Intesa Sanpaolo – Venerdì l’inflazione nell’area dell’euro è cresciuta ben oltre le attese a marzo, a 7,5% a/a. Sulla variazione tendenziale, l’energia (44,7% a/a) spiega direttamente circa il 60% dell’inflazione osservata.
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L’indice core è salito al 3,2% dal 2,9% precedente, spinto sia dai beni che dai servizi. Ci aspettiamo un’inflazione media annua nel 2022 al 6,4%, ma i rischi su questa previsione restano verso l’alto. Sempre venerdì, il PMI manifatturiero di marzo è stato rivisto al ribasso a 56,5 da 57 della stima flash, mentre le prime stime per Italia e Spagna hanno registrato un calo a 55,8 da 58,3 di febbraio, e a 54,2 da 56,9 rispettivamente.
Questa mattina in Germania i dati destagionalizzati e corretti per gli effetti del calendario sul commercio internazionale di febbraio hanno evidenziato un aumento sia delle esportazioni (+6,4% m/m), che delle importazioni (+4,5% m/m). Il saldo commerciale è risultato pari a 11,5 mld (in termini destagionalizzati) in febbraio, da 9,4 mld a gennaio. Oggi in Italia è attesa la nuova stima sui conti nazionali 2021 per tenere conto delle revisioni sui dati delle importazioni di gas in valore per i mesi da luglio a dicembre.
Philip Lane, del comitato esecutivo BCE, ha dichiarato in un’intervista a CNBC che “nelle nostre prossime riunioni metteremo insieme l’impatto di primo ordine di questi numeri molto alti per l’energia, ma anche le implicazioni per la fiducia, per i redditi reali e l’offerta”. Occorre tempo prima che i salari reagiscano all’inflazione, e la risposta futura è incerta. Lane vede forze opposte in gioco: da una parte, il rischio di effetti di secondo livello sull’inflazione; dall’altra, un deterioramento della fiducia e un calo dei redditi reali che porterà nel giro di uno o due anni a un calo dell’inflazione. Secondo Isabel Schnabel, a fronte dell’incertezza attuale, “date le misure di politica monetaria eccezionalmente accomodanti ancora in vigore e i crescenti rischi che l’inflazione si collochi al di sopra del nostro obiettivo nel medio termine, il proseguimento del processo di normalizzazione delle politiche iniziato nel dicembre 2021 rimane la linea di condotta appropriata per la politica monetaria.”
Nell’area euro, il resto della settimana sarà piuttosto povero di indicatori congiunturali. I dati sulla produzione industriale in Germania e Francia (e gli ordini all’industria tedeschi) dovrebbero mostrare un rallentamento a febbraio, ma i maggiori effetti della guerra in Ucraina sull’attività industriale nell’Eurozona si vedranno a partire dai dati di marzo. Le vendite al dettaglio nell’Eurozona sono attese evidenziare una lieve ripresa a febbraio rispetto al primo mese dell’anno. Si potrebbe anche vedere una revisione al ribasso delle stime preliminari sui PMI servizi e composito di marzo. Infine, il Governo italiano è atteso presentare in settimana il Documento di Economia e Finanza.
– Anche negli Stati Uniti non ci sono molti dati di rilievo in pubblicazione questa settimana. L’ISM dei servizi di marzo è previsto in rialzo sulla scia della ripresa dell’attività nei servizi e il deficit della bilancia commerciale a febbraio dovrebbe registrare una moderata chiusura. Il focus sarà sui verbali della riunione del FOMC di marzo, che dovrebbero dare nuove informazioni sul programma e sui tempi della riduzione del bilancio. Per quanto riguarda i tassi, la discussione sui rischi e sul possibile anticipo degli interventi sarà rilevante per le previsioni del sentiero di policy soprattutto nel 2022. Oggi non ci sono dati di rilievo in uscita.
Venerdì l’employment report di marzo ha confermato il quadro di continuo miglioramento del mercato del lavoro con 431 mila nuovi occupati non agricoli e una revisione verso l’alto di 90 mila posti per l’occupazione di gennaio e febbraio, un calo di due decimi del tasso di disoccupazione a 3,6% e un rialzo di un decimo del tasso di partecipazione a 62,4%. I salari orari proseguono sul trend verso l’alto, con una variazione di 0,4% m/m e 5,6% a/a, in linea con una persistente spirale salari/prezzi ormai in atto. I dati riflettono un mercato del lavoro caratterizzato da una domanda in continua crescita e un’offerta insufficiente, che richiede interventi restrittivi rapidi dalla politica monetaria. L’aumento di occupazione e salari rafforza la nostra previsione di rialzo del tasso sui Fed Funds di 50 pb alla riunione di maggio. L’ultimo dato macro veramente rilevante per l’esito della riunione sarà il CPI di marzo, in uscita il 12 aprile, e previsto in rialzo di 1,1% m/m per l’indice headline e di 0,5% m/m per quello core.
L’ISM manifatturiero a sorpresa è calato a 57,1 da 58,6, frenato dall’indebolimento degli ordini (a 53,8, minimo da maggio 2020) e dalla produzione (a 54,5). L’indagine ha registrato invece rialzi dell’occupazione, a 56,3, e dei prezzi, a 87,1. Le imprese riportano continui problemi dal lato dell’offerta, oltre che nuove preoccupazioni per lo scenario geopolitico e l’attuazione delle sanzioni. L’ISM ha toccato un picco ciclico a marzo 2021 e il trend in graduale indebolimento, anche se sempre in territorio chiaramente espansivo, è ben correlato con il successivo indebolimento della crescita. Evans (Chicago Fed), dopo la pubblicazione dei dati del mercato di lavoro di marzo, ha detto che la Fed dovrà attuare una lunga serie di aumenti dei tassi, con la possibilità di variazioni dei tassi ampie, pur restando “cauta, umile e flessibile”.
– In marzo, il PMI manifatturiero globale è calato al livello più basso dal settembre 2020, pur restando in territorio espansivo. L’indice di attività è sceso a 53,0. Netta flessione per la produzione (51,0), gli ordini esteri (48,2) e gli ordini totali (51,4). Le variabili indicative di strozzature nelle catene di approvvigionamento hanno andamento contrastante: i tempi di consegna arretrano a 38,6, ma le scorte di input produttivi salgono ancora (51,8) e gli ordini da evadere crescono meno che in febbraio (52,7). L’indagine mostra pressioni inflattive in aumento.
Fonte: BondWorld.it
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