Intesa SanPaolo Flash Macro Daily

Intesa Sanpaolo : Area Euro indice di fiducia dei consumatori della Commissione Europea

Intesa Sanpaolo – L’unico dato macroeconomico di rilievo previsto oggi è l’indice di fiducia dei consumatori della Commissione Europea nell’area euro, visto in calo a -8,9 a gennaio, da -8,3 precedente.

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L’elevata incertezza relativa alla situazione sanitaria e il rincaro del costo della vita dovrebbero erodere i redditi e la capacità di spesa e risparmio dei nuclei famigliari per tutti i mesi invernali.

Ieri la seconda lettura ha confermato che l’inflazione nell’area euro è salita di un decimo, toccando così il 5% a/a in dicembre, massimo dall’inizio delle rilevazioni nel 1998. Riteniamo che nel corso del 2022 il trend possa essere discendente, tuttavia, il ritorno sotto quota 2% è previsto solo nel 1° trimestre 2023; inoltre, la forte incertezza sull’andamento dei prezzi energetici rende le proiezioni molto instabili. Anche l’indice core BCE è cresciuto di un decimo al 2,7% a/a, guidato dall’accelerazione dei prezzi dei beni manufatti.

Il resoconto della riunione BCE di politica monetaria del 16/12 conferma che il dissenso in merito alle decisioni aveva riguardato l’aumento temporaneo degli acquisti netti APP, l’estensione dei reinvestimenti PEPP fino al 31/12/2024 e anche la flessibilità dei reinvestimenti stessi. L’obiezione all’estensione dei reinvestimenti era motivata dalla preoccupazione che ciò potesse portare a un indebito appiattimento della curva dei rendimenti nella fase di rialzo dei tassi ufficiali. Comunque, la decisione era stata alla fine sostenuta da “un’ampia maggioranza”. Il resoconto evidenzia anche ampio accordo in merito all’opportunità di adottare un approccio alla politica monetaria “graduale, flessibile e orientato dai dati”, con la possibilità di un’azione più rapida rispetto a quanto prospettato se l’inflazione non fosse scesa tanto rapidamente quanto nella previsione centrale dello staff. In effetti, dal documento emerge molta incertezza riguardo all’andamento futuro dell’inflazione.

– Negli Stati Uniti, oggi non ci sono dati di rilievo in agenda. Ieri, l’indice della Philadelphia Fed a gennaio è aumentato a 23,2, con indicazioni di espansione moderata per attività, consegne, ordini e occupazione. Gli indici di prezzo continuano a segnalare significative pressioni verso l’alto, soprattutto per gli input. Gli indicatori a 6 mesi puntano a un proseguimento della crescita. Le imprese prevedono ampi aumenti dei costi nel prossimo anno, con +8,9% per le materie prime e 6,4% per le retribuzioni, in netto rialzo rispetto all’anno precedente.

Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione al 15 gennaio sono in rialzo di 55 mila unità, a 286 mila, probabilmente in parte per via dei problemi di destagionalizzazione dopo le festività e in parte per via degli effetti di Omicron. Le vendite di case esistenti a dicembre sono calate a 6,18 mln (-4,6% m/m), da 6,48 mln di novembre, ma restano elevate e sempre superiori ai livelli pre-pandemici. Le scorte di case invendute toccano un nuovo minimo, a 1,8 mesi di vendite, e confermano le pressioni del mercato immobiliare, con prezzi rialzo di 14% a/a e rischi verso l’alto per la componente abitazione del CPI e del deflatore.

– In Giappone, il CPI core a dicembre è aumentato di 0,5% a/a. L’indice è in rialzo di 0,1% m/m e, escludendo anche l’energia, è invariato (-0,7% a/a). Il sentiero dell’inflazione nella prima parte del 2022 sarà spinto verso l’alto dal contributo dell’energia e dalla fine degli effetti negativi delle tariffe della telefonia mobile, che dovrebbero concludersi ad aprile. La variazione annua dovrebbe mantenersi fra 0,7 e 0,8% a/a fra febbraio e marzo, per poi balzare a 1,7% a/a ad aprile.

Successivamente, sulla scia dell’atteso calo dell’energia e di un andamento moderato per i prezzi core ex-energia, l’inflazione dovrebbe tornare a scendere su livelli di poco superiori all’1%, con rischi verso il basso in caso di reintroduzione dei sussidi governativi alle attività ricreative e al turismo, in parte compensati dal deprezzamento dello yen. Per ora la BoJ ha arginato le speculazioni su una possibile svolta dei tassi con le affermazioni esplicite di Kuroda, secondo cui “i prezzi non stanno crescendo stabilmente verso il 2%” e, pertanto, non è il caso di alzare i tassi né di discuterne.

Fonte: BondWorld.it


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