Intesa Sanpaolo – Biden ha firmato un ordine esecutivo che blocca le importazioni dalla Russia di petrolio, alcuni altri prodotti petroliferi, LNG e carbone, in risposta alle pressioni bipartisan dal Congresso e a sondaggi favorevoli al blocco.
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Le imprese hanno 45 giorni per terminare i contratti per la fornitura di energia in essere, mentre vengono proibiti investimenti nel settore energetico russo e i finanziamenti a società estere che investono nel settore. Nel 2021, gli USA hanno importato circa 672 mila barili al giorno di petrolio dalla Russia e le importazioni di prodotti energetici russi nel complesso sono state pari al 7,9% del totale. Le esportazioni russe di petrolio sono pari a circa 7 mln di barili al giorno. Nel frattempo, l’amministrazione Biden ha richiesto ai produttori di petrolio americani di “fare tutto il possibile” per aumentare l’output. Il Regno Unito si è associato agli USA, annunciando un blocco delle importazioni di petrolio russo (che rappresentano circa l’8% del totale) da attuare entro fine anno.
La Commissione Europea ha pubblicato il rapporto RePowerEU, ipotizzando un mix di misure che potrebbero ridurre dell’80% le importazioni di gas dalla Russia entro la fine del 2022. Circa metà della sostituzione verrebbe da maggiori acquisti di LNG; altri contributi rilevanti dall’accelerazione sulle rinnovabili (solare ed eolico), dal risparmio energetico in ambito civile e da maggiori flussi via gasdotto da altri fornitori. Nel rapporto, la Commissione sottolinea che gli Stati membri potrebbero raccogliere fino a €200 mld tassando gli extra-profitti delle società elettriche, risorse che possono essere usate per mitigare l’impatto su industria e consumatori. Il documento preannuncia interventi normativi per imporre il riempimento degli stoccaggi di gas al 90% entro l’1/10, con una “equa allocazione” dei costi.
La Russia ha dichiarato che verranno imposti blocchi a importazioni da alcuni paesi, senza specificare i dettagli, ha annunciato restrizioni sulle esportazioni di materie prime fino al 31/12 (con dettagli anche in questo caso da definire) e ulteriormente limitato la convertibilità del rublo per i privati, imponendo un tetto ai prelievi sui conti in divisa.
– Oggi in Italia la produzione industriale è attesa di nuovo in calo a gennaio, di -0,6% m/m da -1% di dicembre. A inizio anno, l’attività produttiva è stata frenata soprattutto dal picco dell’ondata pandemica, ma nei prossimi mesi peseranno sempre di più i rincari delle materie prime, in un contesto di probabile nuovo aumento delle difficoltà di approvigionamento da parte delle imprese.
Ieri in area euro la seconda stima del PIL ha confermato la crescita di 0,3% t/t nel 4° trimestre del 2021, ma la revisione dei dati relativi a inizio 2021 ha comportato una rilettura al rialzo di un decimo della crescita in media annua, al 5,3%. Nel 4° trimestre si è registrato un calo dei consumi privati a fronte di un rimbalzo degli investimenti; le esportazioni nette hanno contribuito negativamente mentre le scorte hanno offerto un apporto positivo. La fase di debolezza della crescita a causa della pandemia si è estesa al 1° trimestre 2022; soprattutto, il conflitto in Ucraina mette a rischio lo scenario di riaccelerazione attesa a partire dalla primavera. In Italia le vendite al dettaglio sono calate di -0,5% m/m in valore a gennaio (-0,7% in volume), a causa del picco dell’ondata pandemica; la maggiore incertezza, i rincari dei prezzi e lo spostamento di parte della domanda dai beni ai servizi potrebbero frenare le vendite al dettaglio (almeno in termini reali) anche nei prossimi mesi.
– Negli Stati Uniti oggi non ci sono dati in uscita. Ieri la bilancia commerciale di gennaio ha mostrato un deficit record di -89,7 mld di dollari, da 82 mld, sulla scia di un calo delle esportazioni di -1,7% m/m e un incremento delle importazioni di 1,2% m/m.
I flussi sono gonfiati dal rialzo dei prezzi; in termini reali le esportazioni sono calate di -3,9% m/m in parte per via di effetti collegati al comparto dei vaccini. A gennaio i servizi sono stati frenati da Omicron, penalizzando l’avanzo USA. Il canale estero potrebbe sottrarre circa 1 pp alla crescita del 1° trimestre.
– In Giappone, la seconda stima del PIL del 4° trimestre ha registrato una revisione verso il basso, e mostra una variazione di 4,6% t/t ann., da 5,4% della prima stima. Le revisioni sono diffuse a consumi, investimenti residenziali e non residenziali, spesa pubblica ed esportazioni, e mantengono il PIL a fine 2021 ancora modestamente al di sotto del livello pre-Covid.
Le previsioni per il 1° trimestre sono di marginale contrazione sulla scia degli effetti delle restrizioni collegate all’aumento dei contagi di inizio anno.
– In Cina l’inflazione dei prezzi alla produzione è scesa da 9,1% a/a in gennaio a 8,8% a/a in febbraio, meno delle attese (8,6%). L’aumento dello 0,5% m/m, il più elevato da ottobre e seguito a due mesi di cali, è stato trainato dalla risalita dei prezzi delle materie prime industriali. L’inflazione dei prezzi al consumo, in linea con le attese, è rimasta invece invariata a 0,9% a/a grazie, in gran parte, ad un effetto base favorevole, con un aumento dello 0,6% m/m dovuto a alimentari e carburanti.
L’inflazione core, dopo essere rimasta ferma a 1,2% a/a negli ultimi tre mesi, è scesa lievemente a 1,1% a/a. Anche se un effetto base molto favorevole limiterà l’aumento dell’inflazione dei prezzi alla produzione, la risalita dei prezzi delle materie prime energetiche e agricole contribuirà a far salire l’inflazione dei prezzi al consumo nei prossimi mesi. L’inflazione in media annua è attesa rimanere comunque al di sotto del target del governo (3% a/a).
Fonte: BondWorld.it
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