Bussola il punto

Il Punto : Quali sono le implicazioni dell’invasione russa dell’Ucraina per l’economia mondiale?

Il Punto : Quali sono le implicazioni dell’invasione russa dell’Ucraina per l’economia mondiale? Più che le sanzioni economiche, ciò che conterà saranno le implicazioni per le forniture di gas all’Unione Europea, difficilmente sostituibili nel breve e nel medio termine.

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Intesa SanPaolo


Siamo di fronte a uno shock idiosincratico negativo importante, che può inserire un cuneo fra l’area euro e il resto del mondo.

– L’invasione russa dell’Ucraina ha portato ieri all’annuncio di sanzioni finanziarie ed economiche contro diverse entità russe da parte di Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e altri paesi. Rinviamo al nostro Macro Flash di oggi per dettagli e fonti, considerando che alcuni tasselli importanti sono ancora in via di definizione. Le misure ridurranno drasticamente l’accesso delle istituzioni finanziarie russe ai mercati finanziari europei e statunitensi, congelano alcune attività finanziarie e introducono forti limitazioni alle esportazioni di tecnologia verso la Russia.

Alle sanzioni occidentali potrebbero seguire misure di rappresaglia commerciale da parte della Russia, ma la modesta rilevanza delle esportazioni dell’area euro verso quel paese (70 miliardi nel 2021, su un totale di 2418 miliardi) significa che le ripercussioni macroeconomiche saranno alquanto modeste, nell’aggregato.

– La nostra opinione è che il canale macroeconomico di impatto largamente prevalente sarà costituito dal prezzo delle materie prime energetiche. L’Unione Europea è fortemente dipendente dalle importazioni di gas naturale russo – per la generazione di energia elettrica, per il riscaldamento delle abitazioni e come input produttivo. L’attacco russo ha causato un balzo delle quotazioni del gas oltre EUR 100/MWh (con picchi ben superiori giovedì 24) e del petrolio a $99/barile. In una nota pubblicata il 16 febbraio, avevamo ipotizzato 3 scenari per il prezzo del gas naturale (associati a scenari analoghi per il petrolio).

Il balzo attuale, se mantenuto, sarebbe coerente con una media per il 1° trimestre 2022in linea con quanto ipotizzato negli scenari 1 e 2, sui quali ora ci concentriamo. Lo scenario 2 diverge dal 2° trimestre, quando i prezzi restano più alti anche nei trimestri successivi, come potrebbe accadere se la Russia continuasse a razionare le forniture, per esempio, limitandole a quanto stabilito dai contratti a lungo termine. Lo sviluppo della crisi rende questo secondo scenario sempre più probabile.

– Questi scenari implicano un drastico peggioramento della bilancia commerciale dell’area euro, che si riflette in una perdita di potere di acquisto per le famiglie (in parte coperta riducendo il risparmio), calo di redditività delle imprese e peggioramento dei conti pubblici. Gli impatti sono molto differenziati per paese, settore economico e livello di reddito (nel caso delle famiglie). Per quanto riguarda gli effetti aggregati, nel primo scenario la crescita dell’Eurozona si riduce di 0,6% nel 2022, a 3,2%, mentre l’inflazione è più alta di 0,8%. Nel secondo scenario, la crescita si riduce di 0,8% e l’inflazione è più alta di 1,1% nel 2022, con effetti che restano significativi e dello stesso segno nel 2023 (-0,7% per la crescita).

L’impatto sulla crescita mondiale sarebbe negativo rispettivamente per 0,2 e 0,3% nei due scenari, così come quello sulla crescita reale degli Stati Uniti. Nel terzo scenario, la crescita dell’area euro scende sotto il 3%. Ciò potrebbe rappresentare una sottostima, perché la simulazione non può catturare le conseguenze di discontinuità legate all’interruzione di produzioni non più economiche con prezzi così alti del gas, o non prioritarie in caso di razionamento della materia prima.

– In effetti, data la mostruosa fragilità del sistema energetico europeo, l’aumento del prezzo potrebbe essere il minore dei problemi, se la Russia attuasse un razionamento aggressivo delle forniture. Come spiega un recente blog post di Bruegel, per questioni infrastrutturali la possibilità di rimpiazzare i flussi con importazioni di LNG o un aumento della produzione domestica è limitata; in caso di una coda di inverno fredda, ci sarebbero poche alternative a una drastica riduzione dei consumi per evitare l’esaurimento delle scorte.

Nello scenario più avverso, la crisi energetica porterebbe a una drastica riduzione dei livelli di attività nell’Eurozona, concentrata soprattutto nel settore industriale dal lato dell’offerta, e ampiamente diffusa a tutte le componenti dal lato della domanda. La crisi implicherebbe anche uno spiazzamento di produzione domestica con importazioni nei settori più energivori.

– Alla luce di queste considerazioni, lo spettro degli scenari di rischio che l’area euro fronteggia sta divergendo nettamente da quello degli Stati Uniti, con implicazioni per la dinamica relativa della politica monetaria e del cambio. Negli Stati Uniti si profila uno shock indiretto di domanda (estera) relativamente modesto, accompagnato da nuove pressioni al rialzo sul costo delle fonti primarie di energia (molte delle quali ora interne). Se l’impatto sulla politica monetaria americana potrebbe non essere importante, invece la BCE dovrà valutare seriamente se sia ancora opportuno accelerare la rimozione delle misure di stimolo.

Fonte: BondWorld.it


Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.

Iscriviti alla Newsletter di Investment World.it

Ho letto
l'informativa Privacy
e autorizzo il trattamento dei miei dati personali per le finalità ivi indicate.