25 CALENDARIO

Due passi più lontani dal baratro

Una settimana di tensioni, scontri e negoziati ha prodotto un paio di passi avanti sul fronte del meccanismo di gestione della crisi. Però ci vorrà tempo perché le modifiche siano implementate, e, inoltre, il meccanismo non è ancora robusto di fronte al rischio di estensione della crisi. Anche per questo, non è scontato che ripristini la fiducia degli investitori. In ogni caso, non eviterà un percorso accelerato di restrizione fiscale agli Stati sotto pressione….


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Le riunioni europee del 26 ottobre hanno consentito di raggiungere un accordo politico sui tre punti principali in agenda, anche se, come atteso, molti dettagli tutt’altro che marginali saranno definiti soltanto nelle prossime settimane dall’Ecofin. Nonostante le divisioni e le tensioni interne, e il sospetto che gli Stati ‘forti’ stiano approfittando della crisi per alterare il contesto competitivo a vantaggio delle proprie imprese, gli Stati Membri dell’Eurozona hanno provato a dimostrare il proprio impegno collettivo a difendere l’unione monetaria promuovendo un programma di approfondimento dell’unione economica. Va subito precisato che il piano di rafforzamento del meccanismo di salvaguardia manca di molti dettagli cruciali, e che richiederà tempo per essere implementato, presumibilmente mesi; nel frattempo l’onere della stabilizzazione rimarrà interamente sulle spalle della BCE. Ma vediamo nel dettaglio qual è lo stato dell’arte sul fronte dei meccanismi di gestione delle crisi.

Potenziamento del meccanismo di salvaguardia

Al fine di garantire la stabilità dell’Eurozona, si prevede ora di usare 2 strumenti:

– un sistema di credit enhancement non meglio specificato a vantaggio degli emittenti di titoli di Stato. È questa l’opzione “assicurativa” di cui si è molto discusso nell’ultima settimana. Tuttavia, pare che si tratti di un’assicurazione sul valore dell’emissione che potrebbe essere “acquistata” dagli investitori interessati. Non si tratterebbe, quindi, dello stesso meccanismo proposto nel recente passato, se la formulazione delle conclusioni è corretta2;
– uno o più veicoli finanziari costituiti dalla EFSF, che raccoglierebbero fondi anche da organismi ufficiali o privati e che condurrebbero operativamente le operazioni di credito, di ricapitalizzazione bancaria e di intervento sui mercati primario e secondario dei titoli di stato.

Secondo quanto dichiarato da Van Rompuy, “il leveraggio potrebbe essere di circa mille miliardi, sotto alcune ipotesi riguardo alle condizioni di mercato, all’organizzazione e alla risposta degli investitori alle politiche economiche”3 . La dimensione finale non è predeterminabile, perché dipende dalla disponibilità di finanziatori ufficiali e privati, disposti a investire fondi nel meccanismo di salvaguardia, e dal contributo finale dei privati al finanziamento della Grecia. Il problema del finanziamento esterno rende incerti anche i tempi di implementazione del nuovo meccanismo. Aggiungiamo che devono ancora essere divulgati i dettagli operativi sulla relazione fra EFSF e tali veicoli (presumibilmente l’EFSF conferirà capitale), nonché sulle procedure decisionali che governeranno questo schema a più livello (probabilmente i veicoli saranno soltanto delle macchine esecutive, senza autonomia decisionale).

L’attivazione del meccanismo di salvaguardia è sempre su iniziativa del singolo paese che richieda sostegno, anche perché è previsto che ogni aiuto sia gravato da condizioni di risanamento fiscale o riforma strutturale. Ovviamente, anche “i nuovi programmi precauzionali, saranno soggetti a rigorosa condizionalità”; la Commissione Europea condurrà un programma di sorveglianza rafforzata degli Stati Membri beneficiari dei programmi, riferendo regolarmente
all’Eurogruppo.

