Intesa Sanpaolo – In area euro, la produzione industriale dovrebbe essere cresciuta di 0,7% m/m (-0,5% a/a) a dicembre.
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Il secondo incremento mensile consecutivo non dovrebbe risultare sufficiente ad impedire all’industria di contribuire negativamente alla crescita del valore aggiunto a fine 2021, ma lascerebbe un’eredità statistica favorevole sul 1° trimestre del 2022 quando, nonostante i rischi al ribasso, vediamo un rimbalzo dell’output manifatturiero.
Ieri in Germania l’indice ZEW di febbraio ha visto una crescita a 54,3 da 51,7 precedente; il dato continua ad indicare ottimismo da parte degli analisti finanziari per i prossimi sei mesi. Anche l’indice sulla situazione corrente ha registrato un miglioramento (a -8,1 punti da -10,2 precedente), nonostante il difficile contesto internazionale. Rimane alta l’incertezza sul fronte inflazione: se da un lato poco più del 50% degli operatori vede un calo dell’inflazione dell’Eurozona nei prossimi sei mesi, dall’altro cresce l’indice delle aspettative sui prezzi (+3,6 punti rispetto al livello di gennaio).
Ieri, la seconda stima ha confermato il rallentamento della crescita del PIL dell’area euro a 0,3% t/t (4,6% a/a) nel 4° trimestre. L’occupazione è aumentata, in linea con le attese, di 0,5% t/t (2,1% a/a), da 0,9% t/t precedente. Il ritmo di crescita del PIL dovrebbe rimanere circa stabile a inizio 2022, prima di riaccelerare nei trimestri centrali dell’anno. I dati destagionalizzati sul commercio internazionale di beni a dicembre hanno evidenziato un calo dell’export di -0,6% m/m ed un aumento dell’import di 3,1% m/m. Il deficit commerciale si è quindi ampliato a -9,7 miliardi di euro da -1,8 miliardi di novembre. Nel 4° trimestre le esportazioni nette dovrebbero aver fornito un apporto negativo alla crescita del PIL nell’Eurozona. Nei Paesi Bassi la prima stima del PIL relativa al 4° trimestre ha riportato una crescita di 0,9% t/t (6,1% a/a), a dispetto di una contrazione attesa dal consenso. Lo spaccato ha mostrato un contributo positivo sia per la domanda interna che per il commercio estero. In media annua, il 2021 si chiude con un’espansione del 4,8%.
In un’intervista al Financial Times, Schnabel ha giustificato la necessità di rivedere il piano BCE di riduzione degli acquisti netti con l’argomentazione che la probabilità di stabilizzazione dell’inflazione di medio termine al 2% è aumentata, e che il rischio di agire troppo tardi ora prevale su quello di agire troppo presto. Un’eventuale escalation della crisi russo-ucraina, però, renderebbe “improbabile” un’accelerazione della normalizzazione. Per quanto riguarda le TLTRO, ha fatto capire che le ritiene ormai non più necessarie, anche se BCE dovrà assicurarsi che le scadenze non pregiudichino l’ordinata trasmissione della politica monetaria. Per Villeroy de Galhau (Banque de France), la riduzione degli acquisti netti APP potrebbe avvenire su base mensile o bimestrale, per concludersi nel terzo trimestre; inoltre, la BCE potrebbe togliere dalla forward guidance il vincolo che la fine degli acquisti avvenga “poco” prima del rialzo dei tassi (si veda qui per il discorso completo).
