della crescita resta prioritario su tutti gli altri. Il rallentamento dell’economia, le difficoltà ancora dovute al Covid-19, la lentezza della ripresa dei consumi costituiscono una formidabile pressione sul governo per nuovi stimoli fiscali e monetari.
Accelera così la realizzazione di progetti infrastrutturali e vengono promosse nuove misure per stimolare i consumi e sviluppare il mercato domestico, frenato dalla pandemia e, nel più lungo termine, dalle sfavorevoli prospettive demografiche di una popolazione che invecchia e dal tasso di natalità in diminuzione. Anche la Banca del Popolo ha risposto all’appello della politica.
Nello scorso novembre ha invertito la direzione della politica monetaria che da restrittiva è tornata espansiva, ha ridotto i parametri delle riserve obbligatorie ed è intervenuta sui tassi, l’ultimo intervento è stato in gennaio con l’ulteriore allentamento dei tassi di dieci punti base. Nei primi giorni di febbraio ha immesso nel sistema cento miliardi di renmimbi, circa 17 miliardi di dollari.
La divergenza con la Fed, che si appresta invece ad aumentare i tassi, fonda sulla divergenza nell’inflazione che in Cina sta diminuendo. Più degli utili poté la liquidità: mentre nei paesi avanzati le politiche monetarie si irrigidiscono, le condizioni fiscali e monetarie espansive riaccendono l’interesse degli investitori verso gli asset cinesi dopo un 2021 da dimenticare.
Il rallentamento dell’economia, le difficoltà del mercato immobiliare, i cambiamenti normativi sono stati tutti venti contrari che hanno contribuito ad affossare i listini cinese e dell’area asiatica, fortemente dipendente dalla buona salute economica della Cina.
Oggi però la marcata politica fiscale anticiclica, la politica monetaria espansiva, i segnali di recupero dell’economia e le valutazioni dei titoli cinesi ai minimi del decennio costituiscono una buona base sui cui tornare a costruire posizioni.
Il miglioramento delle curve dei contagi e l’avanzamento delle coperture vaccinali dovrebbero restituire forza ai consumi interni; “non mancano opportunità nel mercato cinese” ha detto Jian Shi Cortesi di GAM Investments “sono interessanti le cosiddette ‘stelle nascenti’ che operano nel settore dell’innovazione perché dirette beneficiarie delle regole anti-monopolio, o settori che hanno dalla loro il favore politico come le energie rinnovabili, i semiconduttori e l’avanzamento tecnologico”.
Il rischio maggiore è nella eventualità che l’inflazione negli Stati Uniti sfugga davvero al controllo e spinga i tassi oltre i livelli già scontati nei prezzi.
Fonte: AdvisorWorld.it
Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it



