De Gaetano Andrea Analista indipendente

BondWorld : Toro alla prova delle banche centrali

BondWorld : Toro alla prova delle banche centrali. Bond periferici europei più vulnerabili

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A cura di Andrea De Gaetano, Analista Indipendente


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Picasso, testa di toro. Pinacoteca di Brera

Settimana cruciale, con decisioni di politica monetaria di FED, BCE, BOE, BOJ e altre 19 banche centrali.

Variante Omicron e prospettive di una stretta monetaria preoccupano.

D’altro canto, utili aziendali, buyback e tassi d’interesse vicini allo zero sostengono le quotazioni dell’azionario.

Una riduzione degli acquisti da parte delle banche centrali potrebbe risvegliare la volatilità. Volatilità che, scesa sull’azionario, rimane alta sulle opzioni sui Treasury USA. Gli investitori comprano assicurazioni per proteggersi da un movimento avverso sui Governativi USA, con il MOVE (Merrill Lynch Option Volatility Estimate) a 78, vicino ai massimi dell’anno.

Inflazione USA al 6.8% in novembre, livelli massimi dal 1982, e disoccupazione al 4.2% rafforzano le attese di tapering da parte della FED.

Martedì 30 novembre, Jerome Powell in un’audizione davanti al Senato USA, ha detto che non vede più l’inflazione “transitoria”. L’inflazione salita oltre le attese in novembre conferma le parole di Powell.

Tuttavia, il mercato non sembra spaventato dalle parole di Powell.

I Treasury Bond hanno fatto spallucce all’uscita dei dati sull’inflazione sui massimi degli ultimi 39 anni, con rendimenti scesi sulla parte lunga della curva. Trentennale in calo dal 2.50% di marzo all’1.85% di oggi.

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Rendimenti in rialzo sulle scadenze brevi: il 2 anni è salito dallo 0.11% di marzo allo 0.66% di oggi. Sestuplicato in meno di 9 mesi.

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Storicamente, l’appiattimento della curva dei rendimenti anticipa periodi di rallentamento economico.

Christine Lagarde, rimasta colomba, ora si trova sotto pressione, con Covid e inflazione in aumento.

“Gli effetti negativi degli acquisti di bond stanno aumentando, mentre i benefici stanno svanendo”, sostiene Isabel Schnagel, membro esecutivo della BCE, responsabile delle operazioni di mercato. Pur favorevole a una riduzione degli acquisti, Schnabel evidenzia il rischio della “frammentazione dell’area euro”.

Parole che evocano un allargamento degli spread di credito, di cui già ci sono i sentori.

L’attesa del mercato è che la “flessibilità” annunciata da Christine Lagarde si traduca in uno switch dal programma emergenziale PEPP, che a marzo 2022 terminerà, al programma di acquisti preesistente PAP.

Vedendo quello che è successo in Paesi che hanno alzato o abbassato troppo i tassi, si capisce la cautela di Fed e BCE.

Il Brasile è entrato in recessione tecnica. Per placare l’inflazione, all’11%, la banca centrale brasiliana ha alzato i tassi dell’1.50%, il più forte rialzo dei tassi d’interesse in 20 anni, portandoli al 7.75% (in marzo 2020 erano al 2%). Ciò ha coinciso con una contrazione economica dello 0.1% nel terzo trimestre rispetto al trimestre precedente, che già aveva registrato una contrazione dello 0.4%.

All’estremo opposto, la banca centrale turca. Pilotata da Erdogan, nonostante l’inflazione oltre il 21%, ha tagliato i tassi dal 19% al 15% e ha portato la lira turca al collasso.

Il cambio Euro/Dollaro USA, compresso tra 1.12 e 1.14 da circa un mese, attende il semaforo delle banche centrali per prendere una direzione, che prenderà forma sotto 1.11 o sopra 1.1450.

Il panorama di Fed più aggressiva della BCE gioca a favore di dollaro, ma potrebbe essere già scontato nei prezzi, cosa per cui abbiamo alleggerito dollari nelle ultime settimane.

FED e BCE saranno prudenti e, salvo qualche scossone di breve, i mercati sembrano ancora ben intonati. L’euforia è passata, ma è presto per parlare di recessione. Per ora, nonostante il rallentamento, l’economia e utili aziendali sono in fase espansiva e le banche centrali accompagnano il mercato.

Più leggeri, ma rimaniamo investiti.

Fonte: BondWorld.it


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