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Intesa Sanpaolo : Dato sulla produzione industriale di marzo in Germania e Francia

Intesa Sanpaolo – Nell’area euro, in settimana il dato sulla produzione industriale di marzo in Germania e Francia confermerà la debolezza del manifatturiero.

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Nello stesso mese, gli ordini tedeschi sono invece attesi mostrare un aumento, seppur lieve. Sempre a marzo, vediamo una flessione delle vendite al dettaglio nell’Eurozona, penalizzate dall’aumento dei prezzi. Sono in uscita anche i dati sulla disoccupazione ad aprile in Germania e a marzo in Italia e nell’Eurozona. Infine, la lettura finale delle indagini PMI relative al mese di aprile dovrebbe confermare un miglioramento del clima di fiducia dovuto però esclusivamente ai servizi. L’Unione Europea potrebbe decidere questa settimana una graduale sospensione delle importazioni di petrolio dalla Russia, secondo quanto riferito da EurActiv. La stessa fonte riferisce che l’embargo incontra ancora l’opposizione di alcuni Paesi (Ungheria, Austria, Spagna e Italia), e che inizialmente escluderebbe i flussi via oleodotto.

Questa mattina in Germania le vendite al dettaglio di marzo hanno registrato una flessione in termini reali di -0,1% m/m e -2,7% a/a (sull’anno, le vendite in termini nominali sono invece cresciute del 3,1%). Oggi in area euro le indagini della Commissione Europea dovrebbero evidenziare una lieve correzione dell’indice composito ESI a 108,2 da 108,5, sintesi di un calo nell’industria (a 9,5 da 10,4) a fronte di un morale stabile nei servizi. In Italia l’indice PMI manifatturiero di aprile è visto scendere a 55 da un precedente 55,8, anche se le indagini Istat hanno mostrato una tenuta migliore delle attese. A marzo il tasso di disoccupazione è invece atteso calare di un decimo a 8,4%; le indagini per ora non segnalano riflessi sul mercato del lavoro della crisi geopolitica internazionale, che però non si possono escludere per i prossimi mesi.

Venerdì in Eurozona sono stati rilasciate le stime preliminari di inflazione di aprile e i dati di contabilità nazionale relativi al 1° trimestre. I prezzi al consumo sono cresciuti più del previsto (0,6% m/m headline, 1,2% m/m core), spingendo l’inflazione su nuovi massimi da almeno il 1998 (al 7,5% a/a headline e al 3,9% a/a core). Nelle nostre stime l’inflazione potrebbe intraprendere uno stabile trend discendente solo da fine estate. In Italia l’inflazione calcolata sull’indice nazionale è scesa al 6,2% a/a da 6,5% a marzo, quella armonizzata è calata al 6,6% a/a da un precedente 6,8%. Anche in Italia riteniamo che l’inflazione possa seguire un trend discendente solamente a partire dal 3° trimestre.

Sul fronte della crescita invece nel 1° trimestre del 2022 il PIL è cresciuto dello 0,2% t/t in area euro. Lo spaccato per Paese mostra un’inattesa stagnazione dell’economia in Francia (da 0,8% t/t precedente) ed un rimbalzo della crescita in Germania (0,2% t/t da -0,3% t/t), comunque non sufficiente a compensare la flessione registrata nel 4° trimestre del 2021. In contrazione l’Italia (-0,2% t/t da 0,6% t/t), mentre decelera il ritmo di ripresa in Spagna (0,3% t/t da 2,2% t/t), dove però il divario da colmare rispetto ai livelli precedenti alla pandemia è ancora ampio. I dati nazionali disponibili suggeriscono che i consumi privati potrebbero essersi contratti per il secondo trimestre consecutivo mentre dovrebbe essere rimasta complessivamente espansiva la dinamica degli investimenti. Il contributo del canale estero potrebbe essere infine risultato negativo. Una mancata riaccelerazione della ripresa nel 2° trimestre si sta facendo progressivamente più probabile, e i rischi per la crescita nei prossimi mesi restano decisamente verso il basso.

