Cruciali la prossima settimana sia il FOMC sia il vertice dei G20. …..
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In caso di ulteriore riduzione della risk aversion la moneta unica potrebbe proseguire lo strappo rialzista. Entro fine anno però, mano a mano che l’attenzione tornerà a spostarsi dai temi sul debito sovrano al quadro macro dell’area euro, il cambio EUR/USD dovrebbe invertire rotta e correggere. Sterlina a traino dell’euro, ma se i PMI dovessero deludere inizierà la resa. Si intensificano le pressioni rialziste sullo yen.
EUR – Modifichiamo la parte a breve del profilo dell’EUR/USD. Alziamo sia il livello a 1m portandolo a 1,45 sia il livello a 3m portandolo a 1,35 (v. tab.). L’euro sembra infatti aver reagito molto positivamente all’esito del summit UE. Non è tuttavia da escludere che si tratti di un temporaneo overshooting, giustificabile con l’ampio corto euro sul mercato speculativo. In una sola giornata è salito da un minimo a 1,3864 fino a un massimo a 1,4247 EUR/USD, scavalcando la prima resistenza critica a 1,4163 e fermandosi sulla seconda, a 1,4249, barriera ancora più importante perché da qui tecnicamente ripartirebbe il fronte rialzista verso il massimo 2011 a 1,4940 (passando attraverso le due barriere chiave 1,4422 e 1,4681).
La situazione è molto delicata, prima di tutto perché per quanto al summit sia stato raggiunto un accordo su punti importanti, vi è una naturale incertezza sulle problematiche che potranno sorgere in fase attuativa. In secondo luogo non va dimenticato il quadro fondamentale dell’area euro, che almeno nel breve sta evidenziando diverse criticità. A nostro avviso dunque, dopo questa recente rimonta molto ampia (+8,4% in tre settimane, da 1,31 a 1,42), entro fine anno il cambio dovrebbe arretrare, rientrando tra 1,35-1,30. Il punto di minimo dovrebbe aversi in corrispondenza della prima parte della fase di allentamento atteso dei tassi BCE. Poiché un taglio è atteso entro fine anno è su questo orizzonte temporale che dovrebbe esprimersi il massimo downside, con eventuale discesa verso 1,30. L’1,35 a tre mesi in tabella si riferisce già a gennaio, periodo in cui il cambio potrebbe iniziare a cercare una fascia di assestamento dopo aver eventualmente esaurito la spinta ribassista provocata dal deterioramento del quadro congiunturale e annesso taglio dei tassi BCE.
Tornando al brevissimo termine, prima di correggere è però possibile che lo strappo rialzista che ha preso forza negli ultimi giorni si prolunghi. In tal caso l’obiettivo dovrebbe collocarsi intorno a 1,45. Le resistenze/barriere sono quelle menzionate prima 1,4422 e 1,4681 EUR/USD. Ci sembra più probabile che l’1,45 non venga sfondato. Per quanto riguarda nello specifico la prossima settimana, il calendario è fitto di dati ed eventi importanti. Fra tutti, cruciali dovrebbero essere il FOMC di martedì e il G20 di giovedì/venerdì. Qualora la Fed aprisse verso un futuro quantitative easing che comprendesse anche il riacquisto di MBS, l’avversione al rischio sui mercati potrebbe scendere ulteriormente. Questo penalizzerebbe ancora il dollaro favorendo di converso l’euro. Nella stessa direzione porterebbe un esito del G20 che consentisse anche a Paesi non-membri di partecipare al veicolo che verrà designato per implementare la leva della EFSF.
GBP – Scarsa autonomia della sterlina dall’euro. Anch’essa infatti è salita contro dollaro dopo il summit UE, portandosi da 1,59 a 1,61 GBP/USD. Però è salita meno dell’euro, infatti contro la moneta unica si è indebolita, anche perché il movimento di EUR/USD è risultato dominante. Questo suggerisce che i fondamentali della sterlina sono critici e che ci si può attendere una correzione abbastanza significativa, anche se il timing può risultare un po’ incerto e la fase ribassista potrebbe essere solo temporanea. L’indagine CBI di ottobre sul settore distributivo pubblicata ieri ha mostrato un miglioramento, contro attese di calo. Ma l’analoga del settore industriale il giorno precedente era stata pessima. E la fiducia dei consumatori relativa anch’essa a ottobre e pubblicata stanotte ha evidenziato un peggioramento, raggiungendo il livello minimo dal febbraio 2009.
La settimana prossima verranno pubblicati la prima stima del PIL del 3° trimestre e i PMI di ottobre, importanti questi ultimi per valutare l’inizio del 4° trimestre. Un’eventuale delusione da questi dati potrebbe indurre la BoE ad aumentare ulteriormente l’APF già al prossimo incontro del 10 novembre e, se così fosse, in una di queste due occasioni la sterlina potrebbe ”finalmente” iniziare ad arrendersi.
JPY – Lo yen inaugura di giorno in giorno un nuovo massimo storico contro dollaro e il range di oscillazione si sta spostando in zona intervento. Il cambio infatti si è portato in area 75 USD/JPY.È possibile che le autorità giapponesi attendano uno strappo più profondo sotto 75,00 USD/JPY prima di intervenire.
Parte di questo rafforzamento dello yen infatti è solo il riflesso passivo del generalizzato indebolimento che negli ultimi giorni ha subito il dollaro. Se l’esito del FOMC e del G20 saranno come sopra ipotizzato (v. paragrafo “EUR”) le spinte rialziste sullo yen potrebbero accentuarsi ulteriormente.
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