Il Punto : Riunione FOMC: il ritmo di rimozione dello stimolo monetario accelera, ma la Fed spera ancora in un atterraggio “quasi morbido”.
Intesa SanPaolo
La Fed ha alzato i tassi di 50pb e annunciato il programma di riduzione del bilancio da avviare a inizio giugno. Il Comitato prevede aumenti di 50pb anche al prossimo paio di riunioni, ma non sta considerando rialzi di entità maggiore. Il FOMC si impegna a riportare sotto controllo l’inflazione riducendo la domanda, ma ha uno scenario base molto benigno, con l’aspettativa di un aggiustamento non traumatico. A nostro avviso, il rientro delle pressioni su prezzi e salari potrebbe richiedere un rialzo dei tassi verso il 4%, o comunque in territorio restrittivo, tale da causare un significativo rallentamento della crescita nel 2023-24.
– La riunione del FOMC di maggio ha dato l’attesa accelerazione alla svolta della politica monetaria, sia con le nuove misure annunciate, sia con una guidance mirata a suggellare l’impegno a riportare l’inflazione sotto controllo. Il Comitato ha votato all’unanimità un rialzo dei tassi di 50pb, annunciato un programma di riduzione rapida del bilancio e segnalato che proseguirà con ulteriori aumenti dei Fed Funds per garantire il ritorno dell’inflazione all’obiettivo del 2%. Contrariamente alle aspettative, però, la conferenza stampa è stata relativamente dovish, escludendo non solo rialzi da 75pb alle prossime riunioni, ma anche l’esistenza di una spirale salari-prezzi.
– Il comunicato stampa è poco variato rispetto alla versione relativamente stringata di marzo, con una valutazione sempre positiva dello scenario economico, nonostante la contrazione dell’attività nel 1° trimestre. Il testo sottolinea che la crescita di consumi e investimenti è rimasta “forte”, con espansione “solida” dell’occupazione e un calo “sostanziale” della disoccupazione. L’inflazione continua a essere definita “elevata” sulla scia di “squilibri fra domanda e offerta dovuti alla pandemia, a prezzi energetici più alti e a pressioni dei prezzi più diffuse”. Inoltre, si sottolinea che l’invasione dell’Ucraina e gli eventi collegati aggiungono pressioni verso l’alto sull’inflazione e probabilmente peseranno sulla crescita. I lockdown in Cina, inoltre, potranno peggiorare i problemi dell’offerta. Nel comunicato di maggio si dichiara che il Comitato “è molto attento ai rischi inflazionistici”.
– Nei paragrafi dedicati alla politica monetaria, si indica che, dopo il rialzo di 50pb di maggio, il Comitato prevede che saranno appropriati “rialzi continui” ed è “preparato ad aggiustare la stance della politica monetaria (…) di fronte a rischi che impediscano il raggiungimento degli obiettivi”. Per quanto riguarda il bilancio, il Comitato ha delineato in un documento ad hoc la sequenza di limiti al reinvestimento dei titoli in scadenza, in linea con quanto emerso dai verbali di marzo. La riduzione del bilancio inizierà il 1° giugno, con limiti fissati a 30 mld per i Treasury e 17,5 mld per i titoli delle agenzie. Dopo tre mesi, tali limiti raggiungeranno 95 mld al mese, suddivisi in 60 mld e 35 mld per Treasury e MBS, rispettivamente.
– Come atteso, il clou della comunicazione è stata la conferenza stampa di Powell, che ha ribadito la volontà del Comitato di riportare l’inflazione al 2%, ma ha anche dato informazioni lette dal mercato in direzione dovish. Powell ha ribadito l’impegno della Fed a ridurre l’inflazione “davvero troppo elevata”, e a muoversi “speditamente” con i propri strumenti, certamente adeguati allo scopo. Il primo elemento dovish della comunicazione è emerso in risposta a una domanda sul sentiero dei tassi, quando Powell ha detto che sono probabili rialzi di 50pb al “prossimo paio di riunioni”, ma ha aggiunto che il Comitato “non sta considerando attivamente” interventi da 75pb. Secondo Powell, la dimensione dei rialzi dipenderà dai dati di inflazione. L’entità degli interventi potrebbe essere ridotta di fronte a segnali di rallentamento, o quanto meno di stabilizzazione, del trend dell’inflazione core, ma ha anche sottolineato che un paio di dati non sarebbero sufficienti a modificare il ritmo dei rialzi. Per tornare a interventi da 25pb, la Fed dovrà avere una ragionevole convinzione che l’inflazione stia rallentando verso un sentiero compatibile con il 2%. Powell ha comunque rilevato la difficoltà a dare forward guidance in un contesto incerto come quello attuale e ha aggiunto che la Fed non esiterà a muoversi in territorio considerato restrittivo, se necessario.
– Il secondo elemento della conferenza stampa letto in chiave dovish riguarda il mercato del lavoro. Powell si è detto fiducioso che il sentiero di rallentamento della domanda di lavoro generato dalla rimozione dello stimolo monetario possa materializzarsi riducendo le posizioni aperte (oggi su livelli record), senza generare necessariamente un rialzo della disoccupazione. A suo avviso “c’è una buona probabilità” di un atterraggio morbido o “quasi morbido” (“softish”). Inoltre, Powell ha affermato che “non vediamo una spirale salari[1]prezzi”, con le aspettative di inflazione ancora “ben ancorate”. Secondo Powell, non sembra essere in atto ora un meccanismo di retroazione fra prezzi e salari, ma la Fed sta agendo per evitare che tale rischio si materializzi. Nell’insieme, la conferenza stampa di Powell è apparsa poco incisiva e con un messaggio a tratti incerto sullo scenario economico e sul sentiero di rimozione dello stimolo appropriato per correggere l’attuale situazione di mercato del lavoro “estremamente sotto pressione” e di inflazione eccessivamente elevata. Da qui, anche, la lettura dovish data dal mercato alla comunicazione di Powell.
– In conclusione, il messaggio di fondo a nostro avviso è che il sentiero di default per i tassi ora è caratterizzato da rialzi di 50pb, in attesa di segnali concreti di rallentamento dell’inflazione. Pertanto, la previsione è di almeno altri tre interventi di tale entità, con la possibilità (ancora incerta) di un ritorno a ritmi da 25pb da novembre in poi, e un punto di arrivo a 2,75-3% a fine 2022, con rischi verso l’alto. Nel 2023, ci aspettiamo ancora 3 rialzi da 25pb, con un punto di arrivo a 3,5-3,75%, sempre soggetto a rischi verso l’alto. A nostro avviso, la combinazione di pressioni verso l’alto sui prezzi dal lato dell’offerta e di ritardi nel rallentamento della domanda lascia aperta la possibilità di tassi superiori al 4% nel 2023.
– Nonostante le affermazioni dovish di Powell riguardo al mercato del lavoro, pur riconoscendo probabile una graduale ripresa della partecipazione, riteniamo molto difficile prevedere che il rallentamento della domanda possa avvenire senza contraccolpi sul tasso di disoccupazione. L’atterraggio “softish” previsto da Powell potrebbe comunque essere caratterizzato da un rallentamento della crescita significativo nel 2023-24.
Fonte: BondWorld.it
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