L’intervento sui mercati primari del debito potrà avvenire soltanto nell’ambito di programmi standard di correzione economica, mentre l’intervento sui mercati secondari, più flessibile, richiederà un parere preventivo della BCE riguardo all’esistenza di circostanze eccezionali sui mercati finanziari e di rischi per la stabilità finanziaria. Questi aspetti erano già previsti dall’accordo quadro sulla EFSF proposto nel luglio scorso. Il fatto che l’Italia abbia già presentato un documento contenente impegni e scadenze (v. sotto) potrebbe rendere il passaggio dal sostegno BCE a quello EFSF relativamente tranquillo. L’attività sul mercato secondario richiede però che la EFSF faccia attività preventiva di raccolta, fattore che potrebbe rappresentare il principale ostacolo a un rapido passaggio di consegne con la BCE: quest’ultima mantiene attualmente un ritmo di acquisti di rado inferiore ai 2 miliardi a settimana. I titoli acquistati potranno essere tenuti fino a scadenza, utilizzati in repos con le banche commerciali, rivenduti all’emittente o sul mercato quando le condizioni lo consentano.

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Per quanto riguarda i programmi preventivi di salvaguardia, che si esprimono in linee di credito a cui attingere in caso di problemi di rifinanziamento, è probabile che l’accesso avvenga a condizioni più blande per i paesi che rispettano il patto di stabilità e i criteri di stabilità macroeconomica rispetto a per quelli che, invece, sono inadempienti su tale fronte5.

In conclusione, esattamente come le precedenti anche questa riforma non rende il meccanismo robusto di fronte a un rischio di estensione della crisi. Per tale motivo, e per i tempi lunghi di implementazione, non si può dare per scontato che abbia un effetto taumaturgico sul mercato dei titoli di Stato. D’altra parte, il persistere di condizioni di accesso al mercato difficili e le stesse condizioni richieste per accedere agli aiuti implicano che gli Stati in difficoltà non potranno prescindere da percorsi accelerati e dolorosi di risanamento fiscale.

Salvataggio della Grecia.
Il vertice dell’Eurozona ha annunciato l’obiettivo di abbattere al 120% del PIL il debito pubblico greco entro il 2020. L’Eurogruppo promette “uno sforzo aggiuntivo da parte del settore ufficiale”, che si tradurrà in un nuovo programma di correzione economica da approvare entro fine anno. La dimensione è valutata in un massimo di 100 miliardi. Parallelamente, il settore privato dovrà accettare una decurtazione del valore attuale netto dei suoi crediti pari al 50% invece del 21% stabilito a luglio. L’operazione di concambio avverrà all’inizio del 2012. Per consentire alle banche greche di accedere al rifinanziamento BCE è prevista la concessione di garanzie aggiuntive da parte dell’Eurozona.

La dichiarazione finale preannuncia la costituzione di un’unità di monitoraggio in loco, con il coinvolgimento di esperti nazionali, per valutare la conformità delle misure adottate e offrire consulenza nella loro implementazione. La risposta dell’economia greca al primo programma di correzione economica è stata peggiore del previsto e la realizzazione delle riforme strutturali ha incontrato molti ostacoli.

Piano coordinato di ricapitalizzazione delle banche
L’obiettivo del piano, molto criticato dalle banche e in sospetto di distorcere l’arena competitiva ancor più a svantaggio delle banche dei Paesi periferici, è quello di innalzare il Core Tier-1 al 9% entro metà 2012, “dopo aver contabilizzato le valutazioni di mercato dell’esposizione al debito sovrano”. Gli Stati forniranno garanzie per migliorare le condizioni di finanziamento a lungo termine. Il finanziamento della ricapitalizzazione deve avvenire in primis attingendo a fonti private e sono previsti “limiti alla distribuzione dei dividendi e dei bonus fino al conseguimento del target”. In seconda battuta, il sostegno deve venire dai governi nazionali; se questo non è possibile, è previsto il ricorso alla EFSF. Il target complessivo è stimato preliminarmente in 106,4 miliardi, di cui 30 per la Grecia e 7,8 per il Portogallo, già assistiti da programmi internazionali. Per Italia e Spagna, la stima è rispettivamente di 14,77 e 26,16 miliardi 6.