– La settimana sarà carica di informazioni importanti negli Stati Uniti, con l’uscita dei principali dati macro di aprile e la riunione del FOMC. La Fed dovrebbe accelerare nella rimozione dello stimolo monetario, con un rialzo dei tassi di 50pb, l’annuncio del programma di riduzione del bilancio e l’impegno a controllare l’inflazione a ogni costo. I dati di aprile dovrebbero restare positivi, con una crescita di occupati intorno a 420 mila unità e un calo del tasso di disoccupazione a 3,5%, mentre le indagini ISM dovrebbero mostrare accelerazione dell’attività in tutti i settori, ma specialmente nei servizi. A marzo, il deficit della bilancia commerciale dovrebbe essere in netto ampliamento e la spesa in costruzioni in rialzo solido.

Venerdì, la spesa personale di marzo ha mostrato una variazione di 1,1% m/m, al di sopra delle aspettative di consenso per +0,7% m/m, dopo 0,6% m/m di febbraio, spinta dai servizi e frenata da una correzione dei beni durevoli (soprattutto auto). In termini reali, i consumi sono aumentati di 0,2% m/m. Il reddito personale è cresciuto di 0,5% m/m, dopo 0,7% m/m di febbraio, rivisto verso l’alto da 0,4% m/m. Il deflatore dei consumi ha segnato un balzo di 0,9% m/m (6,6% a/a), dopo 3 mesi consecutivi di variazioni pari a 0,5% m/m, e l’indice core è cresciuto di 0,3% m/m (5,2% a/a), in linea con le attese. Il tasso di risparmio cala ancora, scendendo a 6,2% e dando supporto all’ipotesi che le famiglie siano disposte a utilizzare parte dei risparmi in eccesso accumulati durante la pandemia per sostenere una dinamica dei consumi vivace, soprattutto nei servizi ora che le attività sono normalizzate. I dati confermano che la domanda nella parte centrale dell’anno rimarrà in espansione rapida e quindi richiederà una progressiva riduzione dello stimolo monetario per frenare l’inflazione. la fiducia dei consumatori rilevata dall’Univ. of Michigan ad aprile (finale), a 65,2, è in calo rispetto alla lettura preliminare, ma in rialzo rispetto a marzo grazie a miglioramenti sia per le condizioni correnti sia, soprattutto, per l’ampio incremento delle aspettative. Le famiglie riportano maggiore ottimismo per le prospettive economiche e per quelle delle finanze personali, spine in particolare dalla recente correzione del prezzo della benzina. Le aspettative di inflazione sono stabili rispetto al mese precedente, a 5,4% sull’orizzonte a 1 anno e a 3% su quello a 5 anni.

– In Cina gli indici PMI hanno segnalato che l’attività economica si è ulteriormente contratta in aprile, sia nel settore manifatturiero che in quello dei servizi, ed è rallentata nelle costruzioni, a causa delle interruzioni logistiche causate dal lockdown di Shanghai e di altre città e dalle altre misure di contenimento dell’attuale ondata di contagi. L’indice PMI manifatturiero rilevato da Caixin Markit è sceso da 48,1 in marzo a 46 in aprile (consenso Bloomberg: 47), toccando i minimi da marzo 2020, spinto al ribasso da un calo generalizzato di tutte le componenti e in particolare della produzione, scesa di quasi otto punti a 38,5. È aumentato notevolmente il ritmo di contrazione delle scorte di materie prime e degli ordini interni, e sono significativamente aumentati i tempi di consegna. Una dinamica simile al PMI di Caixin ha riguardato anche l’indice PMI manifatturiero rilevato dal NBS, sceso da 49,5 in marzo a 47,4 in aprile, principalmente a causa del calo degli ordini. Il peggioramento dell’attività ha riguardato tutte le tipologie di aziende e in particolare le piccole imprese. Il calo dell’indice PMI non manifatturiero è stato molto maggiore, da 48,4 in marzo a 41,9 in aprile, e superiore alle attese di consenso (consenso Bloomberg: 46). Il crollo del PMI servizi, da 46,7 in marzo a 40 in aprile (minimo da marzo 2020) si è infatti affiancato a una riduzione del PMI costruzioni, da 58,1 in marzo a 52,7 in aprile (entrambi spinti al ribasso soprattutto da una contrazione degli ordini e dell’occupazione).

Fonte: BondWorld.it


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