Intesa Sanpaolo – Il Consiglio dell’UE ha esteso le sanzioni economiche alla Russia, allargando la lista di soggetti (imprese e persone fisiche) soggette ad embargo, vietando nuovi investimenti nel settore energetico ed estrattivo e bloccando sia l’import di acciaio e ferro, sia l’export di prodotti di lusso dall’UE verso la Russia.
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Inoltre, la Commissione europea ha ricevuto il mandato di appoggiare in ambito WTO la dichiarazione a favore della sospensione per la Russia dello stato di nazione più favorita in ambito commerciale (v. qui per i dettagli).
– Oggi negli Stati Uniti si conclude la riunione del FOMC, che dovrebbe aprire il ciclo restrittivo della politica monetaria con un rialzo dei tassi di 25pb e maggiori informazioni riguardo a un imminente inizio della riduzione del bilancio. Nelle proiezioni macro, il FOMC dovrebbe rivedere nettamente verso l’alto l’inflazione a fine 2022, e verso il basso il tasso di disoccupazione, e mantenere l’inflazione core attesa sopra il 2% anche nel 2023. Con questo scenario, la mediana dei tassi dovrebbe incorporare rialzi vicini a 1,5pp nel 2022. Un elemento cruciale sarà il punto di arrivo atteso per il 2023, che potrebbe essere vicino alla neutralità (2,5%). I toni della conferenza stampa potrebbero essere hawkish, visto il contesto di inflazione in continuo rialzo, con rischi di un picco ben oltre l’8% a/a. Powell potrebbe indicare che i rialzi saranno attuati a riunioni consecutive e di entità definita in base all’evoluzione dei dati. Le nostre previsioni vedono un rialzo di 25pb a marzo, con interventi consecutivi a tutte le riunioni fino a luglio, e un rialzo atteso nel 2022, pari ad almeno 150pb e un punto di arrivo fra 2,5 e 2,75% nel 2023. L’incertezza sulle previsioni è enormemente amplificata dalla guerra, ma a nostro avviso i rischi per i tassi sono ancora verso l’alto, alla luce delle pressioni inflazionistiche crescenti che aumentano la probabilità di tassi restrittivi, tali da generare un significativo rallentamento della crescita e una possibile recessione.
Le vendite al dettaglio a febbraio sono previste in rialzo di 0,7% m/m (0,1% m/m in termini reali), nonostante la frenata delle auto. Le vendite al netto delle auto dovrebbero registrare invece un nuovo ampio incremento, con una variazione attesa di 1,6% m/m (0,8% m/m in termini reali), in linea con i dati dell’indice CARTS della Chicago Fed, spinte anche da ulteriori rialzi nella ristorazione, con segnali positivi per i consumi del 1° trimestre.
Ieri, il PPI di febbraio ha mostrato un aumento di 0,8% m/m (10% a/a). Il rallentamento dell’inflazione core a +0,2% m/m è dovuta principalmente all’effetto del calo dei prezzi delle attività finanziarie e al loro riflesso sulle commissioni di gestione che hanno determinato una correzione nei servizi core (-0,35% m/m), a fronte di un ampio rialzo per i beni core (0,75% m/m). L’indice Empire della NY Fed contrariamente alle attese positive a marzo è entrato in territorio recessivo, con un calo a -11,8, minimo da maggio 2020. L’indagine mostra crescenti difficoltà dall’offerta (ordini inevasi, tempi di consegna) con prezzi pagati sempre elevati e prezzi ricevuti a un nuovo record. L’indice a 6 mesi è però positivo e in miglioramento e riflette aspettative favorevoli per l’attività.
– Ieri in Germania l’indice ZEW ha registrato la peggior contrazione mensile di sempre, a -39,2 a marzo da 54,3 di febbraio; anche l’indice sulla situazione corrente ha visto un calo a -21,4 da -8,1 precedente. Il dato risente evidentemente della crisi geopolitica internazionale; il preoccupante balzo delle aspettative di inflazione (+107,7 punti rispetto al mese precedente) segnala il rischio di stagflazione. Le preoccupazioni degli analisti riguardano anche l’Eurozona: l’indice delle aspettative dei prezzi cresce di 104,6 punti e più del 75% degli operatori vede una crescita dell’inflazione nell’eurozona nei prossimi sei mesi. In area euro la produzione industriale è risultata stagnante a gennaio; le prospettive per i prossimi mesi non sono incoraggianti: l’industria sarà il settore più penalizzato dallo shock sui prezzi e dalle difficoltà di approvvigionamento di materie prime, e gli effetti non dovrebbero esaurirsi nel breve termine. In Francia l’inflazione di febbraio è stata confermata in salita al 3,6% a/a sull’indice nazionale (massimo dal 2008), mentre è stata rivista al rialzo di un decimo al 4,2% a/a armonizzato (record dall’inizio delle rilevazioni nel 1991); la dinamica dei prezzi è vista salire ancora nei prossimi mesi, avvicinandosi al 6% in media annua nel 2022.
Oggi in Italia la stima finale dell’inflazione di febbraio è attesa confermare l’accelerazione sia sul NIC, da 4,8% a 5,7% a/a (nuovo massimo dal 1995), che sulla misura armonizzata UE, al 6,2% a/a (massimo da quando esiste la serie storica) dal 5,1%, spinta da energia e alimentari. L’inflazione italiana in media d’anno nel 2022 dovrebbe superare il 6%.
Fonte: BondWorld.it
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