In agosto il tema centrale dei mercati valutari è stato il timore di un grave rallentamento della crescita globale………
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Complice l’esito del FOMC, questo si è tradotto in un generalizzato indebolimento del dollaro. L’euro ne ha indebitamente tratto vantaggio, ma l’incontro BCE e l’imminente review della Grecia potrebbero “finalmente” spingerlo al ribasso. Più arduo invece far invertire rotta allo yen, asceso a nuovi massimi storici in virtù di un ormai anacronistico status di moneta rifugio. Sterlina esposta a un possibile cedimento: la BoE ha assunto una specie di easing bias.
DOLLARO – L’evento chiave per i mercati valutari in agosto è stato il FOMC di inizio mese, in occasione del quale la Fed si è impegnata a tenere i tassi fermi fino al 2013, al fine di contrastare i rischi verso il basso sulla crescita. Questo ha convogliato l’attenzione sui rischi di rallentamento globale, che è diventato il tema centrale dei mercati valutari. L’effetto netto è stato un tendenziale indebolimento del dollaro, in termini di cambio effettivo nominale. Ed è in questa chiave che va letto il tendenziale rafforzamento dell’euro, che da 1,40 EUR/USD è andato riportandosi a 1,45 – nonostante il montare delle preoccupazioni per i problemi del debito sovrano (Grecia, ma anche Italia). Nella stessa chiave va letto anche il consolidamento dello yen, che è andato “appiattendosi” non tanto all’interno di un range, quanto piuttosto su un livello di cambio molto forte, a quota 77 USD/JPY. Anche l’euro comunque, per quanto abbia avuto una direzionalità, si è mosso all’interno di un range stretto tra 1,40 e 1,45 EUR/USD. Se simili sono le dinamiche, molto diversi sono però i ruoli di queste due valute: (a) la forza dello yen infatti è collegata alla generalizzata avversione al rischio prodotta dai timori di un pesante rallentamento globale, mentre (b) il rafforzamento dell’euro è da leggersi invece come risultato pressoché simmetrico dell’indebolimento del dollaro indotto dalla prospettiva di tassi USA a (quasi) zero fino al 2013.
EURO – Nel caso dell’euro il tema del rallentamento globale ha preso il sopravvento sui temi locali (problema del debito sovrano), che avrebbero dovuto zavorrarlo laddove invece ha retto bene mantenendosi saldamente sopra quota 1,40 EUR/USD. Questa situazione non dovrebbe però protrarsi a lungo. La prossima settimana infatti ci sarà l’incontro BCE, mentre il 14 settembre riprenderanno i lavori della missione UE-FMI in Grecia, sospesi in attesa che il governo concluda la preparazione del budget 2012. Il timore di qualche intoppo e l’incertezza in attesa del verdetto sulla Grecia e la probabilità che Trichet rimuova eventuali residui di attese di ulteriori rialzi dei tassi BCE pongono dei rischi verso il basso sull’euro che, in fase calante, avrebbe tecnicamente spazio per correggere fino a 1,38 EUR/USD almeno.
YEN – La prossima settimana ci sarà anche la riunione della BoJ. Eventuali ulteriori misure espansive e/o dichiarazioni in merito all’eccessiva forza dello yen potrebbero però non essere sufficienti a far invertire rotta alla divisa nipponica. Il suddetto ruolo di “moneta rifugio” in fasi di risk aversion “acuta” – dove al problema comune della minaccia di un grave rallentamento globale vanno avvitandosi problematiche specifiche o locali – rende lo yen poco permeabile in questo momento a spunti di origine domestica. Più probabile che la molla che farà scattare l’inversione ribassista sia piuttosto un inatteso miglioramento delle prospettive di crescita USA, attraverso dati che sorprendano in positivo, o eventuali dichiarazioni “favorevoli” da parte di Bernanke (in programma un discorso giovedì).
STERLINA – Giovedì si riunisce anche la Bank of England, ma le attese sono ancora per tassi fermi a 0,50% e APF invariato. La BoE ha già comunicato in occasione dell’incontro del mese scorso la propria nuova posizione di politica monetaria. Fino a luglio infatti all’interno del comitato c’era una minoranza favorevole ad un rialzo dei tassi, ora invece non solo la maggioranza riconosce il prevalere di rischi verso il basso sulla crescita ma rivela anche una sorta di bias verso un’eventuale azione espansiva.
I dati in uscita non saranno positivi. Questo, unitamente alla correlazione positiva con l’euro, dovrebbe spingere la sterlina al ribasso contro dollaro. Tecnicamente il completamento della recente onda ribassista si avrebbe a 1,58-1,56 GBP/USD.
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