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I mercati valutari: Dopo l’intervento delle autorità giapponesi sul cambio lo yen è tornato a bloccarsi di nuovo

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In assenza di proposte risolutive concrete sulla crisi del debito, l’euro rischia di cedere tornando verso 1,3500 EUR/USD. Il taglio a sorpresa della BCE ha mostrato infatti la vulnerabilità intrinseca del cambio. Sterlina non ancora pronta a svincolarsi dall’euro. …..


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Giovedì si riunisce la BoE: un eventuale ulteriore aumento dell’APF indebolirebbe la divisa britannica, ma potrebbe non essere ancora sufficiente per il raggiungimento del target ribassista che abbiamo nel breve. Dopo l’intervento delle autorità giapponesi sul cambio lo yen è tornato a bloccarsi di nuovo: è altro che deve sbloccarsi prima.

Quella che si chiude oggi è stata una settimana densa di eventi e colpi di scena. Le novità rilevanti sono giunte sia dagli Stati Uniti sia dall’area euro.

DOLLARO – Per quanto riguarda gli Stati Uniti importante è stato il messaggio trasmesso in occasione del FOMC: la Fed è pronta a intervenire tempestivamente con una nuova fase di quantitative easing finalizzata a sostenere la crescita e, da qui, a far ripartire l’occupazione.

L’aver previsto anche l’inserimento degli MBS tra i titoli oggetto d’acquisto può produrre il duplice beneficio di aiutare un settore che ha un ruolo importante, ovvero quello immobiliare, nonché “diluire” un po’ l’avversione al rischio che tiene in scacco i mercati. Quest’ultimo effetto, l’eventuale riduzione della risk aversion, può risultare in un primo momento generalmente sfavorevole al dollaro. L’effetto dominante però finirà per essere quello relativo alle aspettative di crescita che la gestione della politica monetaria da parte della Fed sarà in grado di generare. E questo dovrebbe favorire il dollaro, ma non rispetto a tutte le valute bensì solo rispetto a quelle le cui economie non sono particolarmente collegate al ciclo USA (v. sterlina) e/o hanno anche altri problemi da gestire (v. euro, per la crisi del debito sovrano) e/o si trovano adesso a riprendere o continuare a tagliare i tassi per sostenere la crescita (v. dollaro australiano).

EURO – Dall’area euro ci sono state novità sia sul fronte della crisi del debito, sia quello della politica monetaria. Per quanto riguarda la crisi, l’annuncio del primo ministro greco Papandreou di indire un referendum popolare sulle misure di austerity ha prodotto un’altra crisi nella crisi, ma l’annuncio è stato successivamente ritirato. Nel frattempo a latere del G20 sono emerse delle proposte sulle modalità di partecipazione da parte di Paesi terzi per venire in aiuto dei Paesi dell’area in crisi attraverso il FMI. Tra l’Eurogruppo e l’Ecofin di lunedì e martedì l’eventuale finalizzazione di ulteriori dettagli sui meccanismi anticrisi in generale e EFSF in particolare nonché il raggiungimento di un accordo credibile che faccia uscire l’Italia dal gruppo di Paesi “sotto osservazione” sarebbero tutti spunti favorevoli all’euro, a patto che emergano novità concrete e di effettivo rilievo. La vulnerabilità della moneta unica è infatti emersa giovedì, con quella che è stata forse la vera novità della settimana: il taglio dei tassi BCE. Sull’annuncio il cambio ha subito ceduto, perdendo oltre una figura e tornando in area 1,36 EUR/USD. Poi ha recuperato sulla notizia che il referendum greco era stato ritirato. Le soglie da monitorare a questi livelli sono 1,3640 e 1,3580. Se vengono infatti sfondate al ribasso si può innescare un’accelerazione ribassista. In termini “assoluti”, su un orizzonte a due-tre mesi, fine anno incluso, un taglio BCE cui si associ l’aspettativa di un altro taglio presumibilmente a inizio anno, dovrebbe funzionare da fattore sfavorevole per l’euro, attraverso il canale dei differenziali di tasso/rendimento in calo rispetto agli USA. Qualora dunque da Eurogruppo ed Ecofin non emergessero novità importanti e positive, sull’euro peserebbe il rischio di un cedimento, con downside che si spingerebbe sotto 1,3500.

STERLINA – Ancora una volta la sterlina non ha avuto vita autonoma dall’euro – rispetto al dollaro, nonostante spunti autonomi inequivocabili come il pessimo PMI manifatturiero di ottobre. Il fatto è che ancora una volta il quadro delineatosi è stato misto, perché i dati di PIL del 3° trimestre hanno sorpreso in positivo mostrando un incremento più ampio del previsto. Riteniamo però che la “qualità” della crescita nel 3° trimestre non sia stata buona. La prossima settimana sarà un buon banco di prova, perché giovedì si riunisce la BoE. Ci aspettiamo tassifermi allo 0,50%, mentre per quanto riguarda l’APF è estremamente difficile dire se dopo l’ampio incremento del mese scorso ne attuino già un altro, di minore entità, di nuovo questo mese. Se così fosse, la sterlina potrebbe avere una reazione immediata al ribasso contro dollaro. Ma affinché tale reazione sia “completa”, anche l’euro dovrebbe essere in discesa per ragioni proprie. L’area 1,55-1,54 GBP/USD appare infatti ancora piuttosto ardua da raggiungere, rimane però, ancora, l’obiettivo ribassista centrale a 1m-3m, anche se potrebbe trattarsi solo di una toccata e fuga.

YEN – Dopo l’intervento sul cambio lo yen si è abbastanza stabilizzato, anche se non è riuscito a mantenere propriamente i livelli “desiderati”. L’eventuale protrarsi dell’impasse della crisi dell’area euro non aiuterà certo lo yen a sbloccarsi. Sarà probabilmente quando i rendimenti USA inizieranno ad assumere una direzionalità rialzista in funzione di possibili miglioramenti del quadro congiunturale che il cambio USD/JPY inizierà forse a sbloccarsi e lo yen comincerà a indebolirsi.


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