Intesa Sanpaolo – Ieri la seconda lettura ha rivisto al rialzo di un decimo l’inflazione di febbraio nell’area euro, a 5,9% a/a (massimo storico da quando esistono dati comparabili ovvero almeno dal 1998) da 5,1% di gennaio.
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L’indice core BCE ha confermato la stima flash, a 2,9% a/a: gran parte dell’eccesso di inflazione è ancora imputabile ai prezzi energetici, ma anche senza lo shock energetico l’inflazione sarebbe ormai sopra l’obiettivo BCE.
Riguardo all’orientamento di politica monetaria, Schnabel (BCE) ha ribadito la sua tesi che la decarbonizzazione sarà associata a un maggior contributo all’inflazione dei prezzi delle materie prime, e che non tutto l’incremento osservato dal 2021 svanirà. Visco (Banca d’Italia) ha ammesso che le aspettative sono ormai quasi del tutto normalizzate, ma ritiene che la risposta a uno shock esogeno equivalente a una tassa non possa venire dalla politica monetaria, soprattutto se la dinamica salariale resta contenuta. Secondo Visco, le proiezioni ufficiali pubblicate lo scorso 10 marzo sono già obsolete; inoltre, tutte le opzioni sono sul tavolo riguardo al terzo trimestre. Knot (DNB) ha detto di auspicare la fine degli acquisti netti a luglio, e considera “realistico” attendersi il primo rialzo dei tassi nel quarto trimestre. La presidente Lagarde ha ribadito che fra l’interruzione degli acquisti e il primo rialzo dei tassi potrebbe esserci “uno spazio aggiuntivo”, se necessario.
– Negli Stati Uniti, la Camera ieri ha approvato quasi all’unanimità un disegno di legge che termina lo status di “nazione più favorita” (MFN) di Russia e Bielorussia, dà al presidente l’autorità per aumentare i dazi anche al di sopra dei livelli derivanti dal passaggio di stato e richiede la sospensione della Russia dal WTO. Il disegno di legge passa oggi al Senato e dovrebbe essere approvato in tempi rapidi. Oggi vengono pubblicate le vendite di case esistenti di febbraio, previste in calo a 5,96 mln da 6,5 mln, frenate dalla carenza di scorte, dai prezzi elevati e dal rialzo dei tassi sui mutui, come segnalato già dalle recenti correzioni dei contratti di compravendita. Inizia anche il flusso di discorsi post-FOMC, con interventi di Bowman e Barkin che dovrebbero confermare la svolta hawkish annunciata da Powell nella conferenza stampa di mercoledì.
Ieri, l’indice della Philadelphia Fed di marzo ha registrato un rialzo di 11 punti a 27,4, con aumenti per ordini, consegne e occupazione (sui massimi storici). Gli indici di prezzo sono in ulteriore rialzo (prezzi pagati a 81, prezzi ricevuti a 54,4. Quasi tutte le imprese segnalano vincoli alla produzione dovuti a scarsità di beni e manodopera e molte prevedono un peggioramento. La produzione industriale di febbraio ha registrato un aumento di 0,5% m/m, dopo 1,4% m/m di gennaio. il manifatturiero segna un balzo di 1,2% m/m, nonostante la correzione di -3,5% m/m nel comparto auto. L’estrattivo è in rialzo di 1% m/m, mentre le utility correggono di -2,7% m/m per motivi legati al clima. Le indicazioni sono generalmente positive per la crescita, nonostante i persistenti colli di bottiglia all’offerta.
– In Giappone, la riunione della BoJ si è conclusa, come atteso, con politiche monetarie invariate. Il comunicato rileva un’accelerazione del trend di crescita, nonostante la debolezza causata dall’impatto di Covid in alcune aree, e sottolinea l’incertezza collegata all’invasione dell’Ucraina. Secondo la BoJ, l’economia risentirà dei rialzi dei prezzi delle materie prime, ma dovrebbe proseguire sul sentiero di ripresa. L’inflazione è prevista in territorio positivo sia per fattori esogeni (energia, aumento dei costi, fine degli effetti della riduzione delle tariffe telefoniche del 2021) sia per la chiusura dell’output gap e per l’aumento delle aspettative di inflazione. I rischi restano verso il basso e la Banca centrale è pronta a intervenire se necessario, ma prevede che gli obiettivi sui tassi a breve e a lungo termine restino stabili sui livelli attuali. La politica monetaria della BoJ dovrebbe restare invariata fino alla fine del mandato di Kuroda, ad aprile 2023.
Il CPI al netto degli alimentari freschi a febbraio è aumentato di 0,6% a/a, da 0,2% a/a di gennaio, sulla scia di rincari energetici e dei primi effetti del confronto con il 2021 nel comparto della telefonia, che aveva avuto una significativa riduzione delle tariffe l’anno scorso. Questo fattore spingerà l’inflazione verso l’1,8% a/a ad aprile. L’effetto dell’energia manterrà l’inflazione sostenuta durante il resto dell’anno, contribuendo per circa 1pp alla previsione di inflazione al netto degli alimentari freschi a ridosso del 2% a fine 2022.
Fonte: BondWorld.it
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