ITALY 25

Area euro: percorso a ostacoli

Continuiamo a prevedere un rallentamento contenuto dell’economia europea nel 2012: 1,0% dall’1,8% stimato per il 2011. Tuttavia, il perdurare delle tensioni sui mercati aumenta i rischi verso il basso. Il deficit di crescita rischia di compromettere il conseguimento degli obiettivi fiscali, nonostante le onerose misure già adottate. La zona euro potrebbe trovarsi schiacciata nella morsa di consolidamento fiscale e bassa crescita…


Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter settimanale gratuita.
Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Crescita a rischio incertezza
Il nostro scenario centrale per la zona euro rimane di rallentamento moderato del ciclo nel 2012, all’1,0% da una stima dell’1,8% nel 2011. Rispetto a giugno, abbiamo tagliato le previsioni di tre decimi nel 2011 e di circa mezzo punto nel 2012, meno della media degli analisti di Consenso (che ha rivisto da giugno a settembre le stime 2012 di 0,7). La revisione alle nostre previsioni incorpora:

– Un contesto internazionale meno favorevole: la domanda estera continuerà a sostenere le esportazioni dell’area euro, ma meno di quanto ci aspettavamo prima dell’estate. Il PMI globale ad agosto è scivolato sotto quota 50. A settembre, l’indice PMI manifatturiero sull’andamento degli ordini dall’estero è crollato a 45,8 nell’area euro e anche in Germania sta perdendo quota vertiginosamente (a 44,12 da 51,0 di giugno). La produzione manifatturiera risentirà del minore impulso del canale estero già in autunno.

-L’impatto dell’anticipo al 2012-13 di misure restrittive in Italia (1,5% di PIL), Francia (0,6%, le misure sono solo per il 2011-12) e Spagna (0,5%) che si sommano alla restrizione fiscale di circa 2,0% per il 2011-12, stimata dalla Commissione Europea la scorsa primavera1.

– L’ulteriore stretta fiscale e l’elevato grado d’incertezza sull’evoluzione della crisi del debito sovrano penalizzeranno l’andamento della domanda interna. Il morale delle famiglie è in caduta libera (a settembre si è assestato a -18,9 da -16,5 in agosto, una deviazione standard al di sotto della media di lungo termine). Sulla preoccupazione per l’andamento ciclico, le famiglie hanno segnalato l’intenzione di ridurre gli acquisti nei prossimi mesi. L’aumento della tassazione e dei prezzi amministrati, unitamente a una più che probabile stagnazione di salari e occupazione, freneranno la dinamica del reddito disponibile e dei consumi, che vediamo crescere di 0,6%-0,7%, nel biennio in corso. Le imprese, data la scarsa visibilità, probabilmente limiteranno la spesa in macchinari (2,4% nel 2012 da una stima di 6,8% nell’anno in corso). In questo scenario è difficile che la disoccupazione possa retrocedere dai livelli attuali, non escludiamo anzi che possa aumentare (10,2%) nei prossimi nove mesi, dato anche il minor margine di manovra per sostenere l’occupazione.

– Le nostre previsioni scontano una soluzione “cooperativa” alla crisi del debito sovrano e danni contenuti dai ricorrenti intoppi politici sulle riforme dell’EFSF.

– Nel nostro scenario centrale la BCE rimane accomodante sulla liquidità ancora a lungo e attiva con il SMP. Non escludiamo che la BCE possa re-introdurre operazioni a 12 mesi e/o intervenire sul tasso sui depositi per cercare di scoraggiare l’ampio parcheggio di liquidità.

