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Intesa Sanpaolo : Area euro stima annua del PIL tedesco

Intesa Sanpaolo – In area euro questa settimana la stima annua del PIL tedesco nel 2021 offrirà maggiori spunti sulla performance dell’economia nel 4° trimestre.

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– In area euro la produzione industriale dovrebbe essere tornata a calare a novembre mentre in Francia la stima finale dovrebbe confermare la stabilizzazione dell’inflazione a dicembre. Questa mattina i dati sul mercato del lavoro di novembre dovrebbero riportare una stabilizzazione del tasso di disoccupazione al 9,4% in Italia e in calo di un decimo al 7,2% nel complesso dell’Eurozona.

Sul fronte BCE, Philip Lane ha ribadito di attendersi che l’inflazione cali nel corso del 2022, diventando marginalmente inferiore all’obiettivo nel biennio 2023-24. Isabel Schnabel ha ammesso che gli shock temporanei di offerta, come quello energetico, giustificano una deviazione dagli obiettivi di inflazione; tuttavia, basterebbe che il prezzo del petrolio restasse sui livelli del novembre 2021 perché l’inflazione raggiunga l’obiettivo nel 2024.

Inoltre, la transizione energetica introduce rischi al rialzo nella previsione di inflazione di medio termine. Schnabel prospetta due scenari in cui la politica monetaria dovrà cambiare strada: il primo è quello di un aumento eccessivo delle aspettative di inflazione; il secondo, l’introduzione di una carbon tax associata a misure redistributive che ne compensino gli effetti negativi sulla domanda. Oggi non sono in agenda discorsi, mentre domani la presidente Lagarde interverrà alla cerimonia di insediamento del nuovo presidente della Bundesbank, Nagel.

Venerdì in area euro l’inflazione è salita di un decimo al 5% a/a a dicembre, massimo dall’inizio delle rilevazioni nel 1998. Riteniamo che nel corso del 2022 il trend per l’inflazione sarà discendente ma il ritorno sotto quota 2% è previsto solo a marzo 2023; inoltre, la forte incertezza sull’andamento dei prezzi energetici rende le proiezioni molto instabili. Anche l’inflazione BCE core è cresciuta di un decimo al 2,7% a/a guidata dall’accelerazione dei prezzi dei beni manufatti.

L’indice di composito di fiducia economica ESI della Commissione Europea è calato al 115,3 da 117,6 a dicembre, penalizzato dall’impatto della risalita dei contagi sull’attività nei servizi, su livelli coerenti con una frenata della ripresa a fine anno. A novembre le vendite al dettaglio sono cresciute di +1,0% m/m da +0,3% m/m precedente mentre in Francia la spesa per consumi è rimbalzata di +0,8% m/m da -0,6% m/m. La produzione industriale francese è invece calata di -0,4% m/m da +0,9% m/m di ottobre: nel caso di una stagnazione a dicembre l’output industriale chiuderebbe il 4° trimestre in contrazione.

– Negli Stati Uniti, il focus questa settimana sarà sul CPI di dicembre, atteso in rialzo di 0,4% m/m per l’indice headline e 0,5% m/m per quello core, sulla scia di persistenti rincari sia per i beni sia per i servizi. Su base tendenziale la variazione dei due indici dovrebbe toccare il 7% a/a e 5,3% a/a, rispettivamente, sui massimi dal 1982. Il PPI di dicembre dovrebbe registrare ancora incrementi sostenuti, ma dare segnali di marginale moderazione del trend inflazionistico. Le vendite al dettaglio di dicembre sono previste invariate su base mensile e in calo di -0,4% m/m in termini reali, con indicazioni di rallentamento per la dinamica dei consumi di inizio 2022.

La produzione industriale di dicembre dovrebbe segnare una variazione di 0,4% m/m, con un moderato sostegno del settore auto. Infine, la fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a gennaio (prel.) dovrebbe essere in modesto rialzo a 71,5 da 70,6, ma con rischi verso il basso per l’aumento dei contagi. L’audizione di Powell in Congresso per la sua conferma a presidente della Fed sarà un evento centrale: probabilmente Powell darà supporto alla previsione di un anticipo della svolta dei tassi e di una riduzione del bilancio in tempi relativamente ravvicinati.

Venerdì, l’employment report di dicembre ha dato informazioni miste, ma complessivamente in linea con un mercato del lavoro sotto pressione. I nuovi occupati registrati dall’indagine presso le imprese sono stati 199 mila (media a 3 mesi: 365 mila), ma l’occupazione rilevata con l’indagine presso le famiglie è cresciuta di 651 mila, dopo 1,1 mln a novembre. Il tasso di disoccupazione è sceso a 3,9% da 4,2%, con la forza lavoro circa invariata, e i salari orari sono aumentati di 0,6% m/m (4,7% a/a). Nell’insieme i dati segnalano che ormai la massima occupazione è qui, ora.

Daly (San Francisco Fed), pur senza specificare quando prevede la svolta dei tassi, ha detto di essere d’accordo con l’accelerazione del tapering decisa a dicembre e ha indicato che “dopo uno o due rialzi” potrebbe essere appropriato iniziare a ridurre la dimensione del bilancio. A nostro avviso, nello scenario ora centrale di svolta a marzo, la Fed potrebbe iniziare a non rinnovare tutti i titoli in scadenza a settembre.

Fonte: BondWorld.it


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