Intesa Sanpaolo – Questa mattina in Germania la stima finale ha confermato che a gennaio l’inflazione armonizzata è scesa al 5,1% a/a, mentre quella nazionale al 4,9%. L’inflazione è attesa restare sopra la soglia del 2% per tutto il 2022.
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Ieri la Commissione Europea ha pubblicato le previsioni economiche d’inverno. Le stime sulla crescita del PIL sono state riviste al ribasso per il 2022 (a 4% da 4,3% precedente) e al rialzo per il 2023 (a 2,7% da 2,4%); inoltre, sono state riviste verso l’alto in misure considerevole le proiezioni di inflazione sull’intero biennio 2022-23: a 3,5% (da 2,2%) per l’anno in corso e 1,7% (da 1,4%) per quello successivo.
La presidente della BCE, Christine Lagarde, ha utilizzato un’intervista a Redaktionsnetzwerk Deutschland per ribadire che l’aggiustamento della politica monetaria procederà per gradi. La BCE si sta avvicinando all’obiettivo, “il che ci consentirà di ritirare gradualmente parte dei nostri interventi”, “ma ciò può essere fatto soltanto per gradi”. Il processo di normalizzazione è più cauto rispetto ad altre economie perché l’eurozona non presenta sintomi di surriscaldamento. Riguardo al rischio di spirale prezzi-salari, Lagarde ha detto che la BCE dovrà agire se gli incrementi diventassero superiori a quanto giustificato dall’inflazione di medio termine e dall’aumento della produttività, ma che per ora ciò non si è verificato in nessun paese dell’area euro. Anche il vicepresidente De Guindos ha sottolineato che l’eurozona si trova in una situazione diversa rispetto ad altre economie.
– Negli Stati Uniti, oggi è in pubblicazione la fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan a febbraio (prel.), che dovrebbe stabilizzarsi a 67,5, vicino al livello di gennaio restando sui minimi post-pandemia. L’indagine sarà particolarmente importante per valutare il trend delle aspettative di inflazione, che a gennaio sono salite a 3,1% (massimo dal 2011) sull’orizzonte a 5-10 anni.
Ieri, il CPI ha nuovamente sorpreso verso l’alto, con un aumento a gennaio di 0,6% m/m sia per l’indice headline sia per quello core. Per la settima volta in dieci mesi il CPI core è cresciuto di almeno 0,5% m/m. L’inflazione headline, a 7,5% a/a, e quella core, a 6% a/a, sono sui massimi dal 1982. L’inflazione core è spinta sia dai beni sia dai servizi. I beni core hanno prezzi in rialzo di 1% m/m (11,7% a/a). Per i servizi ex-energia, la variazione complessiva è di 0,4% m/m (4,1% a/a), spinta da affitti e affitti figurativi (0,4% m/m) e dai servizi medici (0,6% m/m). Le variazioni sono diffuse e non riflettono solo aggiustamenti di prezzi relativi: emerge ormai un concatenamento di rialzi che si trasmette da un settore all’altro e si collega anche all’andamento dei salari.
Il FOMC ha ancora due dati importanti da valutare prima della riunione di metà marzo: l’inflazione e l’occupazione (cioè i salari) di febbraio. Alla luce dei dati disponibili finora, sembra chiaro che i rialzi fra marzo e giugno non saranno “graduali”, cioè saranno più rapidi rispetto al ritmo di 25pb a trimestre visto nel 2015. Prevediamo aumenti per 75pb fra marzo e giugno, effettuati o con aumenti consecutivi a marzo maggio e giugno, o con un rialzo da 50pb a marzo seguito da almeno un rialzo da 25pb entro giugno. Bullard (St Louis Fed) ha dichiarato di essere favorevole a un intervento da 50pb a marzo, seguito da due rialzi consecutivi che portino l’incremento complessivo dei fed funds a 100pb entro giugno. Bullard ha detto di essere sempre stato più hawkish del resto del FOMC e di avere rivisto significativamente verso l’alto le sue previsioni.
Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione al 5 febbraio sono calati a 223 mila da 239 mila della settimana precedente, su livelli pre-pandemia e circa stabili nelle ultime settimane. I dati sono coerenti con un mercato del lavoro al pieno impiego.
– In Giappone oggi i mercati sono chiusi per una festività nazionale. Ieri la BoJ ha comunicato la disponibilità ad acquistare un ammontare illimitato di JGB a 10 anni a un tasso di 0,25%, garantendo in questo modo il rispetto dell’indicazione di tassi invariati confermata all’ultima riunione. A metà gennaio, il governatore Kuroda aveva ribadito che l’inflazione è prevista intorno all’1% fino al 2024 e aveva affermato che la banca centrale “non si aspetta di alzare affatto i tassi”. L’annuncio di ieri è stato innescato dal movimento di rialzo dei rendimenti nelle ore precedenti, quando i JGB erano arrivati a ridosso del limite superiore dell’intervallo di fluttuazione indicato dalla BoJ, fra -0,25% e +0,25%.
Fonte: BondWorld.it
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