Intesa Sanpaolo – In area euro verrà pubblicato oggi il dato sulla produzione industriale di novembre.
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Alla luce dei dati nazionali già pubblicati rivediamo al rialzo le nostre precedenti previsioni e stimiamo una crescita di +0,2% m/m (+0,8% a/a) che rappresenterebbe il secondo rialzo mensile consecutivo.
Ieri in Spagna la produzione industriale è cresciuta di +4,5% m/m (+4,8% a/a) ben oltre le attese dopo la contrazione di -0,3% m/m registrata in ottobre. In Italia invece le vendite al dettaglio sono calate di -0,4% m/m in valore (-0,6% m/m in volume) con una flessione di quelle di beni alimentari mentre sono rimasti stagnanti gli acquisti di beni non alimentari. In Eurozona invece nel 3° trimestre il tasso di risparmio è sceso al 15% da un precedente 19%, sui minimi dall’inizio della pandemia ma ancora al di sopra della media pre-Covid di oltre 2 punti percentuali.
Il discorso di Lagarde all’insediamento di Nagel come presidente della Bundesbank non ha offerto spunti di interesse. La presidente della BCE ha ribadito l’impegno a garantire la stabilità dei prezzi. Nagel ha detto che l’aumento dell’inflazione non è esclusivamente dovuto a fattori temporanei e che i rischi rispetto alla previsione BCE sono al rialzo.
– Negli Stati Uniti, il CPI di dicembre dovrebbe registrare variazioni di 0,4% m/m e 0,5% m/m per gli indici headline e core, rispettivamente. gli aumenti dovrebbero essere sostenuti e diffusi alla maggior parte dei settori. Su base tendenziale, l’inflazione dovrebbe toccare il 7% a/a e 5,4% a/a, sui massimi dal 1982. Il Beige Book dovrebbe riportare un quadro di attività in crescita, con temporanei freni collegati a Omicron, e segnalare persistente eccesso di domanda sia per i beni sia per il lavoro, con rialzi diffusi di prezzi e salari.
Ieri, durante l’audizione in Senato per la conferma della sua nomina a presidente della Fed, Powell ha ribadito l’impegno a intervenire per evitare che l’inflazione elevata si radichi nell’economia e generi una spirale salari/prezzi. Secondo Powell, l’offerta dovrebbe normalizzarsi nel 2022, riducendo una parte delle pressioni inflazionistiche, ma “se vedremo l’inflazione persistere su livelli elevati più a lungo di quanto atteso e dovremo alzare di più i tassi nel tempo, lo faremo”. Powell ha aggiunto che “è veramente ora di muoversi dalle condizioni di emergenza (…) verso un livello più normale”, dando implicitamente supporto alla previsione di una svolta dei tassi a marzo. Riguardo al bilancio, secondo Powell una riduzione potrebbe iniziare “forse più avanti nell’anno”. Bostic (Atlanta Fed) ha detto di essere favorevole a un rialzo a marzo, in linea con le posizioni di Bullard e Barkin. George (Kansas City Fed) ha detto che, anche se la pandemia continua, “è venuto il momento di traghettare l’economia dall’attuale stance da crisi verso una posizione più normale”. Mester (Cleveland Fed) ritiene che, se l’economia a marzo sarà simile a quella attuale, sarebbe favorevole a un rialzo a quella riunione. Ormai il consenso a favore di una svolta dei tassi a marzo è diffuso nel FOMC e lascia pochi dubbi riguardo alla tempistica del primo rialzo.
– In Cina l’inflazione dei prezzi al consumo è rallentata da 2,3% a/a in novembre a 1,5% in dicembre, ritornando sui livelli di ottobre e registrando un calo dello 0,3% m/m. La discesa, superiore alle attese (consenso Bloomberg 1,7% a/a), è stata aiutata da un effetto base favorevole e guidata dal comparto dei beni (-0,4% m/m in dicembre da +0,9% m/m in novembre rispetto a una variazione nulla nei servizi), in particolare dagli alimentari (-0,6% m/m e -1,2% a/a, escluso tabacco) e dal rallentamento dei prezzi dei carburanti (da 35% a/a in novembre a 22% a/a in dicembre, con un calo del 5,2% m/m).
La mancanza di pressioni su altri comparti ha mantenuto stabile l’inflazione core a 1,2% a/a mentre l’inflazione dei prezzi alla produzione è scesa più delle attese (consenso Bloomberg 11,3%) a 10,3% a/a in dicembre da 12,9% a/a in novembre, con un calo dell’1,2% m/m, il primo da maggio 2020, guidato dalle materie prime industriali. L’inflazione dei prezzi alla produzione dovrebbe continuare a scendere nei prossimi mesi anche grazie a un forte effetto base favorevole. Quest’ultimo dovrebbe contrastare eventuali rischi al rialzo derivanti da possibili ulteriori interruzioni delle catene produttive in seguito all’ultima ondata di contagi. L’inflazione dei prezzi al consumo dovrebbe rimanere contenuta, al di sotto del 2% per gran parte dell’anno, grazie al rallentamento degli alimentari e all’assenza di pressioni da domanda.
Fonte: BondWorld.it
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