23092011 1

Riconosciamo che le nostre stime sono soggette a notevoli rischi verso il basso. Dato l’elevato grado di incertezza e la persistenza delle tensioni di mercato, la domanda interna potrebbe essere maggiormente penalizzata. Il costo di finanziamento sul mercato per le imprese è salito significativamente e l’accesso al credito potrebbe essere limitato ulteriormente. Del resto gli indici di fiducia segnalano un quadro anche peggiore di quanto incorporato nelle nostre stime. L’indice di fiducia economica elaborato dalla Commissione si è assestato a 98,3: si ricorda che la soglia di 100 segna lo spartiacque per una crescita al di sotto della norma storica. Il PMI composito area euro a settembre si è assestato appena sotto 50 mentre l’indice per il manifatturiero è a 48,4 (livelli coerenti con una stagnazione della produzione industriale a fine estate). E’ possibile che l’andamento delle indagini congiunturali sia esacerbato, in questa fase, dalle tensioni di mercato, i dati reali su produzione, ordini ed export si fermano a luglio. E’ difficile, quindi, valutare quanto del pessimismo estivo si materializzerà. Tuttavia, è chiaro che le indagini di clima segnalano quanto meno uno stallo del PIL area euro a fine anno. Senza arrivare a considerare scenari estremi, in cui la crisi sul debito vede una soluzione disordinata o le tensioni si estendono al sistema bancario con una strozzatura del credito, valutiamo che i rischi per le nostre stime 2011-2012 siano verso il basso.

Deficit a rischio crescita
Il rallentamento congiunturale già in atto e prospettive di crescita meno brillanti per il 2012, rispetto alla scorsa primavera, rischiano di compromettere, almeno in parte, il processo di consolidamento fiscale in alcuni paesi membri.

Le tensioni di mercato e l’allargamento degli spread aggiungono ulteriore pressione sulla dinamica dei saldi di bilancio.
Per contrastare l’effetto della minor crescita e delle crescenti pressioni di mercato Italia, Francia e Spagna hanno varato, nei mesi estivi, misure correttive addizionali rispettivamente per 1,1%, 0,6% e 0,2% di PIL nel 2012. L’impatto sul 2011 è più contenuto ed è nell’ordine di 0,1% di PIL in Francia e Italia, mentre in Spagna le misure valgono poco meno di uno 0,4% di PIL. La caratteristica comune delle manovre estive è una forte leva sulle entrate più che sulla spesa.

Per valutare quanto i paesi della zona euro siano distanti dai target di bilancio posti nei Programmi di Stabilità (PS) abbiamo cercato di quantificare le ripercussioni del ciclo meno favorevole sui saldi di bilancio ed in particolare sul saldo primario nel 2011 e nel 2012. Nel contempo abbiamo incorporato l’impatto delle manovre estive nell’andamento dei saldi. Per quantificare l’effetto della minore crescita sul saldo primario, abbiamo derivato la componente ciclica dei saldi di bilancio (differenza tra saldo primario e saldo primario corretto per il ciclo). Abbiamo quindi osservato come quest’ultima si è mossa al variare dell’output gap tra il 1997 e il 2008. Troviamo che in media il range di risposta della componente ciclica dei saldi all’output gap è tra 0,4% e poco più di 0,5%. Utilizzando le previsioni di PIL potenziale della Commissione e le nostre stime di crescita recenti per l’area euro abbiamo ricalcolato l’output gap e quindi la componente ciclica per il 2011 e il 2012, e derivato nuovamente il saldo primario. Sostanzialmente, invece di usare le stime di crescita dei PS, incorporiamo le nostre e valutiamo l’effetto sul saldo primario. Per Grecia, Irlanda e Portogallo la componente ciclica dei saldi è quella calcolata dal FMI nell’ultimo Fiscal Monitor, dal momento che le Review della Commissione non danno le previsioni dei saldi corretti per il ciclo. La nostra analisi è soggetta a una serie di fragilità in quanto le stime di output gap tendono tipicamente ad essere riviste con ripercussioni anche sulla stima dei saldi corretti per il ciclo.

Per quel che riguarda l’impatto delle manovre sui saldi strutturali stimiamo che le misure in Spagna abbiano un effetto permanente sui saldi di finanza pubblica con l’eccezione del contributo dell’imposta sui patrimoni, che è stata reintrodotta solo per il 2011 e il 2012.

L’impatto quindi sui saldi strutturali è di 0,2% nel 2011 e di 0,1% nel 2012. Tale manovra dovrebbe essere appena sufficiente a raggiungere il target di un deficit al 6,0% nel 2011.

