Il Punto : BCE: riteniamo che l’incertezza dello scenario ridurrà la portata degli annunci di dicembre
Intesa SanPaolo
Dovrebbe arrivare la conferma che gli acquisti netti PEPP saranno sospesi da aprile, ma senza chiudere la porta a una eventuale ripresa degli stessi in caso di necessità.
Possibile che la decisione su come smussare la fine degli acquisti PEPP sia rinviata a febbraio. Non arriveranno annunci sulle TLTRO, che però riteniamo non saranno rinnovate.
– La riunione di politica monetaria del 15-16 dicembre, che nelle intenzioni di qualche mese fa avrebbe dovuto chiarire il percorso della politica monetaria del 2022, avrà luogo in un contesto reso più complicato dal sovrapporsi della nuova ondata di contagi al rialzo dell’inflazione, e potrebbe non essere più così decisiva.
– Le proiezioni ufficiali vedranno un netto innalzamento delle stime di inflazione 2022, mentre quelle di crescita potrebbero essere poco variate. Le proiezioni 2023-24 di inflazione dovrebbero mostrare progressi verso l’obiettivo del 2%, ma cauti (per non alimentare aspettative di rialzi dei tassi nel 2022). L’elevata incertezza della previsione sarà ampiamente sottolineata nei documenti e nella conferenza stampa della presidente Lagarde.
– Gli annunci di politica monetaria saranno più limitati di quanto prospettato nelle precedenti riunioni: * ci attendiamo che la BCE modifichi l’indirizzo sul PEPP, segnalando che interromperà gli acquisti netti dopo il 31 marzo 2022, ma che sarà pronta a continuarli o a riprenderli qualora la fase critica legata al coronavirus si dimostrasse non conclusa. L’estensione dei reinvestimenti oltre il 2023 è possibile, ma probabilmente non sarà annunciata subito.
* Riguardo all’APP, continuiamo a prevedere un transitorio aumento degli acquisti netti dopo la chiusura del PEPP, ma l’annuncio potrebbe essere rinviato al febbraio 2022, dipenderà dall’evoluzione dei dati e potrebbe estendersi a pochi mesi.
* Non ci attendiamo neppure annunci in merito a nuovi programmi TLTRO. La BCE dovrà presto o tardi considerare un aumento del moltiplicatore per la remunerazione delle riserve; di nuovo, però, non ha urgenza di farlo subito.
* Non ci aspettiamo variazioni dei tassi ufficiali prima di metà 2023.
* Riguardo all’indirizzo sui tassi, la BCE potrebbe forse togliere il riferimento alla possibilità di tassi inferiori a quelli attuali, che ormai appare anacronistica. L’incertezza sulle prospettive dell’inflazione ha tolto comunque efficacia alla formulazione della forward guidance, come dimostrato dalla necessità che la Presidente ha sentito di tradurla in indicazioni temporali (rialzi nel 2022 improbabili, mentre nel 2023 tutte le opzioni sono possibili).
FOMC: allarme inflazione! La riunione del 15 dicembre dovrebbe prendere atto dell’aumento dei rischi inflazionistici e delle pressioni sul mercato del lavoro, accelerando il tapering e preparando il terreno per un anticipo della svolta dei tassi. In una fase di persistente eccesso di domanda, il nuovo shock all’offerta causato dalla variante Omicron dovrebbe rendere il Comitato ancora più hawkish, per prevenire effetti di seconda battuta su prezzi e salari.
– Alla riunione di dicembre, il FOMC dovrebbe imprimere un’accelerazione alla marcia verso la normalizzazione della politica monetaria e segnalare che l’aumento dei rischi sull’inflazione e sul mercato del lavoro richiederanno probabilmente un anticipo della svolta dei tassi. Pur in un contesto di grande incertezza, riteniamo che l’arrivo di un nuovo shock negativo all’offerta collegato alla variante Omicron venga letto dal Comitato come un ulteriore motivo per alzare la guardia della politica monetaria di fronte al rischio di diffusione di effetti di seconda battuta su prezzi e salari.
– Il FOMC dovrebbe rilevare che l’inflazione, ormai da diversi mesi ben al di sopra dell’obiettivo, dovrebbe mantenersi elevata più a lungo del previsto, dato che le cause del rialzo, se pure transitorie, persisteranno anche nel 2022. Sul mercato del lavoro, le risorse inutilizzate si stanno riducendo, in presenza di un significativo eccesso di domanda e di salari in rialzo a un ritmo “rapido”. Per ora, la lettura dei rischi collegati alla variante Omicron rafforza le preoccupazioni del Comitato relative agli effetti della scarsità di offerta su prezzi e salari. Come ha detto Powell, “maggiori preoccupazioni riguardo al virus potrebbero ridurre la disponibilità delle persone a lavorare in presenza, rallentando il progresso sul mercato del lavoro e intensificando i blocchi alle catene produttive dell’offerta”.
– La previsione, pur soggetta a incertezza, è che il Comitato proceda quindi con l’annuncio di un raddoppio del ritmo del tapering per dicembre e gennaio (a 30 mld al mese) e segnali il probabile anticipo della svolta dei tassi attraverso uno spostamento verso l’alto del grafico a punti, con la mediana in linea con 2 rialzi nel 2022. Nella conferenza stampa, Powell dovrebbe comunque indicare che la Fed seguirà da vicino l’evoluzione dei dati e dei rischi pandemici, indicando che le condizioni per la svolta dei tassi non sono ancora soddisfatte e l’obiettivo principale al momento è essere pronti a reagire di fronte all’evoluzione dei dati e al possibile materializzarsi dei rischi di surriscaldamento.
– La nostra previsione è di 2 rialzi dei fed funds nel 2022, 3 rialzi nel 2023 e un punto di arrivo dei tassi fra 1,75% e 2% nel 2024. I rischi sono solidamente orientati verso l’alto per tassi e inflazione nel 2022, che potrebbe vedere 3 rialzi in caso di inflazione ostinatamente elevata. Su un orizzonte più lungo, per il 2023-24, il rischio principale, a nostro avviso, è collegato a possibili errori nella rimozione dello stimolo monetario. La Fed è tornata ad avere un ordinamento lessicografico sui suoi obiettivi: per ridurre l’inflazione, potrebbe deprimere eccessivamente la crescita, come nei cicli degli anni ’80-‘90.
Fonte: BondWorld.it
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