– Negli Stati Uniti, oggi sono in uscita dati rilevanti per lo scenario di crescita. Le vendite al dettaglio di gennaio dovrebbero mostrare una variazione di 1,7% m/m, dopo due mesi deboli, con un ampio rimbalzo nel comparto auto e una ripresa generalizzata anche agli altri comparti. Anche la produzione industriale di gennaio dovrebbe dare informazioni positive grazie all’espansione nelle utility e nell’estrattivo, mentre il manifatturiero dovrebbe essere frenato dall’assenteismo dovuto agli effetti di Omicron. Verranno anche pubblicati i verbali della riunione del FOMC di gennaio, che dovrebbero dare informazioni su due temi centrali. Da un lato, la distribuzione di opinioni riguardo al ritmo atteso dei rialzi dei tassi, con una possibile discussione su rialzi a riunioni consecutive e/o di entità superiore a 25 pb. Dall’altro, lo staff dovrebbe avere aggiornato i possibili scenari per la riduzione del bilancio e i partecipanti dovrebbero aver discusso tempi e entità della fine dei rinnovi dei titoli in scadenza. I verbali sono datati, visto che da metà gennaio gli indicatori macro hanno generato una crescente urgenza per la rimozione dello stimolo monetario, ma dovrebbero fornire informazioni sulle alternative discusse dal Comitato.
Ieri, l’indice Empire della NY Fed di febbraio ha registrato un modesto rialzo a 3,1 da -0,7, con moderati miglioramenti di nuovi ordini, consegne e occupazione. Gli indicatori dell’offerta segnalano ancora difficoltà di approvvigionamento, mentre gli indici di prezzo mostrano stabilità su livelli elevati per i prezzi pagati (a 76,6) e un ampio rialzo per quelli ricevuti (a 54,1 da 37,1), sui massimi storici. Le aspettative a 6 mesi restano in territorio espansivo, anche se su livelli moderatamente più contenuti che a gennaio. Il PPI a gennaio ha sorpreso verso l’alto, con un aumento di 1% m/m (consenso: 0,5% m/m) e una variazione annua di 9,7% a/a, confermando la persistenza delle pressioni verso l’alto sull’inflazione al consumo.
L’amministrazione Biden sta considerando la sospensione dell’imposta federale sulla benzina (18,3 cent/gallone) fino a fine 2022, per contenere la perdita di potere d’acquisto delle famiglie. Il prezzo medio della benzina oggi è circa 3,5 USD/gallone. Una decisione in tal senso avrebbe un impatto modesto sull’inflazione, avvicinerebbe il momento in cui il Highway Trust Fund diventa insolvente (dal 2027 al 2026) e di fatto finanzierebbe l’utilizzo di combustibili fossili, rinnegando gli obiettivi ecologici di Biden.
– In Cina, l’inflazione dei prezzi al consumo è scesa da 1,5% a/a in dicembre a 0,9% a/a in gennaio (consenso Bloomberg: 1,0%), toccando i minimi degli ultimi quattro mesi e posizionandosi poco sopra i valori di metà 2021 (luglio: 0,7% a/a). L’aumento di 0,4% m/m è molto al di sotto della media stagionale a causa del calo mensile dei prezzi dell’abbigliamento e dei servizi per l’abitazione. L’inflazione tendenziale è rallentata in tutti i comparti, e resta ancora in territorio negativo per gli alimentari. L’inflazione core è rimasta invece stabile a 1,2% a/a per il terzo mese consecutivo, al di sotto dei livelli pre-pandemici, confermando l’assenza di pressioni da domanda. L’inflazione dei prezzi alla produzione è scesa più delle attese (consenso Bloomberg: 9,5% a/a), portandosi a 9,1% a/a in gennaio da 10,3% a/a in dicembre, grazie al secondo mese consecutivo di calo dei prezzi. L’inflazione dei prezzi alla produzione è spinta al ribasso dalla decelerazione tendenziale dei prezzi delle materie prime, nonostante gli aumenti degli ultimi mesi. Tuttavia, la variazione dei prezzi dei beni di consumo durevoli, in deflazione da qualche anno, ha registrato un aumento tendenziale per il terzo mese consecutivo. L’effetto base favorevole dovrebbe continuare a mitigare l’inflazione dei carburanti e, insieme al rallentamento di quella degli alimentari, dovrebbe mantenere l’inflazione al consumo verosimilmente al di sotto del 2% per gran parte dell’anno.
Fonte: BondWorld.it
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