L’andamento dei saldi di cassa suggerisce che il fabbisogno delle Amministrazioni centrali è in linea con i target fissati nel PS. Tuttavia, come è già avvenuto lo scorso anno, potrebbe verificarsi uno sforamento di circa uno 0,3% degli Enti locali rispetto al target del Programma di Stabilità fissato all’1,2% di PIL. Le misure potrebbero comunque risultare insufficienti al conseguimento di un deficit del 4,4% nel 2012 e di un saldo primario di -1,9% di PIL, dal momento che le nostre stime di crescita sono molto più basse di quelle incorporate nel PS. In Francia valutiamo che le misure adottate per un complessivo 0,6% di PIL abbiano un effetto permanente sui saldi primari sia nel 2011 sia nel 2012. Nel complesso, le misure potrebbero rivelarsi appena sufficienti a contrastare l’effetto negativo sui saldi della minor crescita.

Per quel che concerne la manovra italiana stimiamo che l’impatto sul saldo primario di bilancio sia di uno 0,1% nel 2011 e di 1,3% nel 2012, in linea con le stime pubblicate nell’editoriale del 16.09.2011.

23092011 2

La nostra analisi suggerisce che quasi tutti i paesi rischiano di non centrare gli obiettivi di saldo primario 2012, ma il quadro non è drammatico. La manovra francese dovrebbe essere appena sufficiente a ricondurre i saldi in linea con il target originario. In Italia, le misure adottate dovrebbero consentire, come richiesto in estate, di raggiungere risultati migliori rispetto agli obiettivi inizialmente posti nel PS, sebbene non sufficienti a garantire nel 2013 il pareggio di bilancio.

In Spagna, invece, potrebbero essere necessarie risorse aggiuntive per ancora quasi mezzo punto di PIL. Il deficit di crescita 2012 potrebbe risultare difatti particolarmente marcato rispetto alle stime di Governo (2,3%), ma è assai improbabile che si abbiano ulteriori novità in tempi brevi dal momento che il paese va alle elezioni il prossimo novembre. Per Grecia, Irlanda e Portogallo abbiamo utilizzato le stime di saldo primario e crescita riportate nelle Review estive della Commissione. Come può notarsi lo sforzo fiscale di Irlanda e Portogallo potrebbe dover essere ancora potenziato, ma non tanto quanto in Grecia.

23092011 3

Se i saldi primari dovessero effettivamente scostarsi dagli obbiettivi posti nei PS , lo sforzo di consolidamento fiscale per il 2013-14 aumenterebbe, dal momento che quasi tutti i Paesi si troverebbero più distanti dal saldo primario che noi stimiamo necessario per stabilizzare il debito sul livello di fine 2010. La zona euro rischia di trovarsi schiacciata nella morsa del consolidamento fiscale e bassa crescita.

Box – Le manovre estive di Francia e Spagna
In Francia, il Governo ha annunciato il 24 agosto una manovra da 12,6 miliardi sul biennio 2011-12, principalmente incentrata sulle entrate (11,1 miliardi) e delle misure sulle entrate oltre la metà deriva da un taglio delle agevolazioni fiscali. I tagli della spesa (1,5 miliardi) consistono in una riduzione dei budget ministeriali. In totale, la correzione ammonta ad appena un decimo di PIL per quest’anno e a mezzo punto l’anno prossimo. La correzione, come nel caso dell’Italia, si innesta su un quadro già restrittivo delineato con la manovra dello scorso anno.

23092011 4

In Spagna, il Governo ha deciso un ulteriore “fine tuning” rispetto al già corposo pacchetto di manovre adottato in precedenza. Le nuove misure aggiuntive varate dal Governo tra metà agosto e metà settembre valgono 4 miliardi di euro (ovvero quasi mezzo punto di PIL) già sul 2011, che si innesta sul quadro già ampiamente restrittivo delle misure messe in campo a più riprese sugli anni 2010-14.

23092011 5

1 EU Commission: EU Economy, maggio 2011 pp. 36. La restrizione fiscale è valutata come variazione del saldo primario strutturale ovvero del saldo primario al netto degli effetti ciclici e delle misure one–off.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

  2. Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.


Normal 0 14 MicrosoftInternetExplorer4

I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.