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Italia: verso un biennio di stagnazione. Con rischi recessivi

L’economia italiana è già entrata in una fase di sostanziale stagnazione. Non sono da escludere rischi recessivi, tenuto conto soprattutto degli effetti restrittivi della manovra fiscale. La crescita nel 2012 dovrebbe risultare vicina a zero e, ad oggi, non sembrano esserci motivi forti per vedere un significativo rimbalzo nel 2013…..


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L’economia italiana è già entrata in una fase di sostanziale stagnazione. Il dato sulla produzione industriale di agosto (+4,3% m/m) non deve a nostro avviso ingannare, in quanto probabilmente viziato dalle difficoltà di aggiustamento stagionale tipiche del mese1. Il 3° trimestre potrebbe mostrare una tenuta del PIL, ma il rallentamento (senza escludere tassi di crescita trimestrali negativi) è solo rimandato a fine 2011/inizio 2012. Per l’anno prossimo la nostra stima sul PIL italiano è allo 0,3%, ma di recente sono aumentati i rischi verso il basso su questa stima. Quel che è peggio è che, visti gli effetti restrittivi della manovra fiscale (che valutiamo, tenendo conto degli interventi sia di quest’anno che dello scorso anno, in circa un punto di PIL all’anno sul biennio 2012-13), gli effetti sulla fiducia della crisi finanziaria e il contesto di domanda mondiale meno favorevole, non si vedono motivi per una riaccelerazione se non a 2013 inoltrato.

Industria: prospettive quantomeno fiacche
La performance dell’industria italiana rimane inferiore rispetto alla media dell’area euro. È stato così durante la crisi, e così nel corso del recupero che ha caratterizzato il 2010 e la prima parte del 2011. Ora, già da qualche mese (per la precisione da maggio) la produzione industriale sembra aver segnato il passo, e le indagini segnalano che può trattarsi di una svolta del ciclo. Infatti l’andamento degli ordini, congiuntamente a quello delle scorte (per la verità non su livelli estremamente alti ma comunque lievemente al di sopra del livello “desiderato”) segnala che almeno per la parte restante del 2011 e per l’inizio del 2012 è lecito aspettarsi un ulteriore rallentamento dell’attività produttiva.

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Più in generale, l’industria italiana sembra avere “svoltato” dopo aver attraversato solo per pochi mesi una fase di “ripresa”. Il nostro indicatore che “plotta” l’evoluzione del ciclo nell’industria in un grafico a quattro quadranti (considerando le indicazioni correnti e prospettiche delle imprese sulla produzione, i quadranti sono determinati dalle medie dei due indicatori da quando sono disponibili le serie e cioè dal 2000) mostra che negli ultimi tre anni il ciclo, dopo essersi avvitato in una spirale recessiva dal settembre del 2008 fino a toccare un minimo a marzo del 2009, ha da allora intrapreso una lunga strada di “uscita dalla recessione”, che tuttavia si è rivelata molto lenta (considerando quanto profonda era stata la caduta recessiva) e tale da portare il ciclo in una fase di “ripresa” solo tra gli ultimi mesi del 2010 e i primi mesi del 2011. Successivamente però, già a partire dalla primavera del 2011, il ciclo è tornato in territorio debolmente recessivo, e ha continuato a muoversi in tale direzione negli ultimi mesi (con una accelerazione a settembre). In sintesi, questa analisi mostra che l’industria rischia di ricadere in recessione senza mai aver attraversato una fase di vera e propria “espansione” (il quadrante in alto a destra nel grafico).

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Consumi: pesa l’ulteriore contrazione del reddito disponibile
Tutti gli indicatori sulle vendite finali (sia di beni durevoli, che al dettaglio) continuano a mostrare debolezza, e non vi sono motivi per vedere un rimbalzo nei prossimi mesi, anzi gli indicatori di morale dei consumatori segnalano chiaramente rischi di ricaduta per la spesa delle famiglie.

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Il punto è che il reddito disponibile reale delle famiglie dovrebbe contrarsi per il quarto anno consecutivo nel 2011, e non è da escludere un’ulteriore flessione nel 2012. Di conseguenza le famiglie, per mantenere un livello accettabile di consumi (che comunque vediamo poco più che stagnanti l’anno prossimo), dovrebbero continuare ad attingere ai propri risparmi come accade ormai da qualche anno. Stimiamo di conseguenza che il tasso di risparmio delle famiglie italiane (già, contrariamente a quanto si creda, ben inferiore a quello delle famiglie europee) possa continuare a calare fino ad arrivare poco sopra il 10%. D’altra parte è vero che il tasso di disoccupazione nell’ultimo anno e mezzo ha evidenziato un chiaro trend al ribasso (a 7,9% ad agosto dal massimo di 8,7% ad aprile 2010), ma riteniamo che questo trend possa interrompersi in relazione al nuovo indebolimento del ciclo.

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Export: rallenterà, ma dovrebbe continuare a rappresentare l’unico “motore” di crescita
In relazione ad un contesto internazionale meno favorevole di quello visto nel 2010 e nella prima parte del 2011, anche l’export dovrebbe rallentare nella parte finale del 2011 e nel 2012. Tuttavia, nel nostro scenario centrale nel quale gli Stati Uniti evitano la recessione in forza di politiche economiche ultra-espansive e i Paesi emergenti restano su un trend di crescita più che buono, le esportazioni dovrebbero rimanere su ritmi accettabili, e il canale estero potrebbe continuare a sostenere la crescita anche nel 2012.

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1 I problemi di destagionalizzazione relativi al mese di agosto sono evidenti guardando il caso di agosto 2009, quando la produzione industriale fu stimata dall’Istat in crescita di +7% m/m ma poi il dato fu rivisto prima a +5,8% m/m (in concomitanza con l’uscita del dato di settembre, peraltro risultato in calo di -5,3% m/m) e infine a -2,9% m/m (mentre il dato di settembre è stato rivisto a +2,5% m/m).


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

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Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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