Intesa Sanpaolo – Anche secondo Fabio Panetta, membro del comitato esecutivo BCE, “nell’attuale contesto, gli acquisti netti di titoli e i tassi negativi potrebbero non essere più necessari”.
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Panetta ha confermato che “nelle prossime settimane” (quindi: alla riunione di giugno) arriverà la decisione su quando terminare gli acquisti netti di titoli. Riguardo ai tassi, ritiene che “sarebbe imprudente muoversi senza aver visto i dati del secondo trimestre” e che l’incertezza dello scenario rende impossibile impegnarsi ad attuare un percorso predeterminato di normalizzazione monetaria. Che vi sia un maggior livello di attenzione per l’aumento dei prezzi è emerso anche dal discorso di Philip Lane: dopo aver rimarcato che gran parte dell’aumento delle aspettative di inflazione riflette il “riancoraggio” al 2%, Lane ha ammesso che la coda della distribuzione si è espansa e che il premio per il rischio di inflazione è salito. Comunque, Lane ritiene che ci siano ancora ampie componenti temporanee nell’inflazione osservata. Per quanto riguarda la normalizzazione, Lane ha sottolineato l’importanza della “gradualità” e dell’adattamento all’evoluzione dei dati. Sostegno per un rialzo dei tassi a luglio è arrivato ieri da Rehn, della banca centrale finlandese.
Questa mattina in Germania la produzione industriale è crollata di -3,9% m/m a marzo, dopo essere cresciuta di appena un decimo a febbraio. Le aziende tedesche hanno risentito, oltre che del rincaro dei prezzi energetici e degli effetti del conflitto, anche dell’impatto delle nuove interruzioni nelle filiere produttive. Il manifatturiero ha visto una flessione di -4,6% m/m, spiegata soprattutto dal calo dei beni di investimento (-6,6% m/m); crollano auto (-14%) ed energia (-11,4% m/m, per via di fluttuazioni della componente eolica), mentre le costruzioni registrano una crescita di 1,1% m/m (al netto della quale la produzione industriale è in calo di -5% m/m). In calendario per oggi anche i dati di marzo sulla produzione industriale in Spagna e sulle vendite al dettaglio in Italia.
Ieri in Francia la produzione industriale è calata di -0,5% m/m a marzo, alla seconda flessione mensile consecutiva dopo il -1,2% m/m registrato a febbraio (rivisto da -0,9%). L’attività è stata penalizzata dalla pesante contrazione registrata nel settore auto e dai macchinari. L’industria francese appare meno esposta rispetto alle altre principali economie dell’Eurozona allo shock sui prezzi energetici, ma il dato di marzo lascia un’eredità statistica sfavorevole sul 2° trimestre e accentua i rischi al ribasso sul PIL.
– Negli Stati Uniti oggi il rapporto sul mercato del lavoro di aprile dovrebbe mostrare un aumento di occupati non agricoli di 380 mila, dopo 431 mila di marzo, con rischi verso il basso. Le nuove richieste di sussidi di disoccupazione nella settimana di rilevazione del rapporto di aprile sono state circa in linea con quelle della rilevazione di marzo, e le indagini hanno segnalato in generale aumento dell’occupazione, anche se con alcune indicazioni di rallentamento. La stima ADP ha registrato una variazione degli occupati privati di 247 mila ad aprile, e negli ultimi 6 mesi in media ha sottostimato la l’incremento rilevato dal BLS. La crescita degli occupati dovrebbe essere diffusa a tutti i settori, nonostante i vincoli dal lato dell’offerta. Ipotizzando un aumento della forza lavoro circa in linea con quello di marzo, intorno a 400 mila, il tasso di disoccupazione dovrebbe calare a 3,5% da 3,6% del mese precedente. I salari orari dovrebbero proseguire sul trend di rialzi di 0,4% m/m, con rischi verso l’alto alla luce del persistente eccesso di domanda. La ripresa del flusso di discorsi dalla Fed, con interventi di Bostic e Williams oggi e di Daly e Bullard domani, comincerà a dare forma alla distribuzione delle opinioni nel Comitato riguardo al sentiero atteso dei tassi.
Ieri, le nuove richieste di sussidi di disoccupazione a fine aprile sono aumentate di 19 mila a 200 mila, confermando un graduale rialzo su base destagionalizzata, ma un modesto trend verso il basso in termini grezzi. Il livello dei nuovi sussidi rimane comunque sui minimi dalla fine degli anni ’60.
– Ieri la Bank of England ha alzato i tassi come da attese da 0,75% a 1,00%, ma non all’unanimità, bensì con una maggioranza di 6 su 9 (tre membri hanno votato per un rialzo immediato di 50pb). Nel nuovo MPR la BoE ha rivisto significativamente al rialzo le previsioni di inflazione, da 5¾% a 10¼% quest’anno e il prossimo da 2,5% a 3,5%, abbassando invece la stima per il 2024 da 1¾ a 1,5%. Ora la BoE ritiene che “un certo grado di ulteriore restrizione monetaria potrebbe essere ancora appropriato nei prossimi mesi”, mentre all’ultima riunione di marzo aveva parlato di “ulteriore modesta restrizione monetaria”. La crescita però è stata rivista significativamente al ribasso l’anno prossimo da 1¼% a –¼% e nel 2024 da 1% a ¼%, mentre è rimasta invariata a 3¾% la previsione per quest’anno. Il mercato, che prima scontava pienamente 125pb di rialzi dei tassi tra giugno e dicembre (25pb a ogni riunione), ora prezza 100pb pienamente e 125 con probabilità al 75%. A nostro avviso la BoE dovrebbe effettuare altri tre/quattro rialzi consecutivi di 25pb quest’anno, facendo una pausa a novembre e/o dicembre, quando potrebbe considerare di avviare il processo di riduzione del bilancio. La BoE ha infatti avviato una fase di valutazione di una strategia per vendere i titoli acquistati attraverso il QE, spiegando che pubblicherà un aggiornamento in merito alla riunione di agosto in modo da poter annunciare l’eventuale avvio della riduzione ad una delle riunioni successive.
Fonte: BondWorld.it
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