Il caso Italia
Altri punti collaterali della riunione erano l’esame degli impegni del Governo italiano (messo in mora domenica per i ritardi nell’attuazione degli impegni di agosto) e l’esame delle nuove proposte per il miglioramento della governance economica.
Il Governo italiano ha presentato una lettera di intenti con scadenze temporali precise per la definizione di una serie di riforme strutturali, accolta “con favore” dall’Eurogruppo. Tuttavia, la Commissione Europea viene ora invitata a “fornire una valutazione dettagliata delle misure e a monitorarne l’implementazione”, mentre l’Italia deve “fornire tempestivamente tutte le informazioni necessarie per la valutazione”; ciò significa che il giudizio dell’Eurogruppo riguarda soltanto l’avvio del processo, e non il merito del documento. Le misure esplicitamente richiamate nelle conclusioni del vertice, e che si può ritenere abbiano una maggior valenza ai fini del processo di valutazione, sono la riduzione della burocrazia, l’abolizione delle tariffe minime nei servizi professionali, le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali, la riforma del mercato del lavoro e l’innalzamento dell’età di pensionamento (che però era già prevista dalla riforma del 2010 e non pare che il documento contenga nuovi impegni a tale riguardo). Purtroppo, gli interventi sul mercato del lavoro citati nella dichiarazione riguardano soltanto le norme sui licenziamenti e la “revisione entro fine 2011 del sistema di sussidi di disoccupazione, oggi frammentato, tenendo conto dei vincoli di bilancio”: nessuna menzione viene fatta del problema più grave, cioè la dualità del mercato del lavoro italiano.
Ottenere l’approvazione parlamentare di alcuni dei provvedimenti, in particolare quelli sul mercato del lavoro, non sarà facile nelle attuali condizioni della maggioranza. In caso di inadempienza da parte del Governo, teoricamente potrebbe essere rimesso in discussione l’appoggio fornito acquistando i titoli italiani sul mercato secondario. In pratica, tenuto conto dei rischi sistemici connessi con una totale interruzione del programma, riteniamo che sarebbe più probabile una sanzione di tipo politico, come già avvenuto in occasione della riunione del 23 ottobre. Tuttavia, la rilevanza pratica di un mancato rispetto degli impegni non dovrà essere sottovalutata: ripercussioni pesanti si manifesterebbero anche nella forma di una mancata ripresa della fiducia degli investitori esteri, già molto sensibili ai rischi di implementazione della correzione fiscale di medio termine ed estremamente scettici di fronte agli annunci programmatici fin qui effettuati.

Nuova riforma della governance economica?
Nel comunicato finale, i 17 dichiarano che “l’euro è al centro del progetto europeo” e che l’unione economica sarà rafforzata per renderla più adeguata a sostenere l’unione monetaria. Com’è noto, la governance economica è già stata modificata con l’approvazione definitiva di sei regolamenti comunitari che hanno riformato il patto di stabilità e introdotto un meccanismo di sorveglianza degli squilibri macroeconomici. Tali modifiche saranno operative dal gennaio 2012. Il Summit propone ora alcune integrazioni compatibili con le regole attuali: uso di previsioni indipendenti di crescita per i budget, adozione di regole sul pareggio di bilancio preferibilmente a livello costituzionale, consultazione con la Commissione Europea prima di adottare provvedimenti economici di ampia portata. Inoltre, viene suggerito un ruolo di monitoraggio dell’esecuzione dei budget da parte della Commissione più stringente.

Proposte per migliorare la convergenza economica la disciplina fiscale e approfondire l’unione economica saranno esaminate in un rapporto preliminare a dicembre e finalizzate nel marzo 2012. Le conclusioni del vertice contengono anche dieci misure per migliorare la governance dell’Eurozona, tra le quali un calendario regolare di summit dell’Eurozona, un rafforzamento dei tavoli tecnici preparatori delle riunioni e possibili cambiamenti riguardo alla scelta del Presidente dell’Eurogruppo7.


2 “providing credit enhancements to new debt issued by Member States […] Purchasing this risk insurance would be offered to private investors as an option when buying bonds in the primary market”, p. 6 in Euro Summit Statement, Brussels 26 October 2011.
3 V. Remarks by President of the European Council Van Rompuy following the meeting of the Euro Summit, EUCO 116/11, 27 ottobre 2011. Nella dichiarazione dell’Euro Summit (p. 6) si afferma che “l’effetto leva di ogni opzione varierà in base alle sue caratteristiche specifiche e alle condizioni di mercato, ma potrebbe arrivare a quattro o cinque.”
4: V. Euro Summit Statement, Brussels 26 October 2011, p. 5.
5: Questa possibilità è emersa nelle bozze sulle procedure operative ottenute e diffuse da Dow Jones nei
giorni precedenti il Summit. Potrebbe essere definita una Precautionary Conditioned Credit Line (PCCL) per i
paesi con un buon track record fiscale e macroeconomico, e un’Enhanced Conditions Credit Line (ECCL) per Weekly Economic Monitor
6: Una tabella con il dettaglio dei target è disponibile sul sito dell’EBA (v. http://www.eba.europa.eu/News–
Communications/Year/2011/The-EBA-details-the-EU-measures-to-restore-confide.aspx).
7: V. http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/ec/125644.pdf, p. 11-13.


