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Il Punto : Area euro: inflazione salita molto più del previsto

Il Punto : Area euro – A novembre l’inflazione è salita molto più del previsto; continuiamo a pensare che il trend l’anno prossimo possa essere discendente, ma il CPI potrebbe rimanere sopra il 2% per gran parte del 2022.

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Sul fronte della crescita, le indagini congiunturali di novembre hanno mostrato da un lato un’iniziale attenuazione dei colli di bottiglia dell’offerta che pesano sul settore industriale, dall’altro una inaspettata tenuta nei servizi; tuttavia, le survey non incorporano l’addensarsi delle misure restrittive anti-COVID che ha caratterizzato la parte finale del mese scorso, attese anzi intensificarsi nelle prossime settimane. L’economia dell’Eurozona potrebbe vedere una sostanziale stagnazione sul finale d’anno.

A novembre l’inflazione nell’area euro è salita ben oltre le attese, al 4,9% a/a da 4,1% precedente, un nuovo massimo storico dall’inizio delle rilevazioni nel 1997; la dinamica core BCE (al netto di alimentari freschi ed energia) è balzata al 2,6% a/a da 2,1%, un livello mai raggiunto dall’estate del 2008. L’accelerazione più evidente nel mese è stata registrata dalla Germania (a 6% da 4,6%) e in Italia (a 4% da 3,2%), mentre più moderato è stato il cambio di passo in Francia (3,4% da 3,2%) e Spagna (5,6% da 5,4%).

In prospettiva continuiamo a ritenere che il trend per l’inflazione nel corso del 2022 possa essere discendente. Effetti base legati principalmente alle variazioni dell’IVA in Germania dovrebbero causare un calo di oltre un punto percentuale da gennaio. Tuttavia, il ritorno sotto la soglia del 2% è previsto solamente nel trimestre finale del prossimo anno, quando dovrebbe moderare l’ampia spinta dalla componente energetica (attesa in crescita a doppia cifra per tutto il 1° semestre). L’inflazione tornerebbe stabilmente sotto il target BCE nel 2023. Il “gradino al ribasso” di gennaio dovrebbe riguardare anche l’aggregato core BCE, che stimiamo a 1,9% in media annua nel 2022.

La forte salita dei prezzi alla produzione e delle indicazioni sui prezzi di vendita che emergono dalle indagini di fiducia conferma che è in atto una trasmissione a valle delle pressioni inflattive, che appaiono più diffuse rispetto a qualche mese fa. Le tensioni presenti lungo le filiere produttive hanno mostrato qualche iniziale segnale di attenuazione di recente, ma la recrudescenza pandemica e la diffusione di nuove varianti di COVID-19 a livello globale potrebbero potenzialmente causare un nuovo aggravamento delle strozzature all’offerta nei prossimi mesi. Al momento, i rischi di “effetti di seconda battuta” sui salari rimangono contenuti, ma più a lungo l’inflazione headline resta su ritmi elevati, più difficile sarà evitare una trasmissione al costo del lavoro e, per questa via, alla dinamica sottostante dei prezzi.

Sul fronte della crescita, la tornata delle indagini di fiducia di novembre sembra suggerire che le strozzature nel settore manifatturiero, pur restando severe, potrebbero aver superato il picco. Si registra infatti un rallentamento della crescita degli ordinativi inevasi e dei tempi di consegna (sia pure ancora non lontani dai record dei mesi precedenti), a fronte di condizioni di domanda ancora robuste che forniscono buoni presupposti per una riaccelerazione nel settore, una volta riassorbite le frizioni all’offerta. Anche nei servizi al momento le indagini mostrano segnali di sostanziale tenuta dell’attività, confermandosi su livelli ampiamente espansivi. Solo i consumatori hanno invece mostrato un minor ottimismo prospettico, probabilmente imputabile più all’effetto dei rincari dei prezzi sui bilanci familiari che alla risalita dei contagi. Le indagini infatti (condotte non oltre la terza settimana di novembre) non risentono ancora pienamente dei più recenti sviluppi sul fronte sanitario che dovrebbero manifestarsi in maniera più significativa sugli indici di fiducia di dicembre ma che iniziano ad emergere dai dati alternativi ad alta frequenza. In sostanza, il recente intensificarsi di misure restrittive sulla mobilità annunciate da diversi Governi a partire dall’ultimo scorcio del mese scorso non sembra essere stato pienamente incorporato nelle indagini, e potrebbe perciò avere un impatto sulle survey di dicembre.

In sintesi, le indagini di novembre appaiono coerenti con un rallentamento solo moderato della ripresa, ma sarà l’evoluzione del contesto sanitario nelle prossime settimane ad essere cruciale per le prospettive economiche. Al momento, le nostre previsioni di crescita per l’Eurozona nel 2022 sono più caute rispetto al consenso (3,8% contro 4,3%). In questo contesto, appare prematuro valutare l’eventuale impatto della probabile diffusione su scala globale della variante Omicron, sulla quale non sembra sussistere al momento sufficiente evidenza in merito alla contagiosità e alla resistenza agli attuali vaccini. È possibile che anche nello scenario più favorevole la maggiore incertezza possa pesare sulla fiducia degli agenti economici e irrigidire ulteriormente i colli di bottiglia all’offerta, allungando i tempi della “normalizzazione” di produzione e prezzi. In ogni caso, riteniamo che l’Eurozona possa risultare meno vulnerabile rispetto alle precedenti ondate; ci aspettiamo una sostanziale stagnazione sul finale d’anno, che però sarebbe non un segnale di inversione del ciclo ma una “pausa” all’interno di una tendenza espansiva.

Fonte: BondWorld.it


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