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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I market mover della settimana

Nell’area euro, sono attesi i dati sulla produzione industriale in Italia, Francia e nell’intera Eurozona (che dovrebbero mostrare un rallentamento nel mese di marzo). Ma soprattutto alla fine della settimana è in calendario la lettura preliminare dei dati di contabilità nazionale del 1° trimestre: quasi ovunque si vedrà un rafforzamento del ciclo, particolarmente evidente in Germania e Francia, mentre la crescita del PIL dovrebbe attestarsi solo poco sopra lo zero in Italia e Spagna; ancora attanagliati dalla crisi resteranno i paesi minori della periferia.

La settimana è densa di market mover negli Stati Uniti. I dati sui prezzi di aprile confermeranno le forti pressioni verso l’alto sugli indici headline di CPI, PPI e prezzi all’import dovuti ai rincari delle materie prime. Le vendite al dettaglio sempre di aprile saranno in parte gonfiate da effetti prezzo. La fiducia delle famiglie dovrebbe riprendersi lievemente per il secondo mese consecutivo a maggio, dopo che a marzo era stato toccato un minimo da novembre del 2009.

Infine, la bilancia commerciale di aprile dovrebbe registrare un altro allargamento del deficit.

Martedì 10 maggio

Area euro

Francia. La produzione industriale è vista in rallentamento a 0,3% m/m a marzo (dopo lo 0,4% m/m di febbraio). L’output risulterebbe così in crescita di un robusto 2,1% t/t (dall’1% t/t di 3 mesi prima) e di 4,6% a/a (in lieve rallentamento da 5,6% a/a di febbraio). Le indagini congiunturali segnalano un prosieguo del trend di ripresa nei prossimi mesi.

Italia. La produzione industriale è vista ancora in aumento a marzo, stimiamo di almeno 0,7% m/m (la metà del ritmo di crescita visto a febbraio). Su base annua l’output (dopo il 2,3% a/a registrato a febbraio) rallenterebbe a 1,6% per effetto del minor numero di giorni lavorativi,ma, se corretto per quest’effetto, accelererebbe a 3,9% (massimo nell’anno). Sul trimestre pesa ancora la brusca contrazione di gennaio, che fa sì che per la media dei primi tre mesi dell’anno la produzione risulti in pratica stagnante; tuttavia, è in vista un forte recupero nel trimestre in corso.

Stati Uniti

I prezzi all’import ad aprile sono visti ancora in crescita ma in rallentamento rispetto a marzo, a +1,5% m/m da +2,7% m/m precedente. Ancora una volta l’aumento del prezzo del petrolio importato (stimiamo di +4,2% m/m) spiegherà gran parte dei prezzi all’import, che al netto di tale fattore crescerebbero della metà (0,7% m/m). Su base annua i prezzi all’import accelererebbero a 10,1% da 9,7% a/a. I prezzi all’export sono visti in rallentamento a 0,5% m/m (da 1,5% m/m precedente) e a 8,9% a/a (da 9,5% a/a di marzo).

Mercoledì 11 maggio

Stati Uniti

Il deficit della bilancia commerciale a marzo dovrebbe allargarsi a 47 miliardi di dollari, da 45,8 miliardi di febbraio, per via principalmente di un aumento dei prezzi all’import (+2,7% m/m) connesso ai rincari energetici (petrolio importato +10,5% m/m), a fronte di rialzi più moderati

dei prezzi alle esportazioni (+1,5% m/m).

Giovedì 12 maggio

Area euro

Francia. Ad aprile, i prezzi al consumo sono visti in crescita di 0,2% m/m (con qualche rischio verso l’alto), dopo lo 0,8% m/m di marzo (0,9% m/m armonizzato). L’inflazione dovrebbe rimanere al 2% a/a sulla misura nazionale, mentre potrebbe scendere di un decimo al 2,1% a/a sull’armonizzato. L’aumento dei prezzi sarebbe trainato ancora dai rincari di energia ed alimentari, mentre il CPI core potrebbe aumentare di appena un decimo nel mese e rimanere su livelli del tutto contenuti (appena sopra l’1%) su base annua.

La produzione industriale roduzione nell’area euro potrebbe essere aumentata di 0,2% m/m a marzo dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Sarebbe il sesto mese consecutivo di aumento. L’output

manterrebbe un buon ritmo di crescita nel trimestre, sia pur rallentando a 1,2% t/t da 1,9% t/t di fine 2010. Sull’anno la produzione rallenterebbe a 6% dopo il 7,5% del mese precedente. Le indagini congiunturali segnalano il mantenimento di una buona impostazione dell’output anche per i prossimi mesi.

Stati Uniti

Le vendite al dettaglio di aprile sono previste in aumento di 0,5% m/m, dopo lo 0,4% m/m di marzo. Sarebbe il decimo mese consecutivo di aumento. Al netto delle auto, le vendite potrebbero salire di 0,7% m/m dopo lo 0,8% m/m di marzo. I dati delle vendite settimanali sono misti, con indicazioni positive da Redbook (+1,3% m/m) e negative da ICSC (-0,8% m/m). In ogni caso, l’incremento delle vendite previsto per aprile sarà almeno in parte gonfiato dall’effetto-prezzo.

Il PPI ad aprile è visto in crescita di 0,8% m/m, dopo lo 0,7% m/m di marzo. Il PPI core dovrebbe aumentare di 0,3% m/m, come a marzo. L’energia continuerà a spiegare gran parte dei rincari, con un 2% atteso dopo il 2,6% di marzo. Il prezzo dei beni intermedi potrebbe continuare in un trend di rallentamento, a 1% m/m dopo l’1,5% m/m di marzo. Il prezzo delle materie prime è visto tornare a salire dopo il calo (-0,5% m/m) registrato a marzo.

Venerdì 13 maggio

Area euro

Le stime preliminari sulla crescita del PIL nel 1° trimestre 2011 dovrebbero mostrare quasi ovunque un rafforzamento del ciclo rispetto a fine 2010. La crescita più brillante dovrebbe essere messa a segno dalla Germania (nostra stima: +1% t/t; +4,4% a/a), spinta non solo dal recupero delle costruzioni dopo il crollo di fine 2010 legato alle condizioni meteo, ma anche da un “genuino” recupero per gli investimenti in macchinari e da un export sempre vivace. Anche la Francia dovrebbe esibire un ottimo ritmo di sviluppo (stimiamo un +0,8% t/t; +2% a/a), grazie a un’accelerazione degli investimenti delle imprese e a un’inversione dell’eccezionale impatto negativo delle scorte visto il trimestre precedente (e nonostante un probabile rallentamento dei consumi delle famiglie). Meno brillante il PIL in Italia e Spagna (stimiamo uno 0,2% t/t per entrambe, con qualche rischio al ribasso specie nel caso iberico).

Quasi pleonastico ricordare i rischi verso il basso sui paesi attanagliati da crisi strutturali (Grecia, Portogallo, Irlanda). In ogni caso, trainato dai paesi maggiori, il PIL area euro potrebbe salire di 0,7% t/t (dopo lo 0,3% t/t dei due trimestri precedenti), per un’accelerazione su base annua a 2,3% dal 2% di fine 2010.

Stati Uniti

Il CPI a marzo è atteso in aumento di 0,6% m/m, dopo lo 0,5% m/m di febbraio. Il CPI core dovrebbe registrare un incremento di appena un decimo come il mese precedente. L’inflazione annua salirebbe a 3,1% headline (da 2,7% di febbraio) e a 1,3% ex food and energy (da 1,2% precedente). Nel mese, l’energia dovrebbe vedere un’accelerazione a 4,6% m/m, spinta dal +7,6% m/m della benzina. I prezzi potrebbero scendere per il terzo mese consecutivo nell’abbigliamento; l’istruzione è vista mantenere una dinamica sostenuta (+0,4% m/m); gli affitti figurativi manterranno il ritmo di un decimo visto nei sei mesi precedenti.

La fiducia delle famiglie rilevata dall’Univ. of Michigan a maggio (preliminare) dovrebbe mostrare una (modesta) ripresa per il secondo mese consecutivo, a 70,2 da 69,8 di aprile (dopo il crollo di marzo a 67,5). Saranno molto importanti i dati sulle aspettative di inflazione, che hanno assunto crescente importanza nella retorica della Fed: ad aprile le aspettative a 1 anno erano rimaste al 4,6% (massimo da agosto 2008), quelle a 5 anni erano scese a 2,9% (da 3,2% di marzo che rappresentava un massimo anch’esso dall’agosto del